giovedì 12 novembre 2015

Luigi CAPUZZO

Estate 1977: la “Vecchia Signora” ha appena vinto scudetto e Coppa Uefa e si appresta a disputare la fase finale della Coppa Italia. Il Trap dà spazio alle riserve e a qualche giovane virgulto della Primavera. Fra questi, c’è anche Luigi Capuzzo che ha, in questo modo, l’occasione per vestire la maglia bianconera. Tre saranno le presenze, contro l’Inter (andata e ritorno) e Lecce. Terminata la competizione, sarà ceduto al Cagliari.


ALBERTO REFRIGERI, “HURRÀ JUVENTUS” GENNAIO 1977
Luigi Capuzzo è un elemento dei più promettenti fra i giovani bianconeri; arrivato alla Juventus nel 1973, ha sempre giocato prima negli Allievi e poi nella Primavera e finalmente dall’agosto è passato alle dipendenze di Trapattoni in prima squadra. È stato in panchina un paio di volte, anche in Coppa Uefa a Manchester; è il classico centravanti di movimento che ha innato il fiuto, il senso del goal; è nato il primo di aprile del 1958 ad Anguillara Veneta in provincia di Padova ed ha davanti a sé una splendida carriera, cosa che gli auguriamo comunque di tutto cuore. Abbiamo preparato alcune domandine alle quali ci sembra abbia risposto con acuto senso della prospettiva e con molta sagacia, difficilmente riscontrabile in un giocatore così giovane.
Anzitutto, Gigi, i tuoi pregi e difetti. «Fra i primi metterei il tiro in porta, che mi sembra avere particolarmente discreto, e il movimento; difetti ne ho ancora tanti, è inutile nascondermelo, la tecnica soprattutto; ma sono ancora giovane, e vedo che giorno per giorno miglioro, per cui mi auguro proprio fra qualche anno di avere eliminato questi difetti dal mio repertorio; o meglio di averli attenuati».
Quali allenatori ha avuto? «Il primo è stato Bolognesi, quando ero giovanissimo, nel Padova, poi, qui alla Juve, Bussone, Viola, Castano e Grosso».
Cosa ti riprometti attualmente nella Juventus? «Per adesso sono arcicontento che il signor Trapattoni mi abbia chiamato a far parte della rosa dei titolari, poi per l’avvenire si vedrà. Alla domenica per intanto continuo a giocare nella Primavera, ma se hanno bisogno di me in panchina sono qui, sempre pronto a rispondere alla graditissima chiamata. Per ora mi basta così».
Per rendere al massimo, che tipo di allenatore ti occorre? «A me piace assai quel trainer che collabora con il giocatore, che ragiona con lui, gli spiega con le buone maniere cosa pretende da lui; e che però, durante gli allenamenti, sia dotato anche di una certa qual severità per evitare qualche inevitabile rilassamento; con il tipo di calcio che si pratica oggi bisogna lavorare sodo, senza concedersi un secondo di pausa; e se questa pausa alle volte avresti voglia di prendertela, ci vuole il sergente di ferro che con le buone o le cattive te lo impedisca».
Se in campo alla domenica trovi un difensore particolarmente cattivo, e lo vedi il giorno dopo al bar, come ti comporti? «Diciamo che sul terreno di gioco cerco di rendergli pan per focaccia, sempre ovviamente nei limiti imposti dal regolamento; fuori del campo poi amici come prima; i falli si dimenticano presto, si fanno e si subiscono».
Sei mai stato espulso? «Sì, una volta; lo scorso anno a Bergamo, nel girone finale del campionato Primavera; mi hanno dato tre giornate di squalifica, ma avevano ragione, me le meritavo».
Faresti l’arbitro? «Assolutamente no; troppa responsabilità».
Cosa chiedi al calcio in questo momento ed anche in un futuro non molto lontano? «Ora come ora mi devo accontentare delle soddisfazioni che, come ripeto, sono molte; ovviamente fra qualche anno dovrò preoccuparmi anche della parte economica, dato che per me il calcio è oramai diventata una professione».
Sei sempre sincero? «Sì, sincero e aperto con tutti».
C’è qualche giocatore nella Juventus che ti assomiglia come carattere? «Ce ne sono due, ai quali piace sempre scherzare come il sottoscritto, Cabrini e Marchetti».
Ti fai mai l’esame di coscienza? «Alla sera, sempre; rivado a quanto fatto durante la giornata, e spendo alcuni minuti a rivedere le mie azioni; comunque nessun rimpianto».
Quali sacrifici devi maggiormente sopportare per fare una vita da atleta? «Nessuno cui non mi senta di rinunciare; il più grosso, anche considerata la mia giovane età, è la lontananza da casa, che oramai si prolunga da qualche anno; io sono di Anguillara, un paesino a circa una ventina di chilometri da Padova; terminata la scuola, anziché correre a casa dai genitori, dovevo prendere il primo autobus per andare ad allenarmi con i ragazzi del Padova; poi il mio arrivo a Torino, con il conforto soltanto di qualche telefonata ai miei cari. Per fortuna io vivo in un appartamento con una stanza in più, e così ogni tanto ricevo la graditissima visita o di mia mamma o di mio fratello che stanno una quindicina di giorni con me. Altrimenti, come detto, c’è sempre il telefono, ma è tutta un’altra cosa; quando metti giù il cornetto, un certo nodo in gola che non va né su né giù ti prende, anche se fortunatamente passa subito. Di altri sacrifici non parlerei; penso che grosso modo farei la stessa vita, anche se non fossi calciatore professionista».
Passiamo ad argomenti più frivoli, quali il cine, la TV eccetera. «Non vado molto spesso al cinema, anche perché non ho molto tempo libero; infatti, oltre ai quotidiani allenamenti e alle trasferte, frequento da privatista la quarta perito meccanico, e quindi debbo impiegare parecchie ore allo studio. Diciamo comunque che mi piacciono tutti i film, specie quelli polizieschi; fra gli attori due particolarmente godono della mia simpatia, Agostina Belli e Paul Newman. Televisione non ne vedo molta, a meno che naturalmente non ci sia qualche partita; allora non mi stacco dal televisore fino a che non arriva l’annunciatrice che chiude il programma».
Senti musica? «Abbastanza, e mi piace tutta, ma in particolar modo quella moderno, la pop e la underground; fra i miei preferiti posso mettere i Genesis, Cat Stevens e Bob Dylan, e con loro la maggior parte dei cantautori italiani».
Leggi dei libri? «Sì, abbastanza, ultimamente mi è piaciuto molto “La luna e il falò” di Cesare Pavese».
Che effetto fa essere un giocatore della Juventus, appartenere a diciotto anni e mezzo alla squadra dai gloriosi colori bianconeri? «Una grande, impareggiabile soddisfazione; non so nemmeno io come esprimermi, ma penso che i lettori, e specie i ragazzi della mia età, lo capiranno meglio delle mie parole».
C’è un cibo che preferisci, quello che quando lo prepara la mamma fai salti di gioia? «A me piace tutto, ma quando mi fanno il baccalà alla padovana non ci vedo più e mi butto sopra a corpo morto».
Finito il calcio cosa farai? «Per il momento debbo ancora cominciare, quindi è troppo presto per ipotecare il futuro, ne riparleremo fra qualche anno, per ora sinceramente non ci ho ancora pensato, voglio godermi questi periodi di spensieratezza».
Hai mai litigato con qualcuno? «In campo qualche volta, nella vita privata mai; io sono un tipo che vive e lascia vivere».
Cosa pensi di queste cosiddette “contestazioni”? «Voglio precisare che io non andrei mai a un corteo a protestare, però credo che una base per queste proteste ci sia».
Cosa pensi degli anziani? «Ogni bene; per la loro esperienza ti possono sempre dare consigli utili ed io sono sempre ben contento di metterli in pratica».
Se un regista ti scegliesse per una parte in un film, cosa pensi ti farebbe fare? «Lo sceriffo».
Dopo una partita persa, come ti comporti? «Mi concentro pensando agli errori commessi, ai punti negativi della mia prestazione, e questo anche a livello di “giovanile”».
Credi nel destino? «Non ci credo, non penso che sia tutto prestabilito, sono solo storie; il destino uno se lo plasma come vuole; ovviamente ci vuole una buona dose di volontà, ma poi in generale riesci a fare quello che vuoi, compatibilmente è logico con le tue possibilità».
Nei momenti difficili a chi ti rivolgi? «Fortunatamente fino ad ora non ne ho passati; comunque se ho qualche contrarietà telefono a papà e mamma, che mi tranquillizzano e mi danno buoni consigli. Dopo questi contatti con i genitori ritorno di umore normale e tutti i fastidi spariscono d’incanto».
Credi nell’amicizia? «Sì, ci credo, e ne ho le prove; ho diversi “veri” amici sui quali posso contare in qualsiasi momento; naturalmente la cosa è reciproca».
Qual è stato il più grosso personaggio incontrato? «Lo scorso anno, quando ero al ristorante, mi hanno presentato Benvenuti; mi ha fatto un certo effetto vederlo così in borghese, dopo averlo applaudito diverse volte sul ring».
Hai mai giocato al totocalcio? «No, è una cosa che non mi attira».
Un’ultima domanda: quando hai capito che eri qualcuno in campo calcistico? «Al corso NAGC di Coverciano, quando sentivo i pareri di alcuni tecnici che si esprimevano nei miei confronti con frasi elogiative; io ero convinto di valere già qualcosa, ma il sentirselo dire mi ha fatto enormemente piacere».

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