domenica 29 maggio 2016

Roberto SOLDÀ

Acquistato come successore del grande Scirea, Soldà si rivelerà un giocatore modesto, sicuramente non all’altezza di vestire la maglia numero sei bianconera. Esordisce in Serie A con il Como, a Napoli, l’11 ottobre 1981; la squadra lariana non riesce a evitare la retrocessione in Serie B e Soldà disputa un ottimo campionato cadetto, giocando ben trentasei partite. L’Atalanta gli mette gli occhi addosso, avendo bisogno di un libero in grado di ispirare gli schemi e trascinare la squadra; in trentadue partite, Soldà gioca da maestro, segnando anche due goal e l’Atalanta, anche per la sua regia equidistante e valorosa, approda alla Serie A. Anche nella massima serie, Roberto si mette in evidenza, tanto da meritarsi l’approdo alla Juventus, nell’estate del 1986. L’allenatore orobico Nedo Sonetti, assicura che: «Soldà è il libero ideale per la Juventus. Ha un gioco d’appoggio per linee interne che ricalca il maestro Scirea. Ho già detto che può benissimo prenderne il posto in futuro».
«So che Scirea ha avuto parole di elogio nei miei confronti – racconta poco dopo il suo approdo a Torino – come lui, anch’io in Serie C ho giocato da mezzala e solo dopo mi sono trasformato in libero. Spero di poter disputare qualche partita, ma non sarà facile trovare spazio perché Gaetano non si discute. Non vorrei però trascorrere un intero anno in panchina perché allora sarebbe una stagione persa. Come libero mi ritengo abile a impostare il gioco, non solo a romperlo. Però questa sarà una novità per me, abituato soprattutto a non scoprire la difesa. Perché a Bergamo giocavamo soprattutto per salvarci e far bene in una squadra come l’Atalanta è abbastanza facile. Alla Juventus le ambizioni sono diverse: non ci si può accontentare del risultato, bisogna anche dare spettacolo. Non ho avuto problemi a inserirmi nel nuovo ambiente e con Marchesi mi sono subito trovato a mio agio. Gli allenamenti non sono neppure molto pesanti. A Bergamo, con Sonetti, ero abituato a un lavoro più duro, maggiormente impostato sul fondo. Qui l’obiettivo della squadra non è uno solo come lo era per l’Atalanta, noi ci dovremo impegnare su più fronti ed è quindi logico che il carico di lavoro sia distribuito diversamente».
Quella Juventus è allenata da Rino Marchesi; è l’ultima stagione di Platini, la penultima di Scirea. Soldà è sballottato fra difesa e centrocampo; addirittura, a Firenze, è schierato con un improbabile numero dieci! Dice Marchesi: «Soldà può essere valido anche a tutto campo, mancatomi Bonini ho pensato a lui proprio per le sue risorse nella corsa, assistite da un buon tocco di palla».
Soldà è potente e acrobatico, forte sulle parabole, sempre costruttivo nel tocco di palla. Difetta solamente di personalità, quella che deve avere il leader della difesa della Juventus. Certo, la squadra bianconera non lo aiuta, gli eroi di mille battaglie sono stanchi, i giovani troppo acerbi e Marchesi non è in grado di gestire la situazione. La Juventus, piano piano, va alla deriva; il campionato è dominato dal Napoli di Maradona e la Coppa dei Campioni è presto perduta, di fronte ad un modesto Real Madrid.
Alla fine di quella stagione, dopo ventisette presenze e una rete in Coppa Italia, è ceduto al Verona, in cambio di Tricella. La caccia all’erede di Scirea continua.

Nessun commento: