domenica 28 marzo 2021

Paolo VIGANO’

 

Soprannominato “il Netzer di Seregno” per la straordinaria somiglianza col fuoriclasse tedesco, compie tutta la trafila delle giovanili juventine, prima di esordire in Prima Squadra il 12 novembre ‘69, in Coppa delle Fiere, nella trasferta di Berlino contro l’Herta. Terzino atleticamente perfetto, è dotato di eccezionale agonismo e spirito di sacrificio. Buon colpitore di testa, eccezionale in acrobazia, gioca altre tre partite in maglia bianconera: in campionato, nelle ultime due partite stagionali contro Bari e Samp, e in Coppa Italia nello 0-0 contro il Bologna.
Nella stagione successiva verrà inserito nel mega scambio che vedrà Capello, Spinosi e Landini approdare in riva al Po e lui insieme a Del Sol e Zigoni emigrare nella Capitale. Poi Monza, Palermo, Brescia e Novara, prima di essere colpito da un brutto male che lo porterà alla morte a soli 64 anni.

ALBERTO REFRIGERI, “HURRÀ JUVENTUS” DEL GENNAIO 1970
Intervistare i giovani, oggi, è di moda; e molti lo fanno non senza secondi fini, e cioè quasi per accattivarsi le simpatie di coloro che ostentatamente si preannunciano «i fautori della nuova società».
Questa tavola rotonda, che abbiamo voluto offrire a quattro fra i più promettenti calciatori dell’allevamento juventino, ha intenti molto più semplici e familiari, e perciò più schietti. Abbiamo inteso cioè dare a questi ragazzi l’occasione di esprimerci a cuore aperto e senza soggezione alcuni certi loro fondamentali e genuini convincimenti, le loro più accarezzate speranze, i loro propositi più maturati.
Il tono è stato confidenziale, e ha trovato una giusta e sincera rispondenza; soprattutto abbiamo apprezzato in questi ragazzi molta spontaneità e molto buon senso, e neppure l’ombra di «arroganti contestazioni», anzi semmai un appropriato riconoscimento verso coloro che si dimostrano disposti a valorizzarli.
Partecipano alla «tavola rotonda» quattro giovani, tutti del 1950, di diverse regioni italiane; il portiere Santarelli, romano spigliato dalla battuta pronta, il siciliano Jacolino, centrocampista di valore occhi neri, sguardo intelligente; l’altro cervello di centrocampo Pacchioni, emiliano, forse un po’ timido ma con idee ben precise, e infine il terzino Viganò, lombardo, che ha già toccato la prima squadra ma che non si dà per nulla arie di arrivato. 
– Secondo voi ragazzi, per riuscire nel calcio quali doti bisogna avere?
Viganò: è tutta questione di fortuna.
Jacolino: non sono d’accordo, la fortuna aiuta, ma se non hai le doti, ciccia…
Santarelli: sono da tre anni alla Juventus, se mi hanno scelto e mi tengono significa che qualcosa valgo, ora attendo solo di dimostrarlo.
– Sinceramente, ritenete che Rabitti debba farvi giocare fra i titolari?
Momento di riflessione; poi Pacchioni, accarezzandosi il mento, rompe il ghiaccio: no, questo no, è un momento piuttosto delicato per la squadra; forse più avanti, fra qualche mese, quando la classifica lo permetterà: quando non si parli più di scudetto sicuro o di retrocessione; stesse in me proverei un giocatore per domenica; sarebbero basi gettate per il prossimo anno, proprio per conoscere esattamente il nostro valore.
Jacolino: il momento buono è passato, a meta dicembre nemmeno l’influenza ha fermato i grandi, per cui adesso non c’è nulla da fare che attendere; sono d’accordo con «Pacchio».
– Ora siete giovanissimi e vi auguriamo con tutto il cuore di sfondare, ma se così non fosse? Se passassero gli anni e vi ritrovaste in squadrette minori, cosa farete allora, o meglio, fino a che età aspetterete la gloria? 
Pacchioni, Viganò e Santarelli: fino a 24/25 anni.
Jacolino: per chi ha passione come me non c’è età; d’altra parte diversi giocatori sono venuti alla ribalta anche più avanti, vedi Cera; ciò dimostra che non bisogna mai demoralizzarsi, per chi ama il calcio occorre continuare ad ogni costo; qualcosa di buono potrà sempre venir fuori.
– Me sa proprio un giorno dovreste ammettere il vostro fallimento?
Pacchioni: anzitutto mi cercherei un buon impiego, poi continuerei a giocare in una squadretta di dilettanti, per puro divertimento.
Santarelli: mi sceglierei una squadra aziendale, dove possa lavorare durante la settimana e la domenica giocare qualche partita.
Viganò: non giocherei più, meglio troncare netto.
Jacolino: con la passione che mi ritrovo, non potrei vivere lontano dal calcio, per cui rimarrei nel giro, anche a costo di giocare in squadrette di serie inferiore.
– I vostri genitori sono d’accordo sulla vostra attuale professione di calciatori?
Viganò: i miei non volevano assolutamente, ho dovuto sudare sette camicie per convincerli, adesso ci sono riuscito.
– Avevano ragione di essere dubbiosi?
Viganò: beh, sinceramente sì, perché se non si riesce a sfondare sono anni perduti, che poi ti ritrovi sulle spalle più avanti, ma la passione tuttavia è tanta che non ti fa calcolare i pericoli.
Santarelli e Pacchioni: i nostri genitori hanno perfettamente ragione, soprattutto per il fatto che non siamo ricchi, e non possiamo permetterci di sbagliare.
Jacolino: i miei non si sono opposti, però avrebbero avuto ragione di non essere pienamente d’accordo.
– E se si fossero opposti recisamente?
In coro: Saremmo scappati da casa.
– Quali sono i maggiori sacrifici a cui vi sottoponete?
Santarelli: diciamo le sigarette...
Jacolino va al sodo: non possiamo nemmeno farci una ragazza, perché ti fai vedere in giro, poi magari capita che perdi una partita e tutti addosso con le colpe; e invece non è successo proprio nulla di male.
In coro: e poi i capelli, dobbiamo tenerli corti, purtroppo.
Jacolino precisa: e già, dobbiamo andare spesso dal barbiere perché danno fastidio a giocare.
– Ma perché desiderate cosi tanto farvi crescere i capelli?
Jacolino: perché è di moda.
Viganò: non parlo per me, ma so che in generale i giovani sono dei bastian contrari, tutti dicono di tagliarli e loro per spirito di contraddizione li lasciano crescere.
Jacolino: e poi coi capelli corti non trovi ragazze...
Coro a tre: questo non è affatto vero.
Jacolino borbottando: è vero, è vero...
– Ragazzi, torniamo al calcio, avete ammesso che, in questo momento, in prima squadra non c’è ancora posto per voi; ma sinceramente, vi sentite maturi per una maglia da titolare? O se non proprio la maglia, c’è qualcosa che desiderate?
Pacchioni: vedendo molti altri giovani giocare in serie A, giovani forti altrettanto come noi, direi che mi sentirei maturo.
Jacolino e Viganò: d’accordissimo.
Santarelli: voi avete perfettamente ragione; per me, come portiere è un po’ diverso, ho ancora bisogno di esperienza, di tirocinio.
Pacchioni: venendo alla seconda domanda, noi giovani vorremmo essere più considerati: non dico che ci facciano giocare in prima squadra, ma essere convocati più spesso, magari uno per domenica, respirare di più l’aria dei titolari, stare insomma vicino ai «grandi»; i giornali parlerebbero maggiormente di noi, che avremmo così più gusto, più incentivo ad allenarci, vedendo, anche se in piccola parte, premiati i nostri sforzi.
Viganò: Pacchioni ha ragione: almeno così, quando sei chiamato a sostituire qualche titolare, non ti trovi come un pesce fuor d’acqua.
Jacolino: sapesse quale piacere fa leggere il proprio nome sui giornali... la notorietà piace a tutti.
Pacchioni: e poi non è affatto vero che le partite o la vita di noi giovani non interessano i tifosi, si provi la parlarne di più e vedrete quale interesse suscita.
Jacolino puntualizza: è vero, specie i giornali sportivi dovrebbero fare delle classifiche sull’attività dei giovani, sui vari tornei e su quelli più in vista, così come fanno per la prima squadra.
– Potendo, cambiereste qualcosa delle regole calcistiche?
In coro: no, conviene lasciare tutto come sta.
Santarelli: avevo sentito parlare di abolire il fuori gioco per segnare più gol, ma secondo me non servirebbe a nulla, ci sarebbe sempre un «morto» in campo davanti al portiere.
Viganò e Pacchioni: io darei più autorità ai segnalinee; l’arbitro molte volte non può vedere tutto.
– Cosa pensate di questa intervista?
Pacchioni per tutti: è stata una cosa utile, potere mettere sul tappeto alcuni nostri problemi, non per avere ragione a tutti i costi, ma almeno per parlare con qualcuno che ci ascolti: Mai nessuno prima ce le aveva chieste.
– Le vostre risposte le faremo leggere al signor Rabitti, così sentiremo anche il suo parere.
In coro: ci interessa molto, perché è un allenatore che ama i giovani, che è stato vicino a noi per tanto tempo, curandoci come un padre, e che conosce tutti i nostri problemi. Un amico insomma che siamo certi, appena sarà possibile, ci chiamerà con lui.
Ed eccoci a Rabitti. Dopo aver letto con la massima attenzione l’intervista, Rabitti ha così commentato: «Mi ha fatto enormemente piacere sentire quanto hanno detto quattro ragazzi del vivaio; è questa la prima volta che ho avuto l’opportunità di conoscere il loro pensiero “ufficiale”; ho appreso, cosa che d’altronde già sapevo avendoli visti più volte all’opera, della loro infinita passione per la professione, la volontà di riuscire, anche a costo di enormi sacrifici. Voi chiedete dl stare più vicini alla prima squadra: ragazzi, ci penso ogni giorno, a voi e agli altri della De Martino, e spero di soddisfarvi al più presto: le vostre aspirazioni sono le mie e quelle della Società; di ognuno di voi so tutto, conosco tutto, pregi e difetti: anche se ultimamente ho dovuto dedicare a voi meno tempo che non nel passato, sono al corrente di ogni minimo particolare che vi riguarda. Ragazzi, non mollate, sappiate attendere la vostra ora senza demoralizzarvi, prima o poi sarà il campo a decidere, lui è il vero giudice, quello che farà affiorare la verità “vera”; da parte mia vi prometto di fare tutto il possibile affinché questo momento della verità arrivi presto, e possa darvi tante soddisfazioni».
Facciamo nostro questo augurio, con la speranza di poter presto dedicare tutta una pagina di Hurrà all’esplosione di un nuovo campione.


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