sabato 2 luglio 2016

Riccardo CARAPELLESE

Gli bastavano, quando era in vena, il suggerimento di un mediano, il lancio di un terzino, una qualsiasi situazione tattica favorevole, per farlo diventare un cavallo grigio della squadra, cioè un destriero di pelo insolito che gli scommettitori avveduti degli ippodromi non trascurano mai, pena le conseguenze amare della sorpresa. Sorprendente e inatteso era il modo con il quale Carappa era solito impostare la sua azione, prettamente individuale. Uncinava il cuoio con uno stop sicuro ed efficace; in un baleno valutava la situazione, misurava la distanza e contava gli avversari. La sua manovra non obbediva mai a regole fisse, a schemi didattici; nasceva, viveva e si concludeva al puro stato di invenzione e proprio per questo risultava irripetibile e imprevedibile.
Se qualcuno avesse avuto modo di seguire e marcare con il gesso sull’erba il percorso dell’azione di Carapellese, si sarebbe trovato una varietà di disegni, di tracciati e di ghirigori. Il tiro finale, per lo più irresistibile, anche se talora viziato dall’errore di mira, era la risultante di una miscela di serpentine e di guizzi, di andate e di ritorni, di rettilinei e di svolte, di imbrogli e di burle. La partita, per tutto il tempo della durata dell’azione di Carapellese, si arrestava e si bloccava, quasi estasiata a osservarla e diventava esclusivamente sua; il potere di suggestione che Riccardo sapeva esercitare sui compagni e sulla folla era tale che il goal, quando arrivava, esplodeva in un grandissimo abbraccio e acclamazione.
Nella Juventus 1952-53 (l’unica in bianconero) Carapellese ebbe compagni illustri: Boniperti, Parola, Muccinelli, Mari, Corradi, Viola, John Hansen e Præst. Giocò all’ala sinistra e sulla fascia destra, ora al posto di Præst, ora con la maglia di Muccinelli; lo sperimentarono anche come centrattacco, sostituendo Vivolo. Si trovò tra i campioni in senso assoluto, ma non sfigurò mai; anzi, la presenza di tanti fuoriclasse lo esaltò al punto di risultare sempre tra i migliori in campo.
Terminata la carriera diventò allenatore dei ragazzi; lasciò a loro il ricordo di un uomo che amava stare insieme ai giovani, a insegnare come vivere questo sport, fuori e dentro il campo. Un maestro di vita, che amava dare senza chiedere.


VLADIMIRO CAMINITI
Formatosi nel Torino, inseguito dal bisogno e dalle brame di apparire, lasciava quella fortissima combriccola segnata dal destino a caccia di immediato successo, e lo trovava. Il suo stile manieroso ma efficace, il suo dribbling con quel le gambe a ics che lo trasferiva nel cuore delle difese, snidandole e sbaragliandole, ne faceva un’ala di alto affidamento, ma sul posto c’erano Præst, nonché Vivolo, e per il dottor Sárosi la scelta diventava obbligata. Fu un campionato di sofferenze assortite per il sensibile Riccardo, che si sfogò a ripetizione con i giornalisti dell’epoca, con lo squisito Piero Molino ad esempio, giusto erede di un Renato Tosatti con la sua ironia. Nelle sue diciassette presenze, Carappa accontentò gli esteti e saziò le statistiche; fu un campionato sfortunato per la Juve, piegata in un finish rabbioso, dalla più pragmatica Inter di Alfredo Foni e di Benitaccio Lorenzi. Carappa arricchì il suo repertorio, ma salutò tutti a fine campionato. Non poteva rinunziare alla sua gloria domestica, il giocatore che alla morte del Torino ne rivesti la maglia con esiti luminosi, una delle ali sinistre di un passato di calcio romantico, meno cinico e tanto più avventuroso, nel senso più autentico della parola, di quello dei giorni della moviola e della TV commerciale.

4 commenti:

dempsey ha detto...

Ho un ricordo veramente commovente di Carapellese.Verso la fine degli anni 70 primissimi 80 allenava noi allora ragazzini dello champagnat,che era un istituto privato di genova dei frati maristi.Con passione e devozione allenava la piccola scuadra di calcio della scuola.Incoraggiava ,insegnava e rimproverava quando doveva.
Questa parentesi non sò se compare nella sua biografia,io non ho foto di quel periodo ma solo un piacevole ricordo di quell'uomo che amava stare insieme ai giovani,ad insegnare come vivere questo sport,fuori e dentro il campo.Un maestro di vita che amava dare senza chiedere.Grazie.
Andrea

bidescu ha detto...

grazie, Andrea, della tua testimonianza ...

Anonimo ha detto...

Buongiorno io mi ciamo Matteo Carapellese e posso dire che mio zio era un grande uomo fuori e dentro lo sport.Chiunque un po avanti negli anni quando dico il mio cognome ricorda quella grande ala sinistra che scartava tutti e anche il portiere e depositava il pallone in rete.La cosa che mi dispiace e che oggi non se ne parla mai.Si parla solo di uomini che sfuttano lo sport e il calcio per altri interessi,definendosi giocatori.Ma sono ben lontani da persone come Carapellese Riccardo

Stefano ha detto...

è un onore, per me, ospitarti nel mio modesto blog ... ti ringrazio del tuo commento e se hai del materiale da sottopormi, tipo aneddoti e storie varie di tuo zio, non esitare a scrivermi ...