martedì 9 agosto 2016

Filippo INZAGHI

Il più forte giocatore scarso di tutti i tempi. Potrebbe essere questo l’identikit di Filippo Inzaghi, detto Pippo. Scarso tecnicamente, goffo nei dribbling, costantemente a testa bassa, egoista come pochi. Eppure, riesce a sopperire alle mancanze grazie a un istinto e a un fiuto del goal da autentico killer. Nessuno come lui sa giocare sul filo del fuorigioco, nessun avversario può dormire sonni tranquilli, perché Pippo è letale come un cobra, basta un istante di distrazione e la palla è in rete. «Non è Inzaghi a essere innamorato del goal, è il goal a essere innamorato di Inzaghi», sentenzia Emiliano Mondonico. Estate 1997: la Juventus di Lippi, che ha già vinto molto, decide di privarsi di un giovane molto promettente e atleticamente esplosivo come Christian Vieri per puntare su Superpippo.
La decisione è presa unicamente per motivi di bilancio. Luciano Moggi spiega che la Juventus cede Vieri all’Atletico Madrid, «perché la società spagnola si è presentata nella sede di Piazza Crimea con una valigia piena di quattrini e che, nello stesso tempo, ingaggiamo il capocannoniere del campionato italiano, approfittando del fatto che l’Atalanta si accontentata di una valigia più piccola».
La sua prima stagione in bianconero inizia tra lo scetticismo generale: si dice che lui e Del Piero formino una coppia di attacco troppo leggera. »La Juve è una macchina perfetta – dichiara – lo sapevo, altrimenti non l’avrei scelta. Se ho cominciato segnando, proprio come avevo smesso, il merito è soprattutto dei compagni. Nella Juve l’individualismo non esiste. Per questo non penso al titolo di capocannoniere, né al numero dei goal che potrò realizzare. Io e Del Piero non andiamo d’accordo? Siamo sereni, non c’è il minimo problema, è solo una questione di forma. Penso che la nostra scommessa sarà vincente: un attacco veloce, tecnico, agile. Non conta come si segna, ma quanto. Qui pare che nessuno abbia mai vinto nulla. È incredibile come i vecchi riescano a contagiare i nuovi. Tra tutti i rischi possibili, l’appagamento non lo vedo».
I due rispondono con i fatti: Inzaghi segna diciotto goal in campionato e sei in Champions League, Del Piero fa ancora meglio di lui, con trentadue realizzazioni. La Juventus vince la Supercoppa italiana (3-0 al Vicenza, con una sua doppietta alla prima gara ufficiale in bianconero) e lo scudetto (grazie a una sua tripletta nella decisiva partita contro il Bologna), al termine di un appassionante duello con l’Inter. In Champions League, invece, dopo un cammino entusiasmante, la Juventus perde la finale ad Amsterdam contro il Real Madrid (0-1, rete decisiva di Mijatović, in netto fuorigioco). Superpippo segna a raffica: contro il Feyenoord, il Manchester United, in casa contro la Dinamo Kiev e una tripletta in Ucraina, sempre contro la compagine di Andrij Ševčenko. Adalberto Bortolotti, sulle pagine del “Guerin Sportivo”, annuncia che questo Inzaghi appartiene al filone dei Paolo Rossi, magari con maggior potenza di tiro.
La stagione 1998-99 è piuttosto negativa: Del Piero si fa male a Udine e perde tutta la stagione. Lippi si dimette a febbraio e lo sostituisce Ancelotti. Inzaghi non fa, comunque, mancare il suo apporto di goal, ma i risultati sono deludenti. In Champions League, la Juventus è eliminata in semifinale dal Manchester United, nonostante la doppietta di Pippo nei minuti iniziali della partita. Nella massima competizione europea, Inzaghi realizza sei goal, di cui uno meraviglioso, con una spettacolare rovesciata, contro i turchi del Galatasaray. In campionato, le cose vanno ancora peggio. La squadra bianconera finisce fuori dalla zona Champions League e perde la possibilità di accedere alla Coppa Uefa, perdendo lo spareggio con l’Udinese. Comunque sia, le realizzazioni del cecchino bianconero sono diciannove in quarantadue partite.
La stagione 1999-2000 si apre con la vittoria della Coppa Intertoto, anche grazie ai numerosi goal di Inzaghi (sette in quattro partite). La Juventus disputa un ottimo campionato, rimanendo in testa per quasi tutto il torneo, poi perso nella “piscina” di Perugia. Inzaghi segna quindici goal fino a marzo, poi si blocca dopo una doppietta al suo Piacenza. Il suo innato ed eccessivo egoismo comincia a creare qualche problema, soprattutto con Del Piero. Pinturicchio è ritornato dopo il grave infortunio e stenta a trovare la via della rete su azione, mentre è infallibile dagli undici metri. A Venezia la situazione precipita: la squadra bianconera è in vantaggio per 3-0, grazie al rigore di Ale e alla doppietta di Superpippo. Manca una manciata di secondi alla fine: Inzaghi è lanciato solo davanti al portiere. Alza la testa e vede Del Piero; sarebbe facile appoggiare al compagno e permettergli di segnare la prima rete su azione della stagione. Invece, Pippo salta il portiere e mette la palla in rete. Negli spogliatoi succede di tutto. Ale è furioso con il bomber piacentino, si racconta che i due vengano alle mani. Ci vorrà tutta la capacità dei dirigenti bianconeri (Moggi in primis) per ristabilire la calma. Dirà Pippo qualche mese dopo: «Di questa storia dei litigi non voglio parlare mai più». Risponde Ale: «Chi ci conosce, sa qual è la verità».
Ma qualcosa si è rotto. La società juventina acquista David Trézéguet, giovane bomber francese, e Inzaghi comincia a capire che il suo tempo a Torino sta per finire. La Juventus comincia la stagione malissimo. Eliminata al primo turno di Champions League (anche grazie alle espulsioni di Davids e Zidane e alle “papere” di Van der Sar), nonostante le cinque realizzazioni di Superpippo (di cui tre ad Amburgo). La Juventus esce anche dalla Coppa Italia, per mano del Brescia di Darione Hübner. In campionato, la squadra bianconera segue a distanza la Roma, non riuscendo quasi mai ad avvicinarla. Pippo segna undici goal, ma fallisce un rigore contro il Lecce, spegnendo quasi definitivamente le speranze di aggancio della compagine giallorossa. Dopo il pareggio per 2-2 contro la stessa Roma, Inzaghi vede il campo sempre più raramente. La società ha deciso di puntare su Trézéguet e Pippo deve accontentarsi di guardare le partite dalla panchina. Il suo bottino finale è di sedici reti in trentaquattro partite.
Durante l’estate del 2001 l’alleanza politico-economica-calcistica fra Gianni Agnelli e Silvio Berlusconi porta Inzaghi al Milan, in cambio del via libera per Thuram. Il vecchio Diavolo che, per rifondare la squadra si è affidato al profeta Terim, punta decisamente sul ritorno al goal dell’ex bianconero. A fornirgli le munizioni ci penserà il portoghese Rui Costa. Quando ritrova Ancelotti, rinasce il vecchio feeling e saranno scudetti e Champions League.

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