domenica 5 novembre 2017

Sergio Bernardo ALMIRÓN


Nasce a Santa Fe, in Argentina, il 7 novembre 1980. Centrocampista centrale dotato di buona visione del gioco e di un ottimo destro dalla media distanza, è considerato dalla maggior parte degli addetti ai lavori come l’erede naturale di Verón, al quale assomiglia molto anche fisicamente. Cresce in una delle formazioni più quotate argentine, il Newell’s Old Boys, dove rimane fino all’estate del 2001, quando arriva in Italia, per indossare maglia dell’Udinese, con la quale esordisce il 23 settembre 2001, nell’incontro vinto a Perugia per 2-1. Nella stagione 2003-04 si trasferisce a Verona, in Serie B, dove rimane solamente quel campionato. Ceduto all’Empoli, trova la sua dimensione ideale e mette in mostra tutte le sue qualità. Con la compagine toscana disputa tre stagione ad altissimo livello, tanto da attirare le attenzioni delle maggiori squadre italiane.
La spunta la Juventus, che, il 21 giugno 2007, gli fa sottoscrivere un contratto quinquennale, per il costo di nove milioni di euro. Le sue prime parole in bianconero sono molto timide: Sergio ha la piena fiducia dell’allenatore bianconero Ranieri, che gli consegna le chiavi del centrocampo. Maglia numero quattro sulle spalle, Almirón inizia l’avventura juventina con buon piglio, realizzando anche una rete, nella partita di Coppa Italia vinta contro il Parma. Sembrano tutte rose e fiori ma dopo qualche partita, Sergio mostra notevoli limiti caratteriali e la maglia bianconera comincia a pesargli più del dovuto. «Forse non sono ancora pienamente maturo per una squadra come la Juventus, ma spero che i campioni mi possano aiutare e insegnare tutto ciò che dovrò imparare nei prossimi mesi», ammette.
L’esplosione di Nocerino e l’importanza tattica di Zanetti, lo confinano alla panchina; è rispolverato da Ranieri in occasione della partita di Coppa Italia nella sua Empoli, ma Almirón fallisce nuovamente, macchiandosi di un’espulsione all’inizio del secondo tempo. L’avventura bianconera di Sergio termina qui; un’apparizione negli ultimi minuti contro la Sampdoria e, il 24 gennaio 2008, la Juventus lo cede in prestito ai francesi del Monaco.


FABIO ELLENA, “HURRÀ JUVENTUS” LUGLIO 2007
A ventisette anni quasi compiuti, una fetta importante della sua vita l’ha passata qui. In Italia è giunto nel 2001, ingaggiato dall’Udinese che Io prelevò giovanissimo dal Newell’s Old Boys, una delle formazioni sudamericane più note, in cui anche suo padre ha lasciato un segno, oltre a quello del Mondiale 1986 con Maradona. Udine e Verona sono state tappe per la sua crescita, fino alla consacrazione a Empoli: una promozione, una salvezza e una storica qualificazione Uefa, conquistate anche con i suoi goal. Come quello rifilato a Buffon nel 2006, al Delle Alpi: «Me lo ricordo bene, non capita tutti i giorni di fare goal a Gigi. A fine partita, mi ha fatto piacere anche sapere che temeva le mie punizioni».
Ora, per questi calci piazzati, a esultare vogliono essere i tifosi bianconeri. E l’argentino con loro: «Voglio mostrare a tutti il mio valore, sono pronto ad affrontare ogni difficoltà. Ce la metterà tutta, come ho sempre fatto. È un nuovo punto di partenza della mia carriera, lo aspettavo da tempo».
Con questo biglietto da visita, per Almirón sarà facile entrare in sintonia con i compagni e con Ranieri. Nella nuova squadra ritroverà un vecchio amico: «Ho già giocato con Iaquinta a Udine, gli altri li conosco per averli affrontati in questi anni. Arrivo in una grande squadra, con tanti campioni e anch’io dovrò dare il mio contributo. Il mister? Non ci siamo ancora conosciuti, ci siamo visti recentemente, nell’ultima giornata di campionato, quando con l’Empoli abbiamo giocato a Parma. Insomma, contro Ranieri ho finito un’avventura e con Ranieri ne inizio un’altra».

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