giovedì 3 novembre 2016

Angelo MATTEA

Nato a Santhià, nel vercellese, il 21 ottobre 1892, giunge alla Juventus nell’estate del 1919, fregiandosi del titolo di Campione d’Italia conquistato col Casale nel 1914. Resta in bianconero solamente quella stagione, totalizzando una ventina di presenze e segnando quattro reti. «Piemontese di antico stampo – ricorda Vittorio Pozzo – era il tipico giocatore serio, positivo, coscienzioso, diritto. I vecchi del giuoco nostro non hanno dimenticato e non lo dimenticheranno. Essi additano la sua figura come un esempio della dirittura sportiva di un passato che ha lasciato tracce indelebili nell’animo di coloro che lo hanno conosciuto».

VLADIMIRO CAMINITI DAL SUO LIBRO “JUVENTUS 70”
Il 28 dicembre 1919, presentando il match Genoa-Juventus, il “Paese Sportivo” esce in edizione straordinaria: «Il glorioso squadrone di mister Garbutt incontrerà domani l’undici bianconero. Arbitro mister Garbutt. Precederà alle ore tredici una gara di campionato III Categoria». E la prima pagina ci presenta i protagonisti, tra i quali campeggia Angelo Mattea, il quale «da più di due lustri calca con tutto onore le pelouses calcistiche. Ha fatto patto con Mefisto per assicurarsi una giovinezza perenne. Difese più volte le sorti della Squadra Nazionale Italiana ed è ora il duce beneamato degli striscioni bianconeri. Pochi giocatori in Italia sanno piazzarsi e distribuire il pallone come lui». Dove si scopre che il linguaggio sportivo già ama espressioni di grave retorica come duce beneamato.

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