giovedì 23 febbraio 2017

Carlo DELL’OMODARME

Maggio 1963: il campionato non ha più nulla da dire, l’ha vinto l’Inter di Moratti, Herrera e, da poco tempo, anche di un giovincello dal nome famoso: Mazzola e il ricordo vola a Superga, lontana ma sempre presente. La Juventus si è arresa per ultima alla superiorità dei rivali meneghini; è seconda, le ultime tre giornate sono pura formalità. In casa bianconera si comincia prestissimo a pensare ai rinforzi, l’Inter non può vincere sempre, si pensa, basta trovare qualche pedina buona. E i primi acquisti sono con il botto, la concorrenza è battuta sul tempo: Adolfo Gori, terzino e Giampaolo Menichelli, ala sono il meglio che il mercato offra: per il romanista c’è stato un grande tira e molla, i tifosi della capitale non volevano sentire ragioni, Menico doveva rimanere a Roma.
Di ali, però, ne sono arrivate due: Dell’Omodarme torna all’ovile dopo sei anni di peregrinazioni in mezza Italia calcistica. Da ragazzino aveva giocato nella Primavera e nella De Martino con i colori bianconeri e, a Torino, ritorna oramai consacrato; a Ferrara i suoi dribbling trascinano la gente allo stadio più della genuina classe di Massei.
Con un cognome più adatto a un condottiero di ventura che a un pedatore, Dell’Omo fa parlare di sé molto prima che inizi il campionato: quella stagione bianconera deve disputare la Coppa delle Alpi, in Svizzera, e l’undici di Amaral, forte dei tre nuovi acquisti, prende la cosa sul serio. Segna tanti goal al Basilea e al Grasshoppers, anche Dell’Omo ci mette lo zampino e, in finale, l’Atalanta di Domenghini sanziona la freschezza di una Juventus che lievita.
Il campionato che va a iniziare, non è determinante solo per Dell’Omo, ma anche per l’allenatore Amaral, che predica uno spregiudicatissimo 4-2-4. Dell’Omo comincia alla grande la nuova stagione, al Comunale la gente applaude la doppietta di Sivori alla Spal, ma anche il golletto del nostro non passa inosservato: veramente è difficile che un tipo come Dell’Omo passi inosservato; nel bene o nel male, il suo dribbling fa colpo, anche se, spesso, ritarda il gioco, ma a volte il terzino non sa più come raccapezzarsi.
Monzeglio, subentrato ad Amaral, non gradisce molto questo tipo un po’ pazzo che tiene la palla come se fosse solo sua, e gli preferisce Stacchini; è un campionato balordo, due infortuni impediscono a Carlo di smentire il suo allenatore: la Juventus, intanto, va a singhiozzo, strapazza l’Inter campione e poi si fa annichilire dalla matricola Messina.
L’anno dopo molte cose cambiano, è arrivato Heriberto Herrera, Nenè non è più centravanti, ora c’è Combin, grande, grosso e bravo, però per nulla fortunato; Dell’Omodarme aspetta con pazienza il suo turno, ora dribbla un po’ meno e passa un po’ di più la palla, Heriberto non lesina complimenti e lo lancia in squadra alla prima occasione, centravanti al posto di Combin con il perone rotto.
E Dell’Omo piano piano emerge, il pubblico si diverte, dei sette palloni infilati al Genoa uno porta la sua firma, ma non durerà molto. Anche il suo secondo campionato in bianconero sarà un mezzo fiasco, una manciata di presenze e qualche sparuto goal qua e là, non può certo bastare a dargli soddisfazione.
Durante l’estate si prepara con scrupolo, non può fallire anche la terza volta, e a Villar si capisce subito che Dell’Omo farà qualcosa di buono; è già in forma a ferragosto, quando gli altri ancora sgobbano per cacciare i chili superflui, e a settembre il posto di titolare non glielo leva più nessuno. Nella conquista della Coppa Italia, che la Juventus strappa alla pluri blasonata Inter, in una calda serata del settembre romano, c’è anche il gran gioco di Dell’Omodarme, che disputa una partita capolavoro, giocando prima all’attacco e poi a protezione del centrocampo, contro l’assalto disperato dei neroazzurri.
E in campionato, ci si deve arrendere all’evidenza dei fatti; la Juventus ha trovato un’ala destra di ruolo che molti le invidiano; a novembre scende al Comunale la capolista Fiorentina a difendere il primato e perde seccamente, 3-0 per la Juventus.
«Il primo giocatore bianconero a mettere in crisi l’apparato difensivo dei viola – scriveva il giorno dopo Giglio Panza su “Tuttosport” – fu l’ala destra Dell’Omodarme; questo modesto e sovente criticato giocatore è in forma esplosiva. Ha letteralmente distrutto Castelletti in forma decorosissima, ha giocato con discernimento sia che fosse a destra oppure a sinistra o sul centro. I tre goal portano tutti la sua traccia, servizi impeccabili al termine di impressionanti sgroppate».
La domenica dopo c’è il derby e la Juventus vince di slancio; è il suo momento magico, certo che c’entra in questo la ritrovata vena di Dell’Omo-Garrincha, ci mancherebbe altro, suo è il goal che chiude la questione con i cugini granata. Dopo due anni dì insipienza, Dell’Omodarme si è fatto finalmente valere, ma la forma non è tanto facile a mantenersi, c’è anche di mezzo uno stiramento, sicché il finale di torneo lo ritrova a navigare tra le riserve; non è colpa sua se la concorrenza è forte, il quinto posto finale grida vendetta, la Juventus ha concluso al galoppo distruggendo il Milan.
E Dell’Omo? Avrà modo di rifarsi? No, nella Juventus che fa tredici scudetti, per Dell’Omodarme non c’è più posto neppure tra le riserve, se ne è ritornato alla Spal amareggiato e deluso. La Juventus è già un ricordo o poco più; come i suoi dribbling.

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