domenica 12 settembre 2021

Fabio CANNAVARO


FABIO ELLENA, “HURRÀ JUVENTUS” DELL’OTTOBRE 2004
«Amici, scusate il ritardo? Sì, mi sembra uno slogan azzeccatissimo per riassumere il mio approdo alla Juventus. Tante volte in passato si era parlato di un mio trasferimento qui in bianconero, ma poi non si è mai concluso niente. Ora invece e giunto il momento, arrivo in squadra in cui conosco praticamente tutti e in cui quindi mi sentirò come a casa mia».
Ebbene sì, questa volta la storia ha avuto il suo lieto fine. Al termine di un’altra intensissima campagna trasferimenti, il matrimonio tra la Juventus e Cannavaro si è finalmente consumato. Tante estati passate a leggere di avvicinamenti, ammiccamenti, contatti. Finiti, per un motivo o per l’altro, senza la fatidica firma. In sostanza, quindi, solo molte stagioni vissute da avversari diretti, sempre in lotta – Fabio e le sue formazioni – per traguardi di prestigio.
Prima il Napoli, squadra della sua città e nella quale è nato calcisticamente, dove ammira da vicino le giocate di un certo Diego Armando Maradona e studia direttamente dal maestro Ciro Ferrara. Poi il Parma, società che per tutti gli anni ‘90 tenta l’assalto al ghota del pallone di casa nostra e trova proprio nei bianconeri i rivali “guastafeste”. Fino ad arrivare all’Inter, ultima tappa di avvicinamento – anche geografica – verso Torino.
Esperienze importanti, decisive nel trasformarlo da giovane talento di successo in campione affermato. Nonché punto fermo della Nazionale italiana, di cui tutt’oggi è capitano.
A 31 anni, compiuti proprio all’indomani della prima uscita ufficiale in bianconero (quella vincente di Brescia), Fabio Cannavaro si getta quindi con entusiasmo nella nuova avventura. Accolto a braccia aperte da tanti compagni, anzi meglio dire amici, conosciuti in questo decennio ad alti livelli. Persone importanti per la sua crescita (anche fuori dal campo), che hanno avuto un ruolo importante anche nel suo trasferimento alla Juventus.
«Quando arrivi in un ambiente che conosci è tutto più semplice – conferma lo stesso difensore –. Intanto per l’inserimento nel gruppo, ma anche per tanti altri aspetti che magari sembrano più banali, come ad esempio cercare casa o andare a cena fuori la sera. Avere a disposizione tanti compagni già conosciuti in passato è sicuramente importante. Certamente la presenza di amici come Ciro, Gigi e Lilian ha influito, loro spesso mi hanno parlato dell’aria che si respirava a Torino e in particolare del fatto che quando ci si approda alla Juventus si deve avere un solo pensiero, cioè quello di giocare a calcio».
– Con Buffon e Thuram si forma di nuovo il proverbiale trio.
«Abbiamo avuto delle belle esperienze e a Parma, a livello calcistico, siamo in pratica cresciuti insieme. Avevamo degli obiettivi comuni, ci vedevamo tutti e tre a raggiungere traguardi importanti. Qualche cosa abbiamo vinto, ma forse è stato poco rispetto al valore di quella squadra. Abbiamo quest’altra opportunità, arrivata forse un po’ tardi, però adesso tutti abbiamo l’esperienza giusta per dare quel qualcosa in più».
– Ritrovi anche un certo Ciro Ferrara...
«È sempre stato un modello da guardare quando io giocavo nelle giovanili del Napoli e andavo a fare il raccattapalle al San Paolo per le partite della prima squadra. Ammiravo da vicino le giocate di Maradona, ma giustamente Ciro mi ha sempre detto “Diego la palla fuori non la mandava mai, quindi al massimo raccattavi i palloni che tiravo fuori io!”. Così in pratica, durante quel fantastico periodo, facevo il raccattapalle a Ferrara. Scherzi a parte, lui è sempre stato un punto di riferimento, per come si è gestito a Napoli e poi qui alla Juve, è un esempio per tutti i giovani calciatori. Non a caso, a 37 anni è ancora qui che gioca da protagonista, con lo stesso innato entusiasmo».
– Ed entrambi avete una particolarità in comune, cioè l’esordio in Serie A affrontando proprio la Juve. Lo ricorderai sicuramente bene il tuo: stadio Delle Alpi, 7 marzo 1993.
«È sempre stato un aneddoto divertente per me e per Ciro: forse era destino fin da allora. A quell’esordio ci pensavo anche quando sono entrato al Delle Alpi il giorno della mia presentazione ufficiale. È uno stadio che mi fa sempre un certo effetto. Fu una partita particolare, quella. Successe di tutto, fini 4-3 per la Juventus e una delle nostre reti la realizzò proprio Ferrara. Io fui messo in campo fin dall’inizio, come terzino sinistro, e nei primi 20 minuti subimmo due gol, in cui ebbi anche qualche responsabilità. Per me fu quindi un avvio un po’ traumatico, ma fortunatamente mi sono ripreso bene».
– A parte i tuoi tre grandi amici, anche con gli altri nuovi compagni non è proprio un rapporto che parte da zero.
«Direi che mi sento come a casa. Tra le partite da avversari, le esperienze in Nazionale e le volte in cui ci siamo visti fuori dal campo, qui conosco in pratica quasi tutti. E con gli altri farò in fretta a fare amicizia, visto che sono tutti bravi ragazzi».
– Anche con Moggi è un ritorno. A proposito, vogliamo chiudere una volta per tutte il discorso sul famoso viaggio in taxi prima di partire per gli Europei!
«Sì, anche con il Direttore non è un`esperienza nuova. La cosa che mi ha fatto più piacere è stata la sua presenza e quella di tutta la dirigenza durante la presentazione mia e di Zlatan. Mi ha fatto subito capire l’ambiente e lo stile: fin dal primo giorno capisci come ti devi comportare. Quel viaggio in taxi da Coverciano a Napoli effettivamente è diventato un tormentone eppure non è successo niente. Io ho dovuto ritardare la partenza di due ore per aspettarlo, ho respirato il fumo del suo sigaro per tutto il tempo e non abbiamo mai parlato di Juve. Infatti, del mio approdo alla Juve si è parlato solo a fine agosto, nell’ultima settimana prima della chiusura del mercato».
– Con il tuo “omonimo” Capello è la fine di un lungo inseguimento?
«Arrivare in un ambiente dove conosci tutti e sei stimato dai dirigenti e dall’allenatore, sicuramente ti dà molta più responsabilità e voglia di iniziare alla grande».
– Per la tua carriera, come lo definiresti il tuo approdo alla Juve?
«Quando hai la fortuna di giocare in squadre importanti come Napoli, Parma, Inter e alla fine hai l’occasione di approdare nella Juventus, forse la società più importante al mondo, direi che si può parlare della classica “ciliegina sulla torta”».
– La Juve da avversaria e la Juve vista da dentro.
«La Juve vista da fuori dà l’immagine di una società seria, di un ambiente tranquillo, di grandi professionisti e ognuno sa come comportarsi. E vista da dentro non posso che confermare che l’impressione era giusta».
– Che impressione ti sei fatto della squadra allestita per affrontare questa stagione?
«La società si è mossa bene, rinforzando una squadra già comunque competitiva. Noi nuovi speriamo di riuscire subito a dare un contributo importante. L’anno scorso è stato un po’ particolare per la Juve, quindi dobbiamo metterci subito in carreggiata».
– Gli obiettivi di Fabio Cannavaro?
«Fortunatamente i problemi fisici che ho avuto nel corso dell’ultima stagione sono superati. Personalmente quindi mi aspetto di avere molta più costanza di rendimento, una cosa molto importante per un calciatore che gioca ad alti livelli».
– Come giocatore ti conoscono in pratica tutti. Vuoi presentarti invece come persona? Come ti definiresti?
«Mi ritengo una persona tranquilla, che ama stare in famiglia, trascorrere il tempo libero con mia moglie Daniela e con i miei due figli Cristian, di 5 anni, e Martina di due anni e mezzo, a cui molto presto se ne aggiungerà un terzo. Per il resto, cerco di non farmi mancare niente. Sono un ragazzo educato, mi piace rispettare gli altri, avere un rapporto di sincerità e credo molto nell’amicizia».
– Agli abituali navigatori su internet sicuramente non sarà sfuggito il tuo sito internet personale. Appassionato della rete?
«Lo seguo molto da vicino, mi piace aggiornarlo periodicamente, entrare nel forum, anche se ogni volta che lo faccio succede il finimondo! Quello di internet è comunque un mondo che mi attrae tantissimo».
– Altre passioni?
«Mi piacciono i film, da guardare soprattutto in dvd, e in generale l’elettronica».
– Ultima domanda: che idea ti sei fatto di Torino in questo breve periodo da quando sei qui?
«Torino è una città tranquilla, ti permette di girare senza problemi, ti lascia vivere la tua vita e questo è importante! Se dovessi fare un paragone, direi che si avvicina sicuramente di più a Parma rispetto a Napoli e Milano».
Allora benvenuto, Fabio. Benarrivato tra amici, anche se in ritardo...
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Approdato in riva al Po grazie a un colpo di genio di Moggi, che scambia Fabio col portiere Carini, diventa protagonista assoluto della difesa bianconera. Nella prima stagione, Fabio non perde una partita; incassa 38 presenze e segna anche 2 gol. Gli acciacchi e le mediocri prestazioni di Milano sono definitivamente alle spalle.
Poco prima della fine del campionato, Cannavaro è protagonista di un documentario durante il quale è ripreso a iniettarsi dei medicinali, in una trasferta europea del Parma. Grosso scalpore si leva fra l’opinione pubblica. La Juventus, com’è solita fare, si stringe attorno al giocatore, i tifosi bianconeri sostengono a gran voce quello che è diventato il loro idolo. Cannavaro non risponde alle polemiche e la domenica successiva, contro il Bologna, segna la rete di apertura con un perentorio colpo di testa.
Nella stagione 2005-06 la Juventus ha il compito di confermarsi e lo fa alla grande. Ancora uno scudetto con Fabio sempre protagonista. Sul campo la Juventus merita la vittoria, ma lo scandalo Calciopoli colpisce nel profondo il club bianconero che è costretto a rifondare il proprio staff dirigenziale e ripartire dalla Serie B.
«Ci hanno tolto sulla carta due scudetti, ma le emozioni e la gioia che abbiamo provato in quei due anni non ce le possono togliere, come le medaglie che ho a casa. Anche perché, chiunque andasse in campo, sapeva che eravamo noi la squadra più forte. Essere alle Juventus è stata un’esperienza fantastica a livello lavorativo: è bello arrivare il primo giorno in uno spogliatoio e sentirsi già a casa. A me è capitato così. Alla prima partita che giocai venne il massaggiatore a chiedermi da quanti anni fossi lì, perché ero già molto integrato. Ho avuto la fortuna di ritrovare Thuram, Buffon, Del Piero. E poi quella di giocare con Nedved, Trezeguet, Camoranesi, Ibrahimovic. Non capita tutti i giorni. A Torino si è visto il miglior Cannavaro; il primo anno ho giocato 38 partite su 38, il secondo 36 e ho segnato 4 gol. In quegli anni eravamo troppo forti, era bello vederci giocare».
Fabio, però, segue da lontano, anche se ne è profondamente colpito, queste vicende. Lui è in Nazionale con Marcello Lippi per il campionato mondiale tedesco. Al termine della vittoriosa manifestazione, segue Fabio Capello a Madrid. «Il Real Madrid – spiega in conferenza stampa – è la squadra dove tutti i calciatori vorrebbero giocare almeno una volta nella vita. A questo punto della mia carriera era probabilmente l’ultima occasione che mi si presentava. Non potevo rifiutare».
Peccato che, solo un mese prima al termine della festa scudetto, avesse giurato eterna fedeltà alla Juventus! «Avevo detto alla società che non avevo alcun problema a restare in Serie A anche con una penalizzazione di 50 punti, anche perché la mia famiglia ed io stavamo benissimo a Torino. Altrimenti, dissi di prendere in considerazione altre offerte. Il giorno dopo arrivò quella del Real Madrid».
Il finale dell’anno 2006 è da incorniciare, in novembre vince il Pallone d’Oro a Parigi, votato dai giornalisti, e in dicembre è incoronato a Zurigo con il Fifa World Player, votato da allenatori e capitani delle nazionali di tutto il mondo. Tutto questo nonostante il non esaltante rendimento con le Merengues. Nella classifica del Pallone d’Oro, precede il suo grande amico Buffon, che avrebbe, probabilmente, meritato il premio. «Non sta a noi decidere chi deve vincere, l’ha deciso una giuria che ha scelto me; però, se ho vinto io, è merito anche suo, perché qualche errore che ho fatto al Mondiale me lo ha coperto lui».
Ritorna alla Juventus nell’estate del 2009: «Mi aspetto di trovare sicuramente un’altra Juve, ci sarà da lavorare ma questo non mi spaventa, metterò il massimo impegno e la professionalità. Se il tifoso va al campo applaude se gli piace quello che vede e fischia se non gli piace. Il mio obiettivo è vincere, altrimenti cosa torno a fare? Principalmente voglio mettere un’altra stella, tutti sanno che quegli scudetti li abbiamo vinti sul campo, però io penso che l’obiettivo più grande sia puntare a vincere».
La stagione, invece, si rivelerà molto deludente per la Juventus e per lo stesso Cannavaro. La squadra bianconera, pur avvicendando l’allenatore Ciro Ferrara con il più esperto Alberto Zaccheroni, si piazza al 7° posto in campionato ed è eliminata nel girone di qualificazione della Coppa Campioni.
Sempre criticato dai tifosi, che non gli hanno mai perdonato di non aver seguito la squadra in serie B, Fabio colleziona vere e proprio figure indecorose al pari di quelle della squadra. Ogni avversario, anche il meno dotato, lo sovrasta sia fisicamente sia a livello di corsa evidenziando in modo netto l’avvicinarsi della fine della carriera.
Al termine del campionato annuncia il suo trasferimento a Dubai. «Dopo l’anno che ho passato è giusto cambiare per me e la mia famiglia. Tornare a giocare dopo in Italia? No. Ho 37 anni e non ci penso più. L’esperienza all’estero ti arricchisce, l’ho già fatta. Di sicuro mi mancherà la Nazionale. Penso il segno di averlo lasciato comunque. È sempre qualcosa di speciale. Quando scendo in campo e canti l’inno ti senti un paese alle spalle. E non nego che l’annata alla Juve mi abbia segnato. Quando parti per vincere e poi le cose non vanno in un certo modo dispiace. E credo che abbia segnato anche altri. Ma non parliamo di sindrome-Juve qui in Nazionale. Questo lo escludo».
I suoi numeri: 126 presenze, 7 reti e 2 scudetti vinti.

1 commento:

Unknown ha detto...

Peccato davvero che andò al real Madrid fu una vigliaccata da parte sua. La Juventus lo ha rigenerato dopo i due anni schifosi all'Inter. Nonostante questo episodio io lo considero uno dei difensori più forti di sempre e uno dei migliori che la juve abbia mai avuto e sono contento che abbia vestito la nostra maglia. Io una stella allo stadium gliela darei.