mercoledì 2 novembre 2016

Miloš KRASIĆ

Nasce in Serbia a Kosovska Mitrovica, il primo novembre 1984. Cresciuto nel settore giovanile della squadra della sua città, il Rudar Kosovska Mitrovica, a soli quattordici anni si trasferisce al Fudbalski klub Vojvodina, con cui rimane fino al 2004, diventandone anche il capitano. Nel gennaio del 2004 si trasferisce in Russia, al CSKA Mosca, con cui vince due Campionati russi, due Coppe di Russia, tre Supercoppe di Russia e il primo trofeo internazionale nella storia del club: la Coppa Uefa 2004-05. In sette stagioni totalizza 229 presenze e trentatré goal, venendo anche eletto miglior calciatore serbo dell’anno 2009. Il 21 agosto 2010 approda alla Juventus, per 15 milioni di euro. Con la squadra bianconera firma un contratto quadriennale.
«Sono qui per vincere – sono le sue prime parole – avevo tante proposte ma ho scelto la Juve, anche perché questa società sta aprendo un nuovo ciclo. La Juve ha investito una grande somma per acquistarmi, voglio ripagare la fiducia con le mie prestazioni. Sono a Torino per vincere e farò il possibile per conquistarmi una maglia da titolare, ieri ho parlato con Delneri. Non sono ancora al 100% ma ci sto lavorando, tra una settimana sarò pronto per scendere in campo. Negli ultimi anni ho giocato soprattutto a destra, ma posso giocare anche a sinistra. Se sarò il nuovo Nedved? È un onore essere paragonato a lui. È stato Pallone d’Oro e uno dei più forti al mondo. Farò di tutto per giocare ai suoi livelli. Il campionato di Serie A è uno dei più difficili al mondo ma non mi fa paura. Il mio numero di maglia? Il diciassette è già occupato così ho scelto il ventisette».
Il debutto avviene il 29 agosto seguente a Bari. Il 12 settembre, nella partita casalinga contro la Sampdoria, fornisce l’assist per il goal di Claudio Marchisio; si ripete anche sette giorni dopo a Udine, mandando in rete prima Quagliarella e poi Marchisio. Ribattezzato immediatamente dai tifosi bianconeri Furia Serba (per via della sua zazzera bionda che ricorda tanto Pavel Nedved), Krasić è imprendibile per qualsiasi difensore avversario. La sua velocità e il suo dribbling secco, infatti, lo trasformano in un’arma devastante per la squadra di Delneri.
Il 26 settembre, realizza una tripletta nella partita casalinga vinta contro il Cagliari. «Siamo un grandissimo gruppo, giochiamo l’uno per l’altro e questa è la nostra forza. Per me segnare tre goal ha rappresentato una grandissima emozione», confessa Miloš. «Krasić come Nedved? – dichiara Delneri – Mah, io non voglio essere dipendente da nessuno, voglio che la Juve diventi squadra. Lui è un componente importante, ma è uno del gruppo». Anche a Chiellini piace il nuovo Nedved: «La capigliatura lo fa sembrare Pavel e i paragoni si sprecano, ma Miloš ha caratteristiche diverse. Si è integrato alla grande, speriamo continui così perché sta facendo una bella differenza».
Meno di un mese dopo, il 21 ottobre, entra in campo nel secondo tempo durante la trasferta di Europa League contro il Salisburgo segnando, su assist di Paolo De Ceglie, il primo goal nelle coppe europee con la maglia bianconera.
Tutto sembra andare per il meglio, la Juventus ha trovato il top-player che le può permettere il salto di qualità, ma il destino è in agguato. Il 24 ottobre, nella trasferta di Bologna, a circa metà del primo tempo, il serbo si procura un rigore (che sarà poi sbagliato da Iaquinta). Il giudice sportivo ritiene che si tratti di simulazione e lo squalifica due giornate per condotta antisportiva. È la svolta negativa della carriera juventina di Miloš: da questo momento per gli arbitri è un simulatore! Sintomatica è la partita casalinga contro l’Udinese: due fallacci da rosso diretto ai suoi danni, commessi dai difensori friulani, sono completamente ignorati dall’arbitro! «Sono distrutto», racconta agli amici che l’hanno sentito e visto assai provato da questa vicenda. Mentre i compagni, a partire da Del Piero, raccontano di un Miloš che, anche prima della squalifica, era demoralizzato al pensiero che potesse circolare un’opinione sbagliata di lui.
Il 4 novembre, nella partita casalinga di Europa League contro il Salisburgo, si procura uno stiramento al muscolo adduttore lungo della coscia sinistra, che lo costringerà a restare fuori per alcuni giorni. Ritorna in campo a diciassette giorni dall’infortunio, realizzando il goal del 2-0 nella vittoria in trasferta sul Genoa del 21 novembre e causando l’autorete del vantaggio bianconero.
Il momento di gloria massimo per Krasić è il 12 dicembre: la Juventus affronta la Lazio, all’Olimpico di Torino. La squadra bianconera ha assolutamente necessità dei tre punti, ma l’avversario è molto ostico. Chiellini porta in vantaggio la Juventus dopo soli due minuti di gioco, ma l’entusiasmo dura poco perché Zarate riesce a pareggiare dopo una decina di minuti. Nei minuti di recupero del secondo tempo, Miloš recupera un pallone servitogli da Sissoko, salta netto un paio di avversari e riesce a infilare il pallone nella porta laziale, grazie anche alla complicità del portiere Muslera.
Paradossalmente, questo goal anziché rilanciare il serbo, ne decreta il suo canto del cigno. Da quel momento, Krasić subisce un’involuzione vertiginosa e, del magnifico e devastante giocatore della prima parte del campionato, non rimane che il ricordo. Termina la sua prima stagione in bianconero con quarantuno presenze e nove goal.
La stagione successiva arriva Antonio Conte sulla panchina bianconera. Il mister bianconero schiera, inizialmente, la squadra con il 4-2-4, modulo che dovrebbe esaltare le capacità e le caratteristiche di Krasić. Invece, il giocatore risponde con prestazione altamente imbarazzanti e Conte non può fare altro che accantonare il Serbo, in chiare difficoltà sia dal punto di vista tattico che mentale. Trova il suo primo e unico goal in occasione di Catania-Juventus, complice un errore del portiere Andújar.
Il 2 agosto 2012 è definitivamente ceduto alla squadra turca del Fenerbahçe. «Ho iniziato bene alla Juventus, abbiamo giocato una bella annata. Per me è stata una stagione buona, poi non voglio tornare su vecchi discorsi con Conte: è un allenatore perfetto, è il numero uno. Alla Juventus, però è cambiato tutto la seconda stagione e nel 3-5-2 non mi trovavo, forse anche per colpa mia. Quando non si gioca si dà sempre colpa all’allenatore ma voglio assumermi anche le mie responsabilità. Quando un giocatore si allena bene, allora gioca; se non giocavo, evidentemente c’è stato qualche motivo».

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