martedì 7 marzo 2017

Juan Eduardo ESNAIDER

Nato a Mar de la Plata, in Argentina, il 5 marzo 1973, la carriera di questo talentuoso giocatore è fulminea; dopo appena sei presenze nella massima serie argentina con il Ferro Carril, a soli diciannove anni si trasferisce al Real Madrid. Sembra il primo passo di una grande scalata, ma il carattere difficile e l’indisciplina saltano subito all’occhio, soprattutto con la maglia delle giovanili dell’Argentina. Nel 1993 è ceduto al Real Saragoza; quella che sembra una retrocessione è in realtà la svolta. Eduardo gioca bene e contribuisce alla vittoria in Coppa del Re e nella Supercoppa spagnola. Seguono stagioni discrete ma non esaltanti, nelle quali veste la maglia dell’Atlético Madrid e poi dell’Espanyol: «Ero arrivato in Spagna con la convinzione che avrei bruciato le tappe e, visto come sono andate le cose. Sono un po’ deluso. Per questo non vedo l’ora di dimostrare che le colpe di certe situazioni non erano mie».
La Juventus, fortemente penalizzata dall’infortunio di Del Piero, lo preleva proprio dalla seconda squadra di Barcellona: «La mia vita professionale comincia adesso – spiega, pieno di entusiasmo, il giorno della presentazione – perché giocare nella Juventus, la squadra più famosa del mondo, è un’occasione unica e non la voglio sprecare».
Nonostante le premesse e le promesse («Ho trovato un gruppo di campioni davvero incredibile. Nessun’altra squadra al mondo ne può mettere insieme così tanti in una volta sola. Li ho visti caricatissimi e mi hanno spiegato che qui conta solo vincere, che tutto è finalizzato a quell’obiettivo. “Està bien”, perché anche per me il massimo è conquistare trofei. E il primo a cui penso è la Champions League. Subito, per fare un regalo ai tifosi bianconeri»), la sua esperienza bianconera è disastrosa, pur essendo nel pieno della maturità atletica; gioca pochissimo, ventisei presenze e appena due goal, uno in Coppa Italia e uno in Coppa Uefa, contro i ciprioti dell’Omonia Nicosia.
Comincia una parabola discendente, quasi inarrestabile; il ritorno a Saragoza, un anno al Porto, sempre alla ricerca di continuità mai trovata. Nel 2002, il clamoroso ritorno in Argentina, nel River Plate, ma sarà una brutta esperienza, con poche presenze e tante incomprensioni. Si trasferisce in Francia, nell’Ajaccio per poi ritornare in Spagna, nel Murcia: oramai alla soglia della trentina, ha un violento litigio con una giornalista e si fa condannare dalla giustizia spagnola. Torna in patria: il Newell’s gli offre un contratto, ma oramai siamo agli sgoccioli di una carriera che non ha reso giustizia al talento del bomber di Mar de la Plata.

1 commento:

rael ha detto...

una domanda sulla frase finale.."una carriera che non ha reso giustizia a questo talento"...la cosa è molto più semplice da spiegare...Esnaider NON aveva talento...così come altri milioni di ragazzi che tentano di giocare a calcio a un livello alto non potendo permetterselo.