mercoledì 2 maggio 2012

JUVENTUS - LECCE

30 dicembre 1989 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS–LECCE 3–0
Juventus: Tacconi; Bonetti e De Agostini; Galia, Bruno e Fortunato; Alejnikov, Rui Barros (dall’81’ Alessio), Zavarov, Marocchi e Schillaci. In panchina: Bonaiuti, Napoli, Tricella e Casiraghi. Allenatore: Zoff.
Lecce: Terraneo; Garzya e Miggiano; Levanto (dal 72’ Monaco), Marino e Carannante, Moriero, Barbas, Vincze, Benedetti (dall’81’ D’Onofrio) e Conte. In panchina: Negretti, Ingrosso e Mazzotta. Allenatore: Mazzone.
Arbitro: Fabricatore di Roma.
Marcatori: Schillaci al 27’ e al 90’, De Agostini su rigore al 79’.

Secondo anno di Zoff in panchina: arriva un altro quarto posto e un’accoppiata Coppa Italia–Coppa Uefa che non era mai riuscita ai colori bianconeri. Il Napoli conquista il secondo scudetto, superando il Milan in un finale ricco di polemiche. La notizia più tragica arriva in settembre: muore Gaetano Scirea, mentre era in missione in Polonia, per osservare un’avversaria di Coppa Uefa. Scirea, che è il “secondo” di Zoff, rimane vittima di un incidente stradale dalla dinamica assurda. Il dolore è enorme per tutto il calcio italiano, che perde uno tra i suoi più straordinari interpreti. E soprattutto per la Juventus, che vede volare via un uomo dalla straordinaria sensibilità, sempre pronto all’abnegazione e al sacrificio per gli altri, dall’immensa classe calcistica e dall’ancor più grande personalità. È l’anno dell’esplosione di Totò Schillaci, venuto dal profondo Sud per conquistare prima Torino e poi la partecipazione azzurra a Italia ‘90. Della conferma del portoghese tascabile Rui Barros, del sempre affidabile De Agostini e dell’eterno Tacconi. L’impressione generale è che, con qualche rinforzo mirato, la squadra possa puntare al bersaglio grosso. Ma all’inizio di febbraio Boniperti lascia la presidenza all’avvocato Vittorio Chiusano. Si chiude un’epoca e la Juventus andrà incontro a una delle sue più disastrose stagioni.


“HURRÀ JUVENTUS”
La Juventus chiude un anno piuttosto povero di soddisfazioni affrontando il tenace Lecce di Carlo Mazzone, squadra grintosa, che non regala nulla a nessuno e che lotta sempre con il coltello fra i denti. In classifica i pugliesi viaggiano tranquilli nelle posizioni centrali, senza particolari timori di retrocessione. La Juventus, invece, è ancora alla ricerca di un’identità vincente. Bene o male Zoff ha saputo tenerla a galla in tutte le competizioni alle quali partecipa, anche se in campionato ha spesso sofferto. Il Lecce tiene bene il campo e la Juventus stenta a passare. Schillaci si muove con dinamismo e pericolosità. I difensori leccesi sono spesso costretti a ricorrere al fallo per arginare le iniziative della punta bianconera. E, poco prima del trentesimo minuto, è proprio Schillaci a sbloccare il risultato con una conclusione dal limite, secca e precisa, che termina in rete a fil di palo, sulla destra di Terraneo vanamente proteso in tuffo. Il Lecce reagisce con vigore e, per una buona mezz’ora, è assoluto padrone del campo. Sotto la regia dell’argentino Barbas, Moriero e l’ungherese Vincze creano numerosi problemi alla retroguardia bianconera. Tacconi è spesso chiamato a un duro lavoro, che svolge con grande bravura. E quando lui non ci arriva, sono i pali della sua porta a respingere in tre occasioni le conclusioni degli scatenati giallorossi. A poco più di dieci minuti dal termine Rui Barros si invola in contropiede. Miggiano per fermarlo deve ricorrere al fallo in area. L’arbitro non ha dubbi e concede la massima punizione senza esitazioni. Così come senza esitazioni è la conclusione vincente di De Agostini, che supera Terraneo con un preciso tiro. Nonostante il disperato tentativo del portiere, bravo nel tuffarsi dalla parte giusta pur se con un leggero ritardo, il pallone si infila in rete. Proprio allo scadere, lo stesso Terraneo deve capitolare una terza volta, per un irresistibile diagonale di Schillaci che termina in rete, dopo aver accarezzato la parte interna del palo.


“LA STAMPA”
Dino Zoff non ha difficoltà a parlare di Juventus fortunata: «Ma vorrei sottolineare – dice il tecnico – che abbiamo avuto quello che in tante altre partite ci era stato negato dalla sorte. È andata bene anche, perché i nostri avversari sono stati bravi. Riconosciuti i meriti del Lecce, non saprei invece giudicare questa Juve, troppo nervosa». C’era la paura di non riuscire più a vincere? «Senz’altro – risponde Zoff – gli ultimi risultati negativi hanno influito e sull’1–0 la palla ha cominciato a scottare tra i piedi, il timore di non sapere condurre in porto la gara ci ha condizionati. D’altra parte solo con un risultato positivo si poteva dimenticare questo periodo negativo». La Juve ha recuperato qualcosa dal Napoli ma è ancora lontana dalla vetta, solo Schillaci può gioire, da capocannoniere: «Sono contento per Totò – dice Zoff – è molto merito suo ma anche dei compagni che lo mettono nelle condizioni di segnare. Che calci o meno i rigori in futuro non mi sembra un problema basilare. In quanto al Napoli, alle altre, non ci voglio pensare. Dobbiamo solo pensare a noi stessi, a recuperare la stima del pubblico che vuole sempre vederci vincere». Sono piovuti fischi impietosi, soprattutto verso Galia. Esagerati? «Un po’, visto che il giocatore ha fatto come sempre la sua parte, anzi forse qualcosa di più. Ma tocca a lui portare i tifosi dalla sua parte, non saprei che consigli dargli». Forse la gente si aspettava la rivoluzione, come era stata da lei annunciata, col ritorno di Tricella e l’attacco a due punte con Casiraghi al fianco di Schillaci. Alla luce del risultato odierno è un discorso da cancellare? «No, anche perché ho solo detto che in vista dei tanti impegni di questo gennaio ho in mente di fare delle rotazioni. Ma se dico rotazioni e si pensa alla rivoluzione allora non parlo più, cambierò sistema. Non c’è mai nulla da rivoluzionare». Fra i giocatori bianconeri prevale la sensazione da “scampato pericolo”. Ammette Rui Barros: «Il Lecce avrebbe meritato di pareggiare, ma dopo il 2–0 abbiamo senz’altro legittimato il successo, magari sul filo di lana. Del resto anche noi avremmo meritato di più a Roma, a Udine. Ho guadagnato il rigore del secondo goal e credo che nessun leccese possa dire qualcosa. Sono scattato dopo uno scambio con Zavarov e appena dentro l’area sono stato messo giù da Miggiano». Il portoghese non dimentica i suoi guai fisici e i pensieri legati alla sua eventuale riconferma a fine stagione. Sostiene: «Devo ringraziare il dottor Bosio, non ho sentito male, penso di essere sulla strada della guarigione, come l’anno scorso. Io spero di riuscire a sbloccarmi, segnare qualche goal sarebbe importante, il 1989 è stato un buon anno, spero che anche il 1990 lo sia. Il mio augurio è di poter restare alla Juve sempre». Marocchi si augura invece che questo risultato serva alla Juventus «per ritrovarci subito e riguadagnare qualche posizione in classifica. Era importante ottenere questi due punti. Non è stato facile, al di là dei pali colpiti il Lecce s’è dimostrato un buon complesso, forse il migliore visto quest’anno al Comunale». Da Bonetti una constatazione importante: «Forse abbiamo giocato solo al 40 per cento, ma probabilmente la fortuna è finalmente girata a nostro favore».
Il presidente del Lecce, Jurlano, ha alzato la voce strigliando i suoi giocatori. Il 3–0 non è piaciuto al dirigente. Un po’ meno crudo nella sua analisi è stato invece il tecnico Mazzone. «Questa sconfitta non lascerà segni, perché abbiamo dominato la Juventus dal primo all’ultimo minuto. È stato un risultato bugiardo, meritavamo come minimo un pareggio. Non ho nulla da rimproverare ai miei tranne una mancanza di precisione in zona goal. Di Fabricatore – prosegue Mazzone – non parlo, però parlo della sensibilità che forse un buon arbitro dovrebbe avere...». Pare che all’allenatore non sia piaciuto il minuto di recupero durante il quale è nato il terzo goal di Schillaci. Ma per Benedetti c’è stato qualcos’altro di storto oltre alla parata di Tacconi su un suo colpo di testa che poteva significare il pareggio. Dice il capitano pugliese: «C’era un rigore netto. Su un cross basso di Moriero sono entrato in anticipo ma Fortunato mi è franato addosso». È un Lecce che ha pagato il solito complesso da trasferta? «Macché, meritavamo di vincere...».

1 commento:

Prometeo ha detto...

Era un anno di transizione... peggio fu quello precedente, 1987-1988, il primo senza Platini. Nel 1989-90, poi, Coppa Italia e Coppa UEFA ma, a fine anno, venne mandato via Zoff e per Maifredi... 7° posto...