domenica 6 novembre 2016

CHIEVO - JUVENTUS

27 gennaio 2002 – Stadio Bentegodi di Verona
CHIEVO-JUVENTUS 1-3
Chievo: Lupatelli; Moro, D’Angelo, Lorenzi e Lanna; Eriberto (dall’87’ Franceschini), Perrotta (dall’82’ Barone), Corini e Manfredini (dal 77’ Beghetto); Corradi e Marazzina. In panchina: Ambrosio, Foglio, Legrottaglie e Binotto. Allenatore: Del Neri.
Juventus: Buffon; Thuram, Ferrara, Iuliano e Pessotto (dal 93’ Montero); Zambrotta, Conte, Davids e Nedved; Trézéguet e Del Piero (dall’85’ Zalayeta). In panchina: Carini, Birindelli, Zenoni, Maresca e Tacchinardi. Allenatore: Lippi.
Arbitro: De Santis di Tivoli.
Marcatori: Ferrara al 18’, Moro autorete al 48’, Marazzina al 59’, Del Piero su rigore al 72’.

GIANCARLO PADOVAN, “CORRIERE DELLA SERA”
Tutto è come doveva essere. La Juve al suo posto a competere per il titolo, il Chievo a non farsi risucchiare dalla media classifica, l’arbitro De Santis a vedere quel che non c’è e a ignorare quel che c’è. Ieri sera non c’era il primo rigore (sbagliato da Del Piero) a vantaggio dei bianconeri (Lupatelli interviene in anticipo sullo stesso Del Piero e nettamente sul pallone), mentre ci sarebbe dovuta essere la seconda ammonizione per Del Piero (fallo da dietro su Moro) e l’espulsione dello stesso Moro. Poteva starci il secondo rigore ma, come minimo, è generoso (Moro ha effettivamente le braccia larghe, però sta saltando e Nedved gli è vicinissimo). Doveva esserci qualche cartellino giallo in più a carico della Juve, perché nella ripresa ha fatto più falli dell’avversario e non tutti leggeri. Tuttavia, la squadra di Lippi non ha vinto per intervento dell’arbitro. Ha vinto perché è tornata a essere forte e quadrata, decisa e lucida. Non ha giocato meglio del Chievo, però al contrario del Chievo non ha buttato nulla, neanche i colpi di fortuna: il 2-0, causato da un’autorete di Moro, su cross di Del Piero, è un segno. Se è stata una bella partita lo si deve, comunque, al Chievo. Intanto perché i veronesi hanno cercato di più la manovra e la sua finalizzazione. Poi, perché quando sono tornati ad alzare i ritmi e a ripristinare i tagli degli attaccanti, si è ripresentata la minaccia alla porta di Buffon con un palo colpito da Franceschini.
Eppure la partita era apparsa segnata fin dal momento in cui la Juventus è andata in vantaggio con Ferrara, di testa, e da calcio da fermo (18’: angolo di Del Piero, torre di Trézéguet, corta la smanacciata di Lupatelli). Se, infatti, il Chievo poteva esibire una manovra fatta di una spettacolare essenzialità, in cui la giocata a un tocco diventa necessaria, i bianconeri si dimostravano superiori a centrocampo. Il punto era, ed è per ogni partita, il possesso di palla: la Juve, soprattutto dopo il vantaggio, ne faceva un uso difensivo-contropiedistico; il Chievo era invece costretto a velocizzare l’azione per mettere in difficoltà l’avversario.
Nel primo tempo, il Chievo ha avuto due occasioni per pareggiare, entrambe con Eriberto, una assai dissimile dall’altra: in un caso (girata al volo) è stato determinante il balzo all’indietro di Buffon (un portiere che, pur non valendo cento miliardi, è decisamente più bravo di Lupatelli); nel secondo, culmine di un’azione in parte individuale (Eriberto) in parte combinata (scambio con Marazzina), a sbagliare è stato proprio il brasiliano. La partita sarebbe potuta cambiare al quarto d’ora della ripresa, quando Marazzina ha trasformato in un diagonale incrociato un lancio di Corini, forse l’unico suggerimento davvero felice in una serata caratterizzata da molti errori. A quel punto (1-2), e fino al secondo rigore stavolta trasformato da Del Piero, la Juve ha perso il controllo delle operazioni senza tuttavia permettere che lo trovasse il Chievo e nonostante Del Neri, frenetico nell’invertire Eriberto con Manfredini, avesse avanzato il raggio di azione di Corini. Bravi i bianconeri che hanno fatto girare palla, con calma, sfruttando l’uomo in più che spesso avevano a centrocampo. Insomma, non ha vinto per caso la Juve, ieri sera. E, infatti, probabilmente le sarebbe riuscito ugualmente senza che De Santis, alla sua terza apparizione con i bianconeri, ingerisse con pesantezza sgradevole. Sarebbe stato meglio per tutti. Anche per il Chievo.


ALBERTO SPADACCINO, “CORRIERE DELLA SERA”
Ha rischiato di finire molto male la serata juventina di Verona. Al termine della gara con il Chievo, quattro bianconeri (Trézéguet, Iuliano, Zambrotta e Maresca) che viaggiavano insieme in auto hanno avuto un incidente in Viale Piave, lo stradone nelle vicinanze dello Stadio Bentegodi che porta all’autostrada. Tutti se la sono cavata con un grosso spavento.
Sul campo la Juventus si è imposta per 3-1, ma la sua vittoria, come già era accaduto all’andata, è annacquata dalle polemiche dei veronesi. In particolare, è l’insolitamente ironico presidente del Chievo, Luca Campedelli, a mettere il dito nella piaga, giudicando ottimo l’arbitraggio di De Santis, che ha concesso due rigori alla formazione di Lippi. «Le immagini parlano da sole e non vale la pena di commentarle. Io dico che l’arbitro è stato il migliore in campo e che mi piacerebbe fosse designato anche per la nostra prossima partita, quella di mercoledì con la Lazio. Al di là di questo, faccio i complimenti ai miei giocatori per come hanno interpretato la gara».
Luigi Delneri, allenatore del Chievo, approfondisce il concetto: «Le azioni dei rigori le hanno viste tutti. Sul primo caso, l’arbitro ha sbagliato due volte perché, se ha deciso di concedere la massima punizione, doveva anche espellere Lupatelli per fallo da ultimo uomo. Sul secondo, Moro avrebbe dovuto tagliarsi il braccio per non intercettare la palla. Poi non mi sono piaciute alcune valutazioni su normali falli di gioco. Dico solo che il primo ammonito è stato Corradi per un fallo su Davids».
In casa della Juventus si cerca di spegnere il fuoco delle polemiche. Marcello Lippi è il primo a vestire i panni del pompiere. «Oramai è normale che tra Juventus e Chievo finisca con qualche recriminazione. All’andata tutti si soffermarono sul rigore che decise l’incontro, senza rimarcare il fatto che a Trézéguet è stato annullato un goal regolare. Questo è comunque un risultato importante, perché ci ha permesso di mantenere inalterato il distacco dalla Roma e di rosicchiare qualcosa all’Inter. Per lo scudetto ci siamo anche noi».
Del Piero con la consueta sportività ammette l’inesistenza del primo rigore: «Quello di Lupatelli non mi è sembrato un intervento da penalty. Lo avrei detto anche all’arbitro, ma non mi è stato possibile, perché era già stato accerchiato dai giocatori del Chievo».

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