domenica 25 giugno 2017

Simone ZAZA


13 febbraio 2016, Juventus Stadium: si affrontano, nel big-match della giornata (e della stagione) la Juve e il Napoli. La classifica vede i bianconeri secondi, a solo due punti dagli azzurri, dopo una fantastica rimonta. Lo Stadium è gremito, l’attesa è spasmodica, si può tagliare la tensione con un coltello. Polemiche a non finire nei giorni precedenti alla partita, con la società napoletana che si permette di “consigliare” l’arbitro adatto per dirigere il match (il vicentino Orsato). Azzurri (per l’occasione in maglia rossa) in formazione tipo, bianconeri con parecchie assenze (Cáceres, Asamoah, Mandžukić e Chiellini), alle quali si aggiungeranno, durante la partita, i forfait di Bonucci e Morata. La tensione è tanta, come abbiamo visto, e si ripercuote sul campo. Sarebbe la classica partita da 0-0: il Napoli non fa niente per vincere, la Juve cerca di non perdere.
Sarebbe… se non fosse che, all’ottantottesimo minuto, un rilancio dalle retrovie bianconere pesca Alex Sandro che, con un colpo di testa, serve Evra. Il francese non ci pensa due volte, vede un compagno libero e gli passa il pallone. Il numero sette bianconero controlla e scarica un sinistro molto potente, che incoccia una gamba di Albiol e si infila imparabilmente nella porta di Pepe Reina. È il goal della vittoria bianconera e del sorpasso che si rivelerà decisivo per le sorti del campionato. «Sono stato bravo e fortunato, sono stati bravissimi tutti i miei compagni. Spero sia un goal importante per la stagione. Personalmente sono molto soddisfatto di quello che ho fatto finora, a parte alcuni episodi come l’espulsione contro il Genoa. Spero di continuare così, spero che continuiamo così e lo scudetto non ci sfuggirà sicuramente». Sono le parole del protagonista dopo la partita.

«È italiano – scrive Tony Damascelli su Ilgiornale.it all’indomani di Juve-Napoli – questa è la nota più importante, se fosse nato in Spagna, Germania, Olanda, scriveremmo di lui come il fenomeno del futuro, come l'uomo mercato. E invece, venendo da Policoro come anagrafe e dal Sassuolo, come ultima ditta di lavoro, sempre con il marchio bianconero appresso, deve mettersi in coda, aspettare il turno, sperare nei guai di un sodale di squadra e poi, eventualmente, mettere il muso, quella crapa pelata, dentro la mischia. Così ha fatto, scaricando il pallone alle spalle di Reina, con una ferocia e un’intuizione da goleador puro, vero, sincero. A giugno compirà venticinque anni, non sono verdissimi ma nemmeno maturi al punto giusto, è l'età in cui si può, anzi si deve svoltare. La maglia della Juventus pesa, non è quella del Sassuolo, dell'Atalanta, Sampdoria, Ascoli, tutta roba buona ma, come si usa dire, è la sana provincia nostrana, quella che ha frequentato prima di arrivare all'università. Torino è un'altra cosa, qui sono venuti fior di campioni, qui non vive di rendita nessuno, anzi. Simone Zaza è un pallino privato di Conte. Quando al Sassuolo, cioè negli anni scorsi, il ragazzo faceva coppia con Berardi, altro futuro probabile juventino, l'allenatore della Nazionale continuava a ripetere che il calciatore vero fosse per l'appunto Simone e non quel “mattocchio” di Berardi, istintivo, sì ma poco disciplinato, in campo e fuori. Ieri sera Conte deve aver goduto doppio, pensando al proprio passato e al futuro della Nazionale in Francia, con questo impenitente baciato dalla buona sorte. All'inizio, la Juventus gli ha messo paura, il popolo dei tifosi lo fischiava, la stampa, cioè noi, pensavano al solito attaccante di passaggio in attesa del numero uno. Il suo goal ha tre valori: vittoria, sorpasso e record di successi consecutivi. Che altro vuole uno in più dalla vita? Una maglia di titolare. Bianconera e azzurra».

Si può dire che l’avventura bianconera di Simone Zaza sia tutta concentrata in quel goal? Verrebbe da rispondere affermativamente, perché non sono state tante le occasioni avute dall’attaccante di Policoro per mettersi in evidenza. Qualche goal (come contro il Frosinone, Verona e Carpi oppure in Champions contro il Siviglia, per non parlare della doppietta al Toro in Coppa Italia) e qualche cartellino di troppo, abituali per uno come lui che fa della generosità e dell’aggressività le sue doti principali, insieme a un ottimo tiro di sinistro e un buon colpo di testa. C’è da dire che Allegri non lo tiene particolarmente in considerazione e, così, dopo solo una stagione in riva al Po, si trasferisce al West Ham. Ma quella rete, quel minuto, quella partita e Simone Zaza resteranno per sempre nella storia recente juventina.

Il saluto di Simone: «Buon viaggio, che sia un'andata o un ritorno, che sia una vita o solo un giorno… a me che vado e a tutti i compagni che restano. La stagione passata alla Juve è stata straordinaria, intendo proprio fuori dall'ordinario: le vittorie come le sconfitte, il gruppo, la società, l'allenatore e il suo staff… un cammino incredibile, con la C maiuscola, che mi ha portato fino all'Europeo. Io ho cercato sempre di fare la mia parte e di mettermi al servizio della mia squadra. E dopo un anno così, mi spiace andare via, ma adesso mi aspetta una nuova avventura… una nuova strada da percorrere. Quindi grazie a tutti, di tutto. E lo dico con il cuore».

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