venerdì 27 agosto 2021

Michele PADOVANO


«Ha dinamite nelle gambe – scrive di lui Renato Tavella – e cervello fino. Intuisce, scatta, sa smarcarsi. Tira e segna. Poi ha dalla sua un’altra molla decisiva che lo agita al meglio: il desiderio di imporsi, di non lasciarsi sfuggire la grande occasione arrivata. Giocare nella Juve, in una grande squadra, dopo una carriera dura e sempre combattuta nei ranghi di società minori. Onore al merito, quindi, alla valorosa grinta di Padovano, torinese cresciuto al calcio nel Barcanova, una delle più gloriose società dilettantistiche piemontesi. L’uomo è temprato e conosce il senso della fatica e dell’impegno. Niente di meglio per Lippi, sempre alla caccia, dentro l’animo dei suoi giocatori, di motivazioni forti e nuove».

SILVIA GROSSO, DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL’AGOSTO 1995
Nel primo giorno di ritiro, Michele Padovano e il ritratto della felicità, e non è difficile immaginare il perché. Sa che la Juventus rappresenta un punto di svolta nella sua carriera ed è onorato di vestire la gloriosa casacca bianconera. Avrà poi la possibilità di scendere in campo ogni domenica con il tricolore cucito addosso, per difenderlo dagli assalti delle inseguitrici e tenerlo ben stretto il più a lungo possibile. Per non parlare dell’opportunità di giocare in Champions League, competizione che non ha certo bisogno di presentazioni e che costituisce un traguardo per qualsiasi calciatore professionista. Ma c’è un ulteriore fattore che rende ancora più emozionante l’esperienza bianconera di Michele Padovano: la possibilità di giocare a Torino, la città dove è nato. E non è poco, se pensiamo a quante squadre ha dovuto cambiare, in giro per l’Italia. prima di riuscire a tornare a casa
Ripercorrendo in breve la sua carriera scopriamo che ha incominciato come professionista nell’Asti T.S.C. in serie C2, nella stagione 1985/86; l’anno successivo è passato nelle fila del Cosenza, dove è rimasto per quattro stagioni, conquistando nel 1987/88 la promozione in serie B. Nel 1990/91 ha disputato ii primo campionato in serie A, con ii Pisa, mettendo a segno ben 11 reti, che costituiscono ii suo record personale. Dopo questa prima esperienza nella massima serie ha iniziato a girovagare per l’Italia, cambiando società ogni anno: Napoli, Genoa, Reggiana, di nuovo Genoa agli inizi del campionato 1994/95, poi ancora Reggiana nel novembre ‘94 e ora l’arrivo alla Juventus.
Noi di “Hurrà Juventus” lo abbiamo incontrato nel giorno dell’inizio del ritiro estivo, che ha coinciso con la sua presentazione ufficiale in bianconero, e lo abbiamo trovato pieno di entusiasmo e di umiltà. Ecco i suoi primi pensieri targati Juve: «Sono felicissimo di essere qui, è ovvio. Queste è la più grossa occasione della mia carriera e spero di riuscire a sfruttarla al meglio. Il mio primo traguardo consiste nei farmi trovare pronto quando Lippi avrà bisogno di me. So di avere davanti attaccanti del calibro di Fabrizio Ravanelli e Luca Vialli, senza dimenticare Del Piero, che hanno disputato una stagione eccezionale ed è giusto che partano titolari. Starà a me riuscire a farmi valere e apprezzare quando sarò chiamato in causa. Questa situazione non mi penalizza, anzi mi fornisce una motivazione in più, da aggiungere alle tante legate al semplice fatto di giocare nella Juventus, la squadra campione d’Italia, dalla quale tutti si aspettano sempre il massimo e contro la quale tutti giocano sempre con il massimo accanimento. Comunque gli impegni non mancheranno e penso che ci sarà spazio anche per me. So che alla base dei successi della scorsa stagione c’è stata la forza e l’unità del gruppo; ritengo che anche in futuro l’armonia all’interno dello spogliatoio giocherà un ruolo fondamentale e per questo motivo farò il possibile per inserirmi nel migliore dei modi. Del resto mi sto già trovando benissimo con tutti quanti. In questo sono facilitato dal mio carattere socievole e dall’esperienza accumulata con gli anni: per me cambiare squadra e fare amicizia con nuovi compagni non è certo una novità».
Nel tentativo di conoscere un po’ meglio l’ultimo arrivo di casa Juve, gli abbiamo domandato di presentarsi ai suoi nuovi tifosi, descrivendo le proprie caratteristiche di calciatore.  «Io sono un attaccante, questo è sempre stato il mio ruolo. Posso giocare sia in appoggio a un altro attaccante. Comunque sono versatile e non credo che avrò difficoltà ad adattarmi agli schemi del mister. Per il resto non saprei cosa dire... preferisco farmi conoscere con i fatti, con le buone prestazioni e con i gol».
Visto che non ama dilungarsi suite proprie doti tecniche, ricordiamo che i Padovano è un giocatore dotato di forza fisica, abile nel gioco a terra e, grazie all’ottima elevazione, anche in quello aereo; particolare non trascurabile è infine la sua costanza in fatto di marcature.
Nel giro di pochi mesi la vita di questo calciatore è cambiata. Con la Juventus ha la possibilità di giocare ai massimi livelli e di vivere una realtà agonistica a lui ancora sconosciuta. Ecco le sue considerazioni: «La Juve è la più grande squadra in cui ho avuto occasione di giocare, una squadra sempre competitiva su tutti i fronti, con un’organizzazione di gioco che, nello scorso campionato, l’ha resa irresistibile. Basta pensare a quante occasioni-gol si creano in ogni partita: sono davvero tante e, per un attaccante, questo è fondamentale. In passato mi capitava di avere un’occasione-gol ogni due o tre partite e la preoccupazione principale era, di solito, la salvezza. Ora, con la Juve, la mia vita e il mio modo di vivere il calcio sono cambiati. Spero che la squadra continui a vincere e che lo faccia anche con il mio contributo. Sarà bellissimo doversi preoccupare di rimanere ai vertici, di vincere sempre. Penso che mi ci abituerò in fretta».
D’altronde giocare nella Juve significa proprio questo: capire che conta solo vincere. E Padovano l’ha già capito.
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L’esordio è di quelli da incorniciare: prima partita della Coppa dei Campioni, la Juventus scende in campo a Dortmund, contro il Borussia. Mancano Vialli e Ravanelli, squalificati, e Lippi punta tutto su Michele. L’inizio è un incubo: dopo pochi secondi Möller beffa Peruzzi, 1-0 per il Borussia. La Juve reagisce alla grande e, su un cross dalla sinistra, Padovano sale in cielo per colpire di testa e infilare il pallone nella porta tedesca: 1-1 e palla al centro. Ci penseranno poi Del Piero, con un gol strepitoso, e Conte a dare la vittoria alla squadra bianconera.
«Quando tornammo da Dortmund, alla ripresa degli allenamenti venne a complimentarsi con noi, come spesso accadeva, l’Avvocato. Si avvicinò a me e disse: “Caro Padovano, se ci fossi stato io in porta quel gol non l’avresti fatto”. Beh, all’Avvocato tutto era permesso. Ecco, a proposito di carisma una figura come quella dell’Avvocato mi manca tantissimo; lui si che era carismatico. Il più carismatico che abbia mai conosciuto».
La stagione della Juventus è memorabile: in campionato il cammino è pieno di incertezze, ma in Coppa Campioni la squadra vola. Unica pecca, la sconfitta al Bernabéu, per 1-0, nei quarti di finale, contro il Real Madrid: per qualificarsi, la Juventus, dovrà giocare una partita perfetta a Torino. Manca Ravanelli, squalificato, e Michele lo sostituisce: non deluderà le aspettative, realizzando il gol del 2-0, quello della qualificazione. «Mi trovo tra i piedi una palla d’oro. La controllo, in una frazione di secondo alzo la testa e tiro a botta sicura. Sento un boato assordante. No, sono sicuro che non lo dimenticherò più».
A Roma, nella finale contro l’Ajax, entra a partita iniziata, al posto di Ravanelli. Realizza il proprio rigore e può sollevare la Coppa dalle Grandi Orecchie con pieno merito. «Effettivamente non ero male a tirare i rigori. In Serie A ne ho sbagliato solamente uno. Quella sera a Roma, è vero che Van der Sar intuì il mio calcio di rigore, ma io ero talmente sicuro di fare gol che non mi sono preoccupato per niente, perché in quei momenti ciò che più conta è la sicurezza che hai sul viso e a me non mancava. A livello professionale è stata sicuramente la più importante della mia carriera, ma quando mi chiedono di descrivere cosa ho provato mi rendo conto che non riesco a esprimere le mie emozioni, perché sono sensazioni troppo personali per poterle raccontare».
È soprannominato Harley Davidson per la sua passione per quel tipo di moto. «Ne possiede due e sono bellissime – afferma la moglie Adriana – ma per me sono molto scomode quando si tratta di affrontare un lungo viaggio, anche se mi piace andare in moto con mio marito. Michele ha molta personalità e un carattere incredibile; è espansivo con gli amici intimi, ma rimane diffidente verso le persone che conosce superficialmente».
Il campionato successivo è quello della consacrazione: Vialli e Ravanelli emigrano in Inghilterra, arrivano Boksic e due giovani di belle speranze, Christian Vieri e Nick Amoruso. La concorrenza non spaventa Michele che conquista presto il posto da titolare, diventando protagonista assoluto nella conquista della Supercoppa Europea, con due reti a Parigi, nella favolosa vittoria per 6-1, contro il Paris Saint Germain.
«La vita e il pallone mi hanno insegnato a crescere. Prima ero insofferente, mi arrabbiavo per nulla, adesso dico che quello che ho avuto è molto e naturalmente mi basta. Quest’anno la Juve ha comperato due attaccanti e due già ne aveva. In tutto fanno cinque, me compreso. E per tutti ero il quinto. La cosa non mi ha sconvolto, ho pensato ad allenarmi bene e adesso gioco. Quando uscirò, se uscirò, nessun problema. Lavorerò per rientrare».
In campionato il suo apporto è sempre considerevole e la Vecchi Signora corre spedita verso lo scudetto, grazie anche alla preziosissima vittoria allo Stadio Olimpico, contro la Lazio, dove Padovano mette a segno una doppietta.
«Cosa aveva di speciale quella Juve? Il gruppo! Io ho girato tantissimo ma il gruppo che ho trovato in quella Juventus non l’ho trovato mai da nessun’altra parte. L’allenamento era alle 15? Beh, alle 13 e 30 eravamo già tutti nello spogliatoio, con una voglia incredibile di migliorarci. Quando affrontavamo le partite, gli avversari perdevano già nel tunnel che portava al campo; leggevano nei nostri occhi la voglia di vincere e non ce n’era per nessuno».
La Nazionale non può fare a meno di notare Michele e il commissario tecnico Maldini lo convoca per le due partite, valide per la qualificazione ai Mondiali in Francia, contro Moldavia e Polonia. Sembra l’inizio di un sogno, ma la sorte è in agguato: domenica 23 marzo 1997, la Juventus è impegnata al San Paolo contro il Napoli. La partita termina 0-0 e Padovano entra al 16’ della ripresa per sostituire Vieri; non può certamente immaginare che sarà l’ultima partita in campionato, per quella stagione.
Sabato 29 marzo, l’Italia batte la Moldavia a Trieste per 3-0: alla festa partecipa anche Michele, entrato al 23’ della ripresa, sempre in cambio di Bobo. Nonostante i pochi minuti, Padovano impressiona Maldini che gli assicura il posto di titolare nella partita di Chorchow, in Polonia. Al termine di un normale allenamento, il commissario tecnico azzurro, chiede ai rigoristi di provare le loro esecuzioni. Padovano è il cecchino designato e si impegna più degli altri. Peruzzi, che è uno specialista, non ha mai scampo contro i tiri di Michele, ma all’ennesimo tentativo, anziché gli sberleffi del tiratore e le imprecazioni del portiere battuto, si sente solamente un terribile crack: il ginocchio di Padovano è saltato. Lui non lo sa ancora, ma in quel momento, la sua carriera di calciatore è praticamente finita. «Era la vigilia dei Mondiali del 1998 e il Mister Maldini mi teneva in grande considerazione. Dai, diciamo che sono stato la fortuna di Vieri. Perché, probabilmente, se ci fossi stato anch’io avrebbe giocato meno!».
La convalescenza è lunga, ritorna in campo per la Supercoppa Italiana, in agosto, contro il Vicenza e in Coppa Italia, contro il Brescello, ma il ginocchio gli fa ancora male, troppo male e non gli permette quegli scatti brucianti che lo rendevano imprendibile. Domenica 14 settembre 1997, Stadio Olimpico di Roma: Padovano è sostituito al 26’ del secondo tempo da Amoruso e non vestirà mai più la maglia bianconera. Qualche settimana dopo, infatti, sarà ceduto al Crystal Palace, in Inghilterra.
I suoi numeri in maglia bianconera: 63 presenze e 18 gol, due scudetti, una Coppa dei Campioni, una Supercoppa Europea e una Supercoppa Italiana. Numeri che non rendono giustizia a questo sfortunatissimo campione.

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