sabato 31 dicembre 2022

Dajn KULUSEVSKI

 

Tutto merito – si legge su sport.sky.it il 25 gennaio 2019 – di un vicino di casa: «Avevo cinque anni, mi vide giocare e disse a mia madre che avevo il talento per fare il calciatore». Profezia rispettata, perché Dejan Kulusevski - classe 2000, centrocampista alla Cristante con cinque reti in Primavera - domenica ha esordito in A con l’Atalanta: «Sono molto felice, ora arriva il bello». Diciotto minuti contro il Frosinone per farsi conoscere, un destro da fuori come biglietto da visita per presentarsi. Infine un regalo, quello per mamma, che nel giorno del suo compleanno festeggia un figlio in Serie A.
Gasperini è sicuro: «Ha qualità, forza atletica e resistenza». E dopo Caldara, Gagliardini, Conti, Baselli, Gabbiadini e Grassi l’Atalanta dei giovani lancia pure lui, il ragazzo arrivato dalla Svezia che parla cinque lingue: “Macedone, svedese, italiano, inglese e tedesco!».
Padre svedese, madre macedone, Dejan è nato a Stoccolma e da ragazzino giocava a calcetto insieme a sua sorella Sandra, di quattro anni più grande: «Ogni tanto mi saltava e io lo stendevo», racconterà lei qualche tempo dopo. Il giorno dell’esordio tutta la famiglia era davanti la TV: «È stato meraviglioso vederlo giocare - dice Sandra -siamo orgogliosi». Niente Natale insieme a casa Kulusevski, Dejan è stato convocato per la partita con la Juve e non è tornato in Svezia. L’esordio in Serie A è stato il regalo più bello che potessero ricevere.
Quel vicino di casa diede la spinta decisiva, lui ci ha messo del suo iniziando con il futsal. Rigorosamente indoor però, in Svezia fa freddo e durante l’inverno ci si organizza. Un’ottima scuola: «Lì ho imparato a usare la suola, partivo da dietro e poi salivo».
Prima difensore, ora centrocampista, due anni fa siglò diciassette reti con l’Under 17 dell’Atalanta perdendo in finale contro l’Inter. Una piccola delusione. Maurizio Costanzi - responsabile del settore giovanile dell’Atalanta - lo scoprì durante un torneo estivo, convincendolo a firmare. «Mi volevano diverse squadre, ma l’Atalanta era il progetto migliore». Anche se all’inizio non è facile, Dejan parla con sua madre per diverse ore al giorno e non riesce a trovare la sua dimensione, ma in sei mesi riesce ad ambientarsi. Anche grazie a un compagno di squadra speciale: «Devo ringraziare Rilind Nivokazi (oggi al Bologna)».
A Zingonia impara una serie di lezioni: scouting, eccellenza, tradizione, talento. L’Arsenal si inserisce all’ultimo ma la parola di Dejan non si discute. Niente Londra, sì a Zingonia. Un bel passo avanti dai tempi del Brommapojkarna, uno dei settori giovanili più importanti di Svezia, quando Kulusevski giocava sia il sabato che la domenica: «Ero aggregato a due gruppi, quello del ‘99 e quello del 2000. Quando arrivai c’erano venticinque squadre con tutti ragazzi della mia età!».
Tempo due mesi e Dejan gioca subito con i più grandi: «Sono stato immediatamente promosso nella squadra principale». Gol e assist. Diversi idoli da cui imparare: «Adoro Hazard e Mbappé, mi piacciono diversi giocatori. Ronaldinho è uno di questi, mia sorella tappezzò la sua camera con moltissime foto!». 
Il suo migliore amico è Joel Asoro, attaccante svedese dello Swansea cresciuto insieme a lui, ai tempi del Brommapojkarna i due ragazzi erano simili ai Calipso Boys dello United anni ‘90. Kulusevski come Dwight Yorke, Asoro come Andy Cole. Stessi risultati. Parola di Dejan: «A volte Joel segnava tre-quattro gol a partita, tutti grazie ai miei assist. E nella partita successiva i nostri ruoli si invertivano, così lui poteva ricambiarmi il favore». Meglio da rifinitore però: «Per me fare un assist ha sempre avuto il valore di un gol».
L’Atalanta l’ha soffiato all’Arsenal per centomila euro, l’ennesimo investimento di una filosofia irripetibile, una scuola di vita: «Andiamo a cercare talenti nei paesi minori - ha spiegato Costanzi - poi svolgiamo una ricerca mondiale tramite gli eventi».
Europei e Mondiali: «Il nostro lavoro è quello di ricerca e sviluppo». Come fa un’azienda. Gasperini ha il compito di cercare il ragazzo più pronto e mandarlo in campo, e Kulusevski era già stato inserito in lista UEFA l’anno scorso. Sponsorizzato proprio da Gasp: «Sarà il prossimo ad esordire in prima squadra».
Promessa mantenuta, un grazie al vicino di casa.

MARCO D’OTTAVI, DA ULTIMOUOMO.COM DEL 16 MARZO 2021
Il 2 gennaio 2020 la Juventus annuncia l’acquisto di Dejan Kulusevski con la fretta di chi ha paura di perdere un tesoro. Passato quasi direttamente dalla Primavera dell’Atalanta al Parma, lo svedese è senza dubbio la rivelazione del campionato. La facilità con cui è diventato il fulcro di una squadra di Serie A ad appena diciannove anni ha incantato tutti. In diciassette partite ha segnato quattro gol e effettuato sette assist, ma il suo dominio va oltre i numeri. È il secondo giocatore della Serie A per chilometri percorsi e con ogni palla che tocca sembra poter creare qualcosa con un bagaglio di dinamismo, forza e tecnica che sembra metterlo al livello dei migliori giovani d’Europa. Dopo le visite mediche di rito dice «Mi sento un trequartista ma decide Sarri». Nel Parma parte come esterno sinistro, ma il suo apporto alla manovra è molto più completo; D’Aversa gli dà la libertà di fare tutto: accentrarsi tra le linee per far salire la manovra, ricevere sull’esterno ed entrare dentro al campo per rifinire l’azione o tirare. 
In quel momento la Juventus di Sarri è divisa tra il 4-3-1-2, con cui la squadra ha mostrato gli sprazzi più sarristi della stagione, ma per cui manca un interprete affidabile dietro le punte, e il 4-3-3, dove all’anarchia di Ronaldo a sinistra corrisponde una complicata costruzione del gioco sulla destra. Il profilo di Kulusevski sembra così perfetto che Paratici prova a portarlo a Torino fin da subito, nonostante l’accordo con il Parma preveda la sua partenza solo a fine stagione. I ducali non mollano e la Juventus è costretta a finire la stagione con il fantasma di Bernardeschi alto a destra, rimpiangendo forse il ritardo nel mettere le mani su un giocatore come lo svedese.
Quando Kulusevski finalmente arriva a Torino però, sulla panchina della Juventus non c’è Sarri, bensì Pirlo. Se l’inserimento negli schemi dell’allenatore che (molto probabilmente) ne aveva avallato l’acquisto poteva sembrare naturale, con il nuovo allenatore è tutto da vedere. Tuttavia Pirlo arriva con lo spirito di chi vuole ribaltare i pesanti dogmi che guidano l’universo Juve. In questa narrativa Kulusevski sembra inserirsi perfettamente: giovane calciatore polivalente in grado di giocare un calcio spensierato ed efficace, già pronto a prendere il posto dei vecchi senatori. La realtà però si è rivelata essere più ambigua. 
Nel 3-2-5 con cui la Juventus gestisce il possesso all’esordio contro la Sampdoria, Kulusevski viene schierato formalmente come punta accanto a Ronaldo. Lo svedese gioca bene, più che da punta agisce come trequartista sul lato destro del campo, mostrando grande vivacità nel doppio compito di muoversi tra la linee della Sampdoria per offrire una linea di passaggio ai compagni e di forzare il recupero non appena perso il possesso difendendo in avanti. Segna anche il primo gol della stagione della Juventus, mettendo in mostra una delle specialità della casa, un piatto sinistro a giro radente e preciso che entra nell’angolo basso come un colpo di biliardo. Il suo impiego in quel ruolo sembra però una soluzione temporanea: Dybala è assente per infortunio e soprattutto la Juventus sta cercando in maniera risoluta un centravanti sul mercato per fare da spalla al portoghese. 
Alla seconda giornata, contro la Roma, Kulusevski viene confermato titolare, ma la sua posizione cambia completamente. Accanto a Ronaldo gioca Morata, appena arrivato dall’Atletico, e lo svedese viene dirottato sulla fascia destra. Con Ronaldo, Morata e Ramsey a fare densità al centro, a Kulusevski viene chiesto giocare con i piedi sulla fascia e creare ampiezza. Un compito che però non gli viene naturale, perché mancino ma anche perché non aveva mai svolto quei compiti in carriera. La Juventus giocherà una delle partite più confusionarie della sua stagione (trovando paradossalmente una migliore disposizione in campo dopo essere rimasta in dieci) e Kulusevski fa la figura del pesce fuor d’acqua trovandosi spesso a inseguire Spinazzola fino a dentro la propria area di rigore, incapace invece di creare pericoli con le sue ricezioni. 
Le intenzioni di Pirlo con Kulusevski sono chiare solo su carta. «È una seconda punta-trequarti» dice, ma non si capisce bene se la sua squadra ne avrà una, vista la volontà di affiancare un centravanti a Ronaldo. Nel frattempo, nell’ultimo giorno di mercato, arriva dalla Fiorentina Federico Chiesa, a ridurre ulteriormente lo spazio nell’attacco della Juventus. Viene ipotizzata un’utopia di Pirlo con cinque punte tutte insieme, ma l’equilibrio su cui Pirlo sta costruendo la Juventus si scopre molto diverso. Per qualche partita Kulusevski oscilla come un pendolo, usato da Pirlo come jolly per sopperire ritardi di condizioni e assenze. Spalla di Morata a Crotone con Chiesa a sinistra (con i tre che insieme confezionano il gol dello spagnolo, con un’azione che sembrava predire il futuro e che invece non si è quasi più vista); subentrato come esterno sinistro contro il Verona e autore del gol del pareggio con una bella progressione; esterno/mezzala contro la Lazio, in una squadra più bassa del solito.
Come la Juventus anche Kulusevski nelle prime partite alterna momenti di grande brillantezza a lunghe fasi in cui sembra sparire. A prima vista può sembrare lo scotto del salto estivo: rendersi determinante nella Juventus è più difficile che esserlo nel Parma. Eppure la sensazione è che ci sia un problema nel rapporto tra compiti richiesti e caratteristiche di Kulusevski. Quando per esempio viene schierato a destra con Dybala punta contro il Barcellona, i due finiscono spesso per calpestare le stesse zone di campo. Con l’argentino che si allarga naturalmente per ricevere a sinistra e lo svedese che fa lo stesso movimento.
Tra novembre e dicembre, su dodici partite, Kulusevski parte titolare quattro volte. Non entra contro il Barcellona al ritorno, nella miglior prestazione della Juventus prima della sosta, né pochi giorni dopo in una sfida difficile contro l’Atalanta. Come esterno Chiesa si dimostra subito più pronto. Se i due hanno numeri simili sui dribbling riusciti per novanta minuti, Chiesa è più incisivo quando si tratta di saltare l’uomo da fermo, creare occasioni e occupare meglio gli spazi in relazione ai compagni (Chiesa viene schierato anche a destra, sia in assenza di Ronaldo che accanto al portoghese). La sensazione è che le qualità che rendono intrigante Kulusevski – per pochi altri giocatori ventenni si sarebbero fatte tante storie per le panchine – siano anche quelle meno congeniali alla posizione che Pirlo gli vorrebbe ritagliare. Lo svedese, per esempio, è un giocatore formidabile in progressione, quando ha tanto campo davanti partendo da destra verso sinistra. La Juventus è invece una squadra che ama recuperare il pallone in alto e, quando si abbassa, preferisce poi ripartire con una costruzione più ragionata, che gli permetta di occupare la metà campo avversaria scombinando la posizione difensiva avversaria e non calando all’improvviso come un falco in picchiata.
Scalzato da Chiesa, diventato sempre più imprescindibile, nella seconda parte di stagione Kulusevski si è alternato tra il ruolo di riserva da far entrare a partita in corsa per sfruttare il proprio atletismo contro squadre stanche (e con spazi più larghi) e, a causa delle assenze di Dybala e Morata, di nuovo come spalla di Ronaldo. Come subentrante, è riuscito a incidere nella partita con il Milan, trovando l’assist per il 3-1 per McKennie dopo una insistita azione personale, mentre come spalla del portoghese Kulusevski ha alternato buoni momenti, come contro il Sassuolo e l’Inter in Coppa Italia, in cui il suo dinamismo ha aiutato la manovra della Juventus e soprattutto la fase di pressing, ad altri in cui è sembrato schiacciato in un ruolo non suo. Troppo simile a Ronaldo come interpretazione, ovvero nella preferenza a venire incontro e ricevere sui piedi piuttosto che cercare la profondità, non è riuscito a incidere soprattutto nelle partite più importanti. Dovendo sopperire ai movimenti del compagno, si è trovato spesso anche a essere il riferimento avanzato, un ruolo che semplicemente non gli si addice.
Tuttavia non si può negare che cambiare dall’oggi al domani il proprio modo di giocare richieda un periodo di assestamento. In una squadra spesso vittima della sua confusione, Kulusevski è forse il giocatore che più di tutti si è trovato a dover interpretare compiti diversi rispetto alle proprie caratteristiche (c’è da dire anche a causa di molte assenze, e forse l’integrità dello svedese è uno degli aspetti più confortanti per la Juventus). Preso per fare l’esterno nel tridente, diventato poi trequartista-seconda punta accanto a un centravanti come Morata o a uno completamente diverso come Ronaldo; spostato come esterno a tutta fascia prima e poi come esterno che deve entrare dentro al campo e fare spazio a Cuadrado; tornato poi punta. In ognuno di questi ruoli Kulusevski è costretto a fare qualcosa in cui non eccelle. Quando è punta dare la profondità e giocare spalle alla porta, quando esterno giocare in spazi stretti e andare sul fondo col piede debole. Tra le cose che gli si può imputare è che usa troppo poco il destro: spesso quando Cuadrado riesce a servire i suoi tagli – una giocata che spesso lo porta a ricevere dentro l’area di rigore – è costretto a girarsi, facendo perdere tempo all’azione.
Insomma, da una parte si può pensare che questo suo primo anno in una grande squadra non stia andando bene, guardando il bicchiere mezzo vuoto; dall’altra si può dire che, nonostante sia giovanissimo (è più piccolo di Frabotta e appena più grande di Fagioli), è riuscito a ritagliarsi il suo spazio, eseguendo compiti che non aveva mai eseguito prima con applicazione (è il secondo della Juventus per pressioni portate, dopo McKennie) e impegno. Anche nelle partite più complicate, il talento di Kulusevski è evidente. Nei pochi minuti contro il Porto, per esempio, pur sbagliando quasi tutto, è sembrato l’unico a dare una sensazione di pericolosità. Il suo calcio è fatto di azzardi, controlli improbabili e sterzate con cui ingannare le difese, passaggi difficili da immaginare. Più sono gli azzardi, però, più sono gli errori. Kulusevski deve imparare a bilanciare le due cose. In che ruolo è difficile dirlo, anche se allontanarlo dalla porta mi sembra sbagliato. Tuttavia più che di posizione, per Kulusevski è una questione di compiti, di quello che gli si chiede. Non è facile leggere nel futuro della Juventus, nel pieno di una complicata rivoluzione tecnica e tattica, ma più vicini si andrà a chiedergli quello che sa fare meglio e più rapidamente Kulusevski diventerà indispensabile.

EMNAUELE ATTURO, DA ULTIMOUOMO.COM DEL 15 MARZO 2022
Dejan Kulusevski ha giocato appena 500 minuti con la maglia del Tottenham, ma sono stati già sufficienti a generare qualche rimpianto, a farci chiedere se non lo abbiamo lasciato andare troppo presto dalla Serie A. Ce lo siamo chiesto tardi, visto che i discorsi sulla sua cessione erano stati coperta dall’acquisto di Vlahovic. I quaranta milioni complessivi dell’operazione (cinque per il prestito, trentacinque per il riscatto) in fondo ripagavano la metà del nuovo centravanti, del capocannoniere del campionato italiano. Nel pacco insieme a Kulusevski ci è finito anche Bentancur: due giocatori simbolo del mancato rinnovamento generazionale della Juventus. Una nuova guardia incapace di raccogliere l’eredità della vecchia.
Kulusevski in questa stagione era partito titolare appena cinque volte con la Juventus e mai come in questi mesi ci si è interrogati sul valore del suo talento. Sembrava un giocatore non all’altezza dei massimi livelli. Da quando è arrivato al Tottenham, però, è diventato un titolare inamovibile. Il suo impatto è stato fantastico: in sette presenze ha segnato due gol, servito tre assist; è acclamato dalla stampa e dai tifosi, che gli hanno già dedicato uno di quei cori incredibilmente creativi della loro tradizione.
Soprattutto i tifosi della Juve temevano che le cose potessero andare bene per Kulusevski al Tottenham, istigando qualche rimpianto, ma forse non pensavano potessero andare così bene e così presto. Come gli è successo altre volte in carriera, Kulusevski non sembra aver sentito l’impatto con un campionato più complicato come la Premier League. Più complicato almeno dal punto di vista della richiesta fisica e dell’applicazione mentale.
Nel Tottenham di Antonio Conte è diventato subito titolare, e si è perfettamente calato nel ruolo di trequartista laterale del 3-4-2-1 della squadra. Una posizione ibrida tra ala e trequartista che è cucita alla perfezione sulle caratteristiche di Kulusevski, che troppo isolato sull’esterno diventa prevedibile, mentre partendo centrale è costretto a giocare troppo da fermo, troppo spalle alla porta, sacrificando il suo dinamismo, che è la sua caratteristica migliore.
Alla Juventus con Pirlo, indietro nelle gerarchie rispetto a quasi tutti gli altri giocatori offensivi, si ritrovava spesso a fare il jolly: usato come esterno, punta, mezzala. La sua convivenza con Dybala era problematica, per come finivano a occupare le stesse zone del campo. Dentro annate di transizione, il fallimento di Kulusevski alla Juventus non può ridursi solo a questioni tecnico-tattiche, ma non si può dire non abbiano influito. Con Pirlo aveva trovato spazio, chiudendo la stagione in modo promettente, ma con Allegri le cose sono peggiorate. «Kulusevski ha fatto buone partite però poi ci sono le valutazioni di mercato. Non si possono tenere tutti, i giocatori passati dalla Juventus sono tutti bravi poi però vanno fatte delle scelte. Poi anche a livello economico sono state due scelte ottimali».
Alla Juventus Kulusevski ha giocato partite di sacrificio, cercando di ritagliarsi il suo piccolo spazio in una rosa affollata di giocatori che amano agire sul centro-destra e che sono molto influenti nell’economia del gioco, come Cuadrado e Dybala.
L’impressione è che ad Allegri, comunque, non piacesse troppo lo stile diretto di Kulusevski, in una squadra che pur giocando bassa non ama troppo alzare i ritmi e preferisce risalire il campo con calma. «Qualcuno mi ha detto che Allegri crede che Kulusevski non legga bene il gioco. L’allenatore vede qualcosa che non lo fa fidare al 100%», ha detto Sven-Goran Eriksson al The Athletic.
A ventidue anni ancora da compiere, la carriera di Kulusevski ha già vissuto un numero considerevole di alti e bassi, tra contesti in cui è stato bocciato (Atalanta, Juventus) e altri in cui è diventato un giocatore chiave (Parma, e al momento Tottenham). È ancora un giocatore in costruzione, che sa fare molte cose ma che deve ancora trovare il modo ideale per sfruttare il proprio talento. L’impressione è che in un campionato meno cerebrale e più istintivo di quello italiano, Kulusevski abbia ritrovato intanto il piacere di giocare a calcio. Comunque vada, il suo talento è indiscutibile, e il modo in cui lo abbiamo esaltato e gettato via nell’arco di due anni dovrebbe soprattutto farci interrogare su di noi. Non facciamo che lamentarci di essere un campionato per vecchi, e di avere pochi giocatori di talento da poter guardare ogni domenica. Poi li mandiamo via con appiccicata l’etichetta di bidoni, in attesa che fioriscano altrove.

Fra un equivoco tattico e fra una incapacità di calarsi in più ruoli, Dejan lascia la Juventus dopo appena una settantina di presenze e nove reti. «Cosa non ha funzionato con Allegri? Non lo so, a volte il calcio è così. Ho trovato un po’ meno spazio e non sono riuscito ad essere me. Non sono riuscito a fare quello che ho dentro di me, ma la vita continua. Ho avuto tanti alti alla Juve, soprattutto nella parte finale della scorsa stagione, in cui ho finito benissimo, specie con la vittoria ottenuta contro l’Atalanta. Adesso gioco al Tottenham e sono molto contento qui».

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