venerdì 17 giugno 2016

Niccolò GIANNETTI

Ci sono annate certamente non particolarmente felici ma che portano anche segnali incoraggianti. Se prendiamo come esempio la stagione con Delneri in panchina, balza subito all’occhio il deludentissimo settimo posto. Ma uno sguardo più attento può cogliere alcuni aspetti positivi. Intanto, si sono create le basi della Juve che vincerà negli anni a venire (con gli acquisti di Pepe, Bonucci, Barzagli, Matri, Quagliarella, Storari) e si è regalato la possibilità a qualche giovinotto di iniziare la propria carriera professionistica: Ekdal, Sørensen, Liviero, Giandonato, Cammilleri, Boniperti, Libertazzi, Buchel. Tutti faranno più o meno bene lontano da Torino, così come Niccolò Giannetti che, in quella stagione, scenderà in campo una manciata di volte (in Europa League contro Salisburgo e Manchester City, in campionato nel match casalingo contro il Bari) prima di essere trasferito al Gubbio.


MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” SETTEMBRE 2010
Da infallibile cecchino della retroguardia bianconera, a elemento di punta (in tutti i sensi) della nuova Primavera di Giovanni Bucaro. Una metamorfosi curiosa, la sua. «In due stagioni ho affrontato la Juventus da avversario in cinque occasioni, mettendo a segno quattro reti. E ora, ovviamente, cercherò di fare altrettanto quando incontrerò il mio Siena». E già, perché Niccolò Giannetti, promettentissimo attaccante classe 1991 nato e cresciuto (calcisticamente e non) nella città del Palio, è uno dei più attesi rinforzi della Primavera edizione 2010-11. Che ha attinto a piene mani proprio dal settore giovanile della società toscana. «Con me sono arrivati a Torino anche il centrocampista austriaco Buchel, mio coetaneo, e Spinazzola, un esterno di attacco del 1993 che lo scorso anno giocava con gli Allievi Nazionali. Siamo un bel gruppetto, ve lo assicuro: i tre anni trascorsi insieme hanno cementato tra noi un ottimo rapporto sia in campo che fuori. Grazie a loro non avvertirò la solitudine e la lontananza da casa. Anche perché sino ad ora non mi sono mai mosso dalla mia città se non per le trasferte».
C’è sempre una prima volta, specie se si vuoi far carriera nel calcio che conta. «Diciamo che sarà un ottimo banco di prova: a diciannove anni era venuta l’ora di fare un’esperienza diversa, anche se a Siena ci stavo benissimo e non solo per il fatto che vivevo con la mia famiglia».
Composta, questo lo aggiungiamo noi, dal padre che lavora in un’azienda privata, dalla madre casalinga e da una sorella di dieci anni più vecchia di Niccolò. Il neo bianconero si racconta con poche e semplici parole, in linea con il personaggio. «Sono nato il 12 maggio 1991 e quest’anno ho conseguito la maturità scientifica, nel pieno rispetto dei tempi. Non ho ancora deciso (ma devo sbrigarmi, perché il tempo stringe!) se mi iscriverò o meno all’università. Al massimo salterò un anno, se mi accorgerò che il calcio mi lascia poco tempo libero. Mi piacerebbe fare scienze motorie per stare vicino al mondo dello sport, la cosa che in assoluto m’interessa di più. Altrimenti dovrò trovare qualche passatempo torinese: a Siena ero abituato a uscire con gli amici di una vita, qui si tratta di ricominciare tutto da capo. Che tipo sono? Uno tranquillo, al momento senza fidanzata e senza troppi grilli per la testa».
Torniamo per un attimo alla stagione scorsa: si direbbe quasi che Niccolò avesse il dente avvelenato nei confronti della Juve. «Nego nella maniera più assoluta! E non perché adesso indosso questa maglia. Innanzitutto per i risultati, visto che in campionato l’anno passato abbiamo messo insieme un solo punto in due incontri. Poi, a essere sincero, per me i bianconeri sono sempre stati avversari al pari di tutti gli altri. Magari solo un po’ più stimolanti, visto che contro una squadra con questo nome si è indotti a dare il massimo. Però, se non li avessi impallinati quattro volte, forse ora non mi troverei qui a rilasciare un’intervista al giornale ufficiale della società».
Fortunatamente il vizio del goal Giannetti non ce l’ha solo quando vede bianconero. «Tra campionato e Torneo di Viareggio, nelle due stagioni sin qui disputate con la Primavera, ho realizzato trentadue reti. Il mio ruolo è quello di prima punta, ma all’occorrenza posso essere impiegato anche come secondo attaccante o come esterno. Mi piace fare movimento, ma me la cavo piuttosto bene soprattutto nell’area piccola. Calcio preferibilmente di destro, ma anche il sinistro non è malaccio, così come il colpo di testa».
E si arriva così al matrimonio con la Juve, il desiderio di molti, se non di tutti. «Ho letto la notizia sui giornali: all’inizio non ci volevo credere, anche perché personalmente non ne sapevo nulla, nessuno mi aveva avvisato della possibilità di vestire la casacca bianconera. Poi, dopo qualche giorno, finalmente è arrivata una telefonata del Siena, che mi invitava a recarmi a Torino per un importante colloquio con la nuova società. Il presente è storia recente. Se me lo aspettavo? Assolutamente no, anche perché oramai pensavo che mi avrebbero mandato a fare esperienza in Serie C. Comunque ho accettato subito e con entusiasmo, ci mancherebbe altro».
Magari anche per realizzare il classico sogno nel cassetto. «Lo scorso anno niente esordio in Serie A, ma soltanto una panchina in Coppa Italia contro il Grosseto. Quest’anno spero vivamente che vada meglio, cioè di giocare qualche minuto con la Prima Squadra. Ma il mio obiettivo, sia ben chiaro, è innanzitutto quello di fare bene con la Primavera sia a livello personale, sia a livello di squadra: credo di poter dire che abbiamo i mezzi per competere con successo in tutte le manifestazioni in cui saremo impegnati, ossia campionato, Coppa Italia e Torneo di Viareggio».
Tutto è nuovo per Niccolò, a Torino. «Non conoscevo mister Bucaro, ho cominciato ad apprezzarlo in ritiro. Il 4-4-2 che utilizza si sposa bene con le mie caratteristiche. Adesso tocca a me far bene e lasciar spazio ai fatti, più che alle parole».
Che, nel suo caso, si chiamano goal.

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