venerdì 28 marzo 2025

Helge BRONEE


Nato a Nöebölle, in Danimarca, il 28 marzo 1922, arrivò alla Juventus nel 1954, proveniente dalla Roma, oramai trentaduenne; centravanti di tipo particolare, quasi di scuola danubiana, non privilegiò mai la forza rispetto alla tecnica. I suoi piedi erano quelli di un fine dicitore di gioco, i suoi goal furono raramente espressioni di potenza. Quello che Bronée cercava era innanzitutto la bellezza del gesto atletico, la coordinazione nei movimenti, mai disgiunta dalla raffinatezza nel tocco. Un giocatore di classe suprema, un precursore del collettivo, tatticamente indisciplinato, ma è un grandissimo talento naturale.

giovedì 27 marzo 2025

Merih DEMIRAL

 


«Dopo due anni in bianconero, ora è arrivato il momento di salutare Torino. Due anni fa mi avete accolto come un vostro fratello. Dal primo momento mi sono sentito a casa. La qualità dello staff e dei giocatori con cui ho avuto modo di giocare e lavorare è stata sorprendente. Sono orgoglioso di tutte le cose che abbiamo raggiunto insieme. Grazie a tutte le persone che lavorano o hanno lavorato nel club. Alla fine sono così felice di aver condiviso questi momenti eccezionali con la mia famiglia della Juve. Sarete sempre nei miei ricordi. Grazie e in bocca al lupo Juventus».

mercoledì 26 marzo 2025

Simone PADOIN


«A tutti i tifosi juventini, premesso che si tratti per me di una cosa assolutamente inusuale scrivere sui social (di cui sono sprovvisto, questo è di mia moglie) e, infatti, è la prima volta che lo faccio, penso che in questa occasione sia assolutamente necessario esprimere da parte mia un ringraziamento particolare a tutto il popolo bianconero che in questi anni mi ha dimostrato costantemente il suo affetto. So assolutamente che un semplice grazie non può bastare a spiegare la mia gratitudine verso tutto l’ambiente juventino: questi sono giorni in cui provo sentimenti contrastanti, da una parte sono carico a mille per la nuova avventura che mi attende, dall’altra provo un grande nodo alla gola per quello che sto lasciando e che con questa lettera voglio ringraziare.

martedì 25 marzo 2025

Matteo PARO


Nato ad Asti il 17 marzo 1983, compie tutta la trafila nelle giovanili bianconere, fino a debuttare in Serie A il 17 maggio 2003, in Reggina-Juventus 2-1. Nella stagione successiva è ceduto in prestito, insieme a Sculli e Gastaldello, al Chievo, nell’operazione che porta Legrottaglie in bianconero. Ritorna alla Juventus tre anni dopo: la società e il tecnico Deschamps puntano molto su di lui; effettivamente, Matteo è un centrocampista con ottime qualità, sia in fase difensiva sia in fase di costruzione del gioco. Disputa 32 partite con la Juventus, delle quali 27 da titolare, sfruttando i soventi problemi fisici di Giannichedda e di Zanetti; nella seconda parte della stagione, complice un infortunio, cede il posto di titolare a Marchisio, altro prodotto delle giovanili della Juventus. Paro entra di diritto nella storia della Juventus; è proprio lui, infatti, a realizzare il primo gol della Vecchia Signora nel campionato di Serie B, il 9 settembre 2006 nella partita di esordio contro il Rimini. L’estate successiva, non rientrando nei piani del nuovo allenatore Ranieri, è ceduto in comproprietà al Genoa, dove ritrova il suo mentore Gasperini.

lunedì 24 marzo 2025

Bruno MAZZIA


Vero e proprio “jolly” di centrocampo, Bruno Mazzia da Vigliano Biellese, affronta le sue due avventure bianconere con il ruolo di prima riserva, vale a dire (in tempi durante i quali non erano consentite le sostituzioni) il calciatore valido per tutte le occasioni e per ricoprire tutti i ruoli. Così, piano piano, il buon Bruno mette insieme settantasei partite e sei gol. La sua annata migliore è senza ombra di dubbio, la 1961-62: ventisette presenze, due goal e, soprattutto, titolare nella triplice sfida contro il grandissimo Real Madrid di Puskas, Di Stefano, Gento, Santamaria e Del Sol, terminata in modo nefasto nella “bella” di Parigi.

domenica 23 marzo 2025

Ezio SCLAVI


DANTE PEPI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL MAGGIO 1972
Un portiere che gioca stopper. Amici lettori, non spaventatevi di questo titolo piuttosto anacronistico poiché sono pochi coloro che ancora ricordano il povero Ezio Sclavi, ex portiere laziale degli anni trenta e per una stagione, quella del 1925-26 alla Juventus quale riserva di Gian Piero Combi. Sclavi era dotato di una classe eccezionale per cui era considerato un portiere formidabile, specialmente nelle palle alte, e spesso, anche in quelle a terra, era da considerarsi imbattibile. Però nonostante che fornisse in continuazione prove su prove degne dei migliori guardiani dell’epoca, alla nazionale ci arrivò solamente tre volte e sempre in sostituzione di Combi che allora nel suo ruolo non aveva rivali.

sabato 22 marzo 2025

Sergio CERVATO


Figlio di contadini, nasce a Carmignano di Brenta (PD), il 22 marzo del 1929 ed è scoperto diciottenne nel Bolzano da Renato Bottacini. A seguito della retrocessione, in considerazione delle qualità del giocatore, Bottaccini lo indirizza, viste le ottime sue conoscenze con il sodalizio genovese (allora i procuratori non esistevano), alla Sampdoria. I provini non sono esaltanti e la società si aggrappa, per rescindere il contratto, a una carenza di equilibrio, essendo l’atleta mancante di una falange al dito della mano. Viene quindi immediatamente indirizzato alla Fiorentina e sarà la sua fortuna.

venerdì 21 marzo 2025

Giuseppe GALDERISI


«Galderisi ebbe un momento di fortuna che oggi si potrebbe definire sfacciata – scrive la pungente penna di Caminiti – nell’esordio in Serie A dal 60’ in sostituzione di Marocchino, avvenuto a Perugia in un match senza gol, il 9 novembre 1980, le sue doti si erano potute appena intuire, doti di sveltezza innanzitutto. Poi il 14 febbraio 1982 giocò contro il Milan e segnò i tre gol della sua vita, e Boniperti, cioè il più silenzioso presidente dell’intera storia del pallone, gli dedicò una frase, anzi un pensiero, ricco di una grande virtù: la generosità. Boniperti disse testualmente: “Questo Galderisi fa gol come Zoff para”. Erano i giorni in cui Zoff lustrava la sua gloria sempiterna e parve una profezia per la carriera più luminosa. Così fu in effetti, anche se di gol nella Juventus, dopo quei tre, non ne avrebbe segnati molti: il marchio, direbbe Angelo Caroli, rimane».

giovedì 20 marzo 2025

Piero MAGNI


Da quando, nel 1929, è stato istituito il campionato a girone unico – si legge su “Hurrà Juventus” del marzo 1974 a firma di Guido Magni – sui campi della massima divisione sono passati più di diecimila giocatori, ma uno solo è riuscito nell’ardua impresa di ricoprire nel corso della sua carriera tutti e undici i ruoli, dal portiere all’ala sinistra. Si tratta di Piero Magni che per sette anni, dal 1942 al 1948 difese i colori della Juventus e a cui, a giusta ragione, va il titolo di «superjolly».

mercoledì 19 marzo 2025

Roger MAGNUSSON


1967: scudetto vinto significa Coppa dei Campioni da onorare – scrive Gianni Giacone – se possibile agganciare, comunque sognare. Sarà molto dura, con le frontiere chiuse e con un mercato che ha pochi pezzi pregiati, praticamente irraggiungibili. Il sogno è il giovane Gigi Riva, che non si muove da Cagliari. Anche il granata Meroni farebbe felice l’Avvocato, ma con il Torino non si può, i tifosi granata farebbero la rivoluzione. I rinforzi veri sono Volpi a centrocampo e Simoni a dare una mano all’attacco. In extremis, e solo per la Coppa, arriva uno svedese spilungone di nome Magnusson.

martedì 18 marzo 2025

Roberto TRICELLA


Il tamburino convoca rullando a due mani l’attenzione delle case a filo sul vicolo – scrive Carlo F. Chiesa sul “Guerin Sportivo” del 24 giugno 1987 –. Il tamburino è un bimbo colmato da una palandrana lunga fino ai piedi, gli ondeggia in testa il lungo cappello a cilindro di certe favole popolate di nani e fanciulle in fiore. Ascoltate, popolo, udite, udite... La piccola corte dei banditori ch’egli precede e annuncia dispensa polvere di suoni prima di rimpicciolire fino a dileguarsi oltre un’ansa tra spigoli di muri e il respiro immobile dell’acciottolato.

lunedì 17 marzo 2025

Roberto GALIA


Dire cose importanti in perfetto silenzio è un privilegio degli uomini veri – afferma Maurizio Crosetti su “Hurrà Juventus” del maggio 1992 –. Dirle senza urlare, in un calcio ricco di eccessi, è impresa titanica. Eppure, Roberto Galia percorre questo strano mondo da tanti anni ed è riuscito a non cambiare, a non fare deroghe. Il bello è che, la sua, non è l’umiltà un po’ appiccicosa e retorica dei vinti, ma una serenità che deriva dalla piena coscienza dei propri mezzi e dei propri limiti; una «scheda» personale che il centrocampista bianconero tiene a mente e usa come cartina di tornasole della realtà: «Mi conosco, so di non essere un fuoriclasse ma un giocatore prezioso forse sì. Ho cambiato diverse maglie, sono sempre andato d’accordo con i miei allenatori e sempre ho avuto la precisa sensazione di essere utile. Non è poco».

domenica 16 marzo 2025

FIORENTINA - JUVENTUS


24 gennaio 1971, Stadio Comunale di Firenze
FIORENTINA – JUVENTUS 1-2
FIORENTINA: Bandoni; Galdiolo e Longoni; Brizi (dal 45’ D’Alessi), Ferrante e Berni; Ghiandi, Esposito, Mariani, De Sisti e Chiarugi. In panchina: Superchi. Allenatore: Pesaola
JUVENTUS: Tancredi; Spinosi e Furino; Cuccureddu, Morini e Salvadore; Haller, Causio, Anastasi, Capello e Bettega. In panchina: Ferioli e Novellini. Allenatore: Picchi
ARBITRO: Toselli di Cormons
MARCATORI: Ferrante al 22’, Bettega al 36’, Causio su rigore al 49’

sabato 15 marzo 2025

Giuseppe ZANIBONI


Nasce a Stagno Lombardo, in provincia di Cremona, il 13 marzo 1949; libero o stopper a seconda delle esigenze tattiche, Zaniboni si distingue per la tendenza a marcare l’avversario, privilegiando l’anticipo sulla palla al controllo arcigno e prettamente fisico. È uno stopper di quelli gentili, che non tira calcioni: «Sono nato come libero, ma alla fine ho sempre fatto il marcatore. Ero uno che prendeva gomitate più che dare calci».

venerdì 14 marzo 2025

Fernando VIOLA


Prodotto del vivaio bianconero, veste la maglia più importante a vent’anni e ci arriva in una giornata per concentrazione di eventi, anche atmosferici oltre che sportivi: il giorno nel quale la Juventus di Vycpálek capisce in pratica di potere e volere lo scudetto numero 14. 12 marzo 1972, al Comunale contro il Bologna: Nando Viola, elemento di spicco della Primavera, è chiamato a rimpiazzare niente meno che Causio già detto Brazil, a sua volta investito dei panni di Haller. «Esordire in Serie A – dice Fernando – è il miglior modo per prepararsi alla maggiore età. Certo, entrare nella Juventus in questo momento decisivo del campionato, è un’impresa. Prometto comunque il massimo impegno. Ho un po’ di emozione, ma sono sicuro che in campo tutto passerà».

giovedì 13 marzo 2025

Edgar DAVIDS

Hanno fatto festa al Milan in questi giorni – afferma Matteo Marani sul “Guerin Sportivo” del 10-16 dicembre 1997 – e non c’entra la vittoria sul Bari, comunque indispensabile per sperare ancora in un miracoloso aggancio all’Inter. A rallegrare gli sconsolati animi di Milanello sono bastate (ogni tempo ha le sue gioie!) due partenze: quelle di Winston Bogarde e di Edgar Davids, la detestata coppia olandese che si era attirata addosso, come una potente e nefanda calamita, il livore di dirigenti, giornalisti e compagni di squadra.

mercoledì 12 marzo 2025

Baldo DEPETRINI


Una volta nelle squadre di calcio il lavoro non si distribuiva – racconta Vladimiro Caminiti – non lavoravano tutti. Di undici c’era il portiere comandato di parare anche spezzandosi le nocche delle dita; e c’era il centravanti assegnato alle illusioni del gol, a ingrandirsi con quelle, ad appartarsi con quelle. I terzini facevano i terzini e basta, i mediani si occupavano di marcare e basta, le mezzeali concertavano l’azione del gol uno generalmente con più foga dell’altro che non si affrettava. Una volta, le squadre di calcio avevano i padroni del vapore che erano gli oriundi, e poi furono i nordici, pelandroni con lentiggini e alterigia. Una volta, nelle squadre di calcio dovevano correre in pochi, perché mediocri, perché comandati di correre e basta. Dovevano rompersi le ossa, potevano lamentarsi solo a letto, erano pagati poco e peggio. Rava si ribellò in nome di tutti quelli che non erano attaccanti e famosi.