lunedì 4 aprile 2016

Pietro FIORAVANTI

Terzo portiere bianconero nella stagione 1967-68, alle spalle di Anzolin e Colombo, trova gloria in prima squadra in solo due partite, prima di essere ceduto alla Lazio.

“HURRÀ JUVENTUS”, OTTOBRE 1968
«Strano davvero il nostro destino di calciatori. Io ad esempio mi son ritrovato nella prima squadra juventina quasi senza rendermene conto. Ancor oggi quell’esordio, così improvviso e inatteso, mi sembra un sogno!» Pietro Fioravanti ora gioca nella Lazio ma appartiene sempre alla società bianconera, come del resto Rinero e Onor ceduti in prestito al sodalizio romano.
«Un venerdì, me ne stavo tranquillo allo stadio al termine dell’allenamento, quando il Mister Herrera mi chiama e mi avverte che la domenica sarebbe toccato a me giocare in porta della Juve. Il titolare Anzolin era andato in permesso, Colombo era indisponibile. Insomma era arrivato il mio turno. La domenica precedente la Juventus aveva beccato cinque goal a Varese, io ci avevo molto sofferto, perché sin da bambino sono tifoso bianconero e poi per solidarietà con Roberto Anzolin. In campionato, dopo Varese, dovevamo incontrare il Bologna, un Bologna non eccezionale, d’accordo, ma pur sempre di tutto rispetto».
E così Fioravanti esordì in Serie A. Oltretutto non era stata una semplice coincidenza. Di lui Heriberto Herrera parlava bene sin da quando Pietro era arrivato da Cesena. Diceva il Mister: «C’è un ragazzo di nome Fioravanti che va forte. Gioca in porta e appena si presenterò l’occasione lo getterò nella mischia».
All’inizio dello scorso campionato, per la verità, ci furono dei malintesi tra il giovanotto e la Juve. Lui non era soddisfatto dell’ingaggio e aveva protestato, sicché i dirigenti lo avevano rispedito a casa, perché certi atteggiamenti in casa bianconera non sono tollerati per nessuna ragione. E siccome la Juve aveva Colombo fuori uso, rischiava di trovarsi senza portiere di riserva in panchina, in occasione dell’esordio in Grecia per la Coppa dei Campioni. Intervenne papà Fioravanti e tutto venne accomodato. Papà Fioravanti è stato portiere del Venezia, non un “grande” ma la sua parte l’ha fatta. E il figlio Pietro ha avuto consigli preziosi dal padre. Che avesse notevoli qualità istintive è fuori discussione. Contro il Bologna riuscì a salvare l’imbattibilità. Commise un solo errore, un’uscita mal calcolata ma per fortuna senza conseguenze. Ma si fece anche applaudire pur se il padre, al termine della partita, andò negli spogliatoi rimproverandogli l’errore che poteva costare un goal e sorvolando sugli elogi.
«Venni confermato la domenica dopo, nel derby con il Torino. Fummo sfortunati, presi due goal, ne segnammo uno, almeno il pareggio lo avremmo meritato. Rientrai nell’ombra, era giusto così perché era tornato Anzolin smanioso di riscattarsi. Secondo me Roberto è bravo, pochi portieri sono più bravi di lui. Gli hanno dato il premio Combi. Mi creda se lo merita».

Nessun commento: