lunedì 22 agosto 2016

Roberto MONTORSI

Autentica meteora nel cielo bianconero, Montorsi veste la maglia della Juventus solamente per quattro volte: una in campionato, una in Coppa Italia e due in Coppa Uefa.
«Mi prese la Juventus di Allodi – racconta – avevo diciannove anni, ero nello spogliatoio che avevo sognato. Ma non stavo bene: mi mancava l’affetto paterno che Giagnoni aveva per me a Mantova, ero spaesato e non c’era più chi placava i miei pensieri, metteva ordine alla mia timidezza. Mister Armando Picchi mi chiamava il Dottorino, ero la riserva di Haller e avrei dovuto godermi la vita ma sentivo il bisogno di aiutare il mio prossimo. Il calcio non faceva per me, con la preghiera e l’aiuto al prossimo che amo come me stesso sono realizzato».



Nato a Castellucchio, provincia di Mantova il 22 agosto 1951 – scrive Franco Costa su “Hurrà Juventus” dell'aprile 1971 – alto 1,69. Proviene dal Mantova dove in sedici partite da titolare lo scorso anno aveva trovato modo di imporsi. Ala destra, di quelle tradizionali, piccolo e sgusciante come un pesce. Il suo dribbling e la sua corsa ricordano Muccinelli del quale, l’avrete intuito, ha anche la statura. Nel calcio i paragoni sono sempre imbarazzanti, anche perché chiamando in causa gli assi del passato, puntualmente si rischia di illudere ragazzi ancora in formazione fisica e mentale, ai quali invece gioverebbe maggiormente crescere in umiltà, senza tanto chiasso attorno. Ma c’è mentalità e mentalità. Già a diciotto anni si intuisce se il ragazzo è predisposto a montarsi la testa. Non ci sembra il caso di Montorsi il cui carattere riflette quello di Zaniboni, umile e coscienzioso insomma. L’ho visto nelle semifinali del Torneo di Viareggio, per la prima volta impegnato in un’occasione molto attesa. Le circostanze della partita contro la Fiorentina l’hanno portato spesso ad arretrare, anche fino ai limiti della propria area e in questo compito Montorsi ha confermato di essere oltre ad uno stilista e a uno scattista anche un giocatore di temperamento, sempre pronto a sacrificarsi per la sua squadra in un compito poco appariscente ma utile. I titolari della Juventus, intanto, a ogni trasferta chiedono che Montorsi faccia parte della comitiva perché porta buono, con lui al seguito i bianconeri non hanno mai perso. Sembra dunque predestinato al successo non soltanto dalla bravura che comunque, considerata l’età, è ancora da coltivare, ma anche nella simpatia. E quando un ragazzo porta impresso sul viso quel sorriso schietto come succede a Montorsi difficilmente la fortuna gli volta le spalle. Sempreché lui sappia amministrarla, naturalmente, questa fortuna.

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