giovedì 26 gennaio 2017

Gabriele PIN

Nasce a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, il 21 gennaio 1962. Arriva alla Juventus nell’estate del 1985, da Parma, sulla scia di Pioli, ma con un particolare importante in più; è di scuola juventina, avendo, appena diciottenne, già debuttato in Serie A, all’ultima giornata del campionato 1979-80, contro la Fiorentina. Giocò, per la cronaca, un solo tempo e la Juventus vinse bene, un 3-0 indiscutibile. Nella squadra emiliana, allenata da Gedeone Carmignani, Gabriele svolge mansioni atipiche, che si avvicinano a quelle del play-maker del basket. Un regista, insomma, ma anche un incontrista-lottatore, che si sdoppia a seconda del bisogno e che garantisce alla squadra un contributo sia in fase di costruzione, che in quella di interdizione.
Pin ha i piedi buoni e il senso geometrico del gioco, che vede assai bene e con singolare rapidità; ha anche uno spiccato senso della ricerca dell’avversario a cui applicarsi, degli spazi da chiudere. In definitiva, un giocatore capace di adattare i propri estri al servizio del collettivo, ma anche uno con la necessaria personalità per impugnare, quando occorre, la bacchetta del direttore d’orchestra.
Con queste credenziali, Gabriele ritorna in bianconero e trova in Trap un immediato motivo di stimolo. L’allenatore bianconero capisce le doti del ragazzo e lo getta, sin dalle prime amichevoli, nella lotta. Non c’è partita, più o meno importante, in cui Gabriele non abbia l’opportunità di mettersi in luce e non c’è partita in cui Pin, una volta in campo, non ricambi la fiducia dell’allenatore.
In Coppa Italia, nella goleada contro la Casertana, Gabriele riesce a realizzare anche una rete; a Firenze; sempre in Coppa Italia, Pin risulta, a giudizio unanime, il più positivo dei centrocampisti bianconeri e si merita elogi pubblici dell’allenatore. Il Trap smorza gli entusiasmi, usa prudenza e non vuol bruciare le tappe rischiando di bruciare Gabriele. Gioca quando serve, quando la logica della partita lo richiede.
E in Coppa dei Campioni, nella partita di ritorno con la Jeunesse, scocca la seconda ora fatidica; Gabriele è in campo dall’inizio, in un ruolo che esalta le sue molte valenze tattiche e la sua prestazione è di quelle che fanno parlare a lungo. I pochi addetti ai lavori che seguono, in esclusiva, la partita nel Comunale deserto, si sbilanciano in giudizi perentori sul ragazzo; in parecchi lo additano addirittura come il migliore in campo. Il goal che Gabriele segna, con stoccata dalla distanza che coglie l’angolo estremo, è un pezzo di bravura tutt’altro che isolato, in una gara che lo conferma giocatore davvero versatile per tutte le incombenze del centrocampo. «Ho azzeccato un gran tiro – commenta a fine gara – è diventato un goal imparabile. È stata per me un’occasione da sfruttare, ho cercato di trovare il ritmo giusto per mettermi in evidenza. Devo dire che tutto è stato reso difficile dal clima irreale in cui si è giocato. Anche se gli avversari erano inconsistenti si è sentita la mancanza di incitamento».
Pin disputa trentadue partite, compresa la vittoriosa finale di Coppa Intercontinentale; alla fine di quella stagione, è ceduto alla Lazio. Nella capitale disputa sei stagioni ad altissimo livello, prima di ritornare al Parma; rimane in gialloblu quattro campionati, per poi chiudere la carriera al Piacenza.

4 commenti:

FdeZ ha detto...

Seguo i tuoi con molto interesse. Sono molto belli ed interessanti...

Veniamo al dunque...
Pin è stato un giocatore davvero interessante e mai ho capito il perché fosse stato ceduto così "facilmente", quando poteva tornare utile.
Non a caso il ragazzo ha chiuso da protagonista la sua carriera a Parma, come autentico faro della squadra di Nevio Scala.

ginkers ha detto...

Forse non volevi parlare della Fiorentina ma Pin lavora adesso con Cesare Prandelli per i viola...

Stefano ha detto...

grazie per la precisazione ... non c'è problema a parlare della Fiorentina ...

Il Re Censore ha detto...

Buonasera a tutti, sono un tifoso viola e vorrei sottolineare, giacchè in pochi se ne avvedono, che Pin è molto più che il nostro allenatore in seconda... il Pranda lo ascolta sempre con MOLTA attenzione.. pare che Pin sia un grande stratega tattico, almeno quanto Prandelli.
Inoltre, vorrei aggiungere che entrambi provengono dalla scuola Juve (che per quanto non sia proprio il massimo per noi viola, tuttavia va riconosciuta in scienza e coscienza come una grande scuola di calcio)ed hanno incontrato Arrigo Sacchi.
P.S. un consiglio senza ironia nè malizia: i vostri attuali dirigenti non capiscono granchè di calciomercato, soffermatevi su di loro anzichè attaccare sempre l'allenatore, che è solo un capro espiatorio.