mercoledì 17 agosto 2022

Thierry HENRY


MASSIMO DE MARZI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL FEBBRAIO 1999
Un altro campione del mondo per la Juve. Dopo Deschamps e Zidane, ecco giungere in bianconero Thierry Henry, un altro dei 22 paladini di Jacquet che hanno conquistato nel luglio scorso il titolo iridato. Un colpo a sorpresa quello di Henry, l’ennesimo colpo di genio di Luciano Moggi che dal suo cappello a cilindro, come si addice ai grandi maghi (e Moggi non è forse il “mago del mercato”?), ha estratto il nome del giovane bomber del Monaco, un giocatore cui nessuno aveva pensato e che con una trattativa lampo il direttore generale bianconero ha saputo portare a Torino.
Attaccante dotato di ottimi mezzi fisici (è alto 1.87 per un peso forma di circa 80 chili), rapido e con i piedi buoni, il neo bianconero non ha ancora 22 anni e in patria è considerato il talento emergente del calcio transalpino. Viste le sue doti di attaccante esterno che ama svariare soprattutto sulla fascia sinistra, il neo juventino dovrebbe essere il naturale sostituto di Alex Del Piero nell`attacco bianconero. Per Henry contratto fino al 2003 con la Juventus per un ingaggio che (si dice) sfiora i 2,5 miliardi a stagione. Per la società un investimento a lunga scadenza, che testimonia la volontà del club bianconero di aprire un nuovo ciclo vincente, acquistando giocatori giovani di grandi prospettive. «Sono onoratissimo di giocare in un club di grande prestigio come la Juve», ha detto Thierry Henry nel corso della conferenza stampa di presentazione del 18 gennaio. «Appena il Monaco mi ha prospettato l’idea di venire a Torino non ho avuto dubbi nell’accettare. Indossare la maglia bianconera è un privilegio che spetta a pochissimi ed io mi considero fortunato a fare parte di questo gruppo».
Il calciatore cui si ispira è il grande Marco Van Basten, il successo ai Mondiali con la Francia e stata la sua gioia più grande, ma adesso il francese pensa solo alle vittorie che vuole conquistare con la Juventus: «Purtroppo, avendo già giocato in Uefa col Monaco, non posso disputare la Champions League in questa stagione. Vuol dire che in Coppa farò il tifo per i miei nuovi compagni e la domenica cercherò di contribuire alla qualificazione nella Champions League dell’anno prossimo, facendo fare un grande finale di campionato alla Juve».
Nato a Les Ulis, un sobborgo di Parigi, il l7 agosto 1977, Henry è di origini caraibiche. Fidanzato con Sabrina, ha un fratello maggiore, Willy, che è per lui inseparabile. Il neo juventino ha bruciato le tappe. Nonostante l’età verdissima, Henry ha già vinto molto sia a livello di club che con la Nazionale. Ha debuttato in serie A nel Monaco nell’estate del 1994 e due anni dopo si è laureato campione del mondo Under 18 con la Nazionale transalpina e ha vinto l’Oscar come miglior giovane del calcio francese. Nel 1996/97 la definitiva esplosione: Thierry Henry gioca alla grande, vince il titolo nazionale con il Monaco e le sue ottime prestazioni convincono Aime Jacquet a farlo entrare nel giro della Nazionale. Il debutto con i Blues arriva l’anno scorso, in una stagione che non riserva però a Henry grosse fortune nel suo campionato. Il giovane attaccante si riscatta in Europa, dove trascina il Monaco fino alle semifinali di Champions League.
Henry è il vice capocannoniere della manifestazione con 7 gol e soltanto un certo Alessandro Del Piero con 10 reti fa meglio di lui... Quel Del Piero che, insieme alla Juve, fa sfumare i sogni di gloria della squadra del Principato. Tutti i tifosi bianconeri in quella circostanza hanno la possibilità di imparare a conoscere e apprezzare il giovane bomber, che nella sfida di ritorno segna un gran gol nella vittoria (peraltro ininfluente) del Monaco per 3-2. In estate arriva poi il successo più bello e significativo: Henry diventa campione del mondo con la Francia e nella fase finale del torneo iridato l`attaccante mette a segno 3 gol. Era in panchina la notte del 12 luglio in cui tutto il mondo si inchinò ai piedi di Zidane. E Zizou è pronto a giurare sulle sue qualità: «È un giocatore intelligente, scaltro e rapido, che farà molto comodo alla Juve».
Una Juve nella quale il francese è ormai diventata la seconda lingua ufficiale: dopo Deschamps, Zidane e Blanchard ora e il turno di Henry. La Signora, insomma, è sempre più Madame.

È uno dei più grandi rimpianti della gloriosa storia juventina; liquidato (dopo solamente mezza stagione) anche a causa di un clamoroso equivoco tattico. Infatti, era impiegato, spesso e volentieri, come esterno sinistro del centrocampo a cinque, in pratica da terzino, nonostante al Monaco si fosse messo in luce come un attaccante dotato di ottimi mezzi fisici, capace di svariare su tutta la zona d’attacco. Tecnico, rapido e dotato di grande senso del goal, nella squadra del Principato rende quasi inutile la presenza di una seconda punta al suo fianco, per la completezza del suo repertorio.
Luciano Moggi, accusato di essere il colpevole di questo clamoroso errore, si difende: «Ricordo che Henry faticava a inserirsi per problemi legati alla giovane età, alla durezza del campionato italiano, alle difficoltà di mettersi in mostra in una grande squadra (peraltro in crisi): forse era troppo per lui in quel momento. Le qualità tecniche non si potevano discutere, ma il giocatore aveva bisogno di spazio palla al piede e il suo gioco non si adattava a quello della squadra che giocava sempre in pressing sull’avversario. Faticava a rendersi utile alla squadra e si esponeva a critiche, che neppure meritava: quell’anno disputò 16 partite delle quali 9 non portate a termine (ed io non ero certo l’allenatore). Visto e considerato che un po’ di esperienza l’aveva già maturata, pensai di darlo in prestito un anno in una squadra meno esigente nei suoi confronti, che potesse dargli l’opportunità di crescere e adattarsi al nostro campionato con più tranquillità. Individuai l’Udinese come soluzione opportuna, raccogliendo la disponibilità entusiasta dei Pozzo. Henry se la prese a male e, ancora oggi, non riesco a capire il perché. Questa storia si concluse con la partenza di Henry: fui costretto a cederlo e, nonostante la stagione non certo esaltante, riuscii a ottenere dall’Arsenal 32 miliardi di lire. Comprato per 18 e rivenduto poco dopo a 32. Una plusvalenza non da poco che non ha nemmeno sminuito il valore della squadra: infatti, nelle stagioni successive (quelle in cui Henry ha dato il meglio) la Juventus ha ripreso a vincere con regolarità. Più dell’Arsenal. E alla Juventus arrivò un certo Trézéguet».
La replica di Titì: «Quando arrivai alla Juventus c’erano tanti problemi. La squadra non stava andando bene. Giocavamo col 3-5-2, un modulo in cui non riuscivo a trovare la posizione in campo. Ho faticato all’inizio, poi però ho cominciato a segnare. Comunque sia, lasciai la Juventus per altri motivi. Loro volevano acquistare Marcio Amoroso, l’Udinese voleva me come contropartita. Mi rifiutai, perché questo significava mancanza di fiducia nei miei confronti. Ho chiesto di andare, loro sono stati d’accordo. Ancelotti non voleva cedermi, né lasciarmi andare in prestito. I dirigenti, invece, la pensavano in un’altra maniera. I giocatori sono stati grandi, mi hanno chiamato tutti, quando sono partito. Ancelotti pure. Non mi divertivo per niente, avevo l’impressione di aver perso la voglia di giocare. Sono andato via anche per questo».
Ancelotti, qualche anno dopo, reciterà il mea culpa: «Su Henry ho preso una cantonata: lo consideravo un giocatore di fascia, non mi sono accorto che era invece un fortissimo centravanti».

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