mercoledì 6 gennaio 2016

JUVENTUS - VERONA

26 gennaio 1986 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-VERONA 3-0
Juventus: Tacconi; Favero e Cabrini; Bonini Brio e Scirea; Mauro (dall’80’ Pioli), Pin, Serena, Platini e Laudrup. In panchina: Bodini, Caricola, Briaschi e Pacione. Allenatore: Trapattoni.
Verona: Giuliani; Ferroni e Galbagini; Tricella, Marangon (dal 23’ Turchetta) e Briegel; Bruni, Verza, Galderisi, Vignola e Larsen-Elkjær. In panchina: Spuri, Giolo, Gnesato e Roberto. Allenatore: Bagnoli.
Arbitro: Pieri di Genova.
Marcatori: Platini al 49’, Serena al 69’, Laudrup al 71’.

“HURRÀ JUVENTUS”
Reduce da un 1985 fantastico (trionfi in Supercoppa, Coppa Campioni e Intercontinentale), la Juve capolista affronta in casa i Campioni d’Italia in carica del Verona, con un occhio alla Roma che insegue. È la prima partitissima dell’anno nuovo e il Comunale si presenta gremito come per le occasioni che contano. Il Verona ha il dente avvelenato con i bianconeri, perché proprio la Juve ha eliminato la squadra di Bagnoli dalla Coppa Campioni 1985-86, non senza strascichi di polemiche.
La gara è sentita e quanto mai aspra. Prima occasione per la Juve, al 5’: Mauro se ne va sulla destra e Ferroni per fermarlo deve trattenerlo per la maglia. Al 18’, bianconeri vicini al goal. Cabrini fugge e smista a Scirea, colpo di testa del libero che supera Giuliani, ma sulla linea è appostato Vignola (un ex che presto tornerà in bianconero) che salva in extremis. Al 27’, si vede anche il Verona. Galderisi si esibisce in un numero da prestigiatore, facendo sparire e poi ricomparire la palla oltre il suo guardiano Favero. Il cross scavalca Tacconi e raggiunge Galbagini che di testa colpisce la traversa a porta vuota. Brividi. Anche perché adesso è il Verona fare la partita e la Juve a tentare di limitare i danni. Prima del riposo, ancora gli ospiti si fanno pericolosi con Elkjær e lo stesso, scatenato Galderisi, mentre la Juve non registra conclusioni in porta pericolose.
Ripresa. Subito un’altra Juve. Al 4’, uscita a pugni di Giuliani per allontanare. L’azione prosegue, palla a Platini sulla trequarti, due passi avanti e poi, quasi da fermo, il francese lascia partire un siluro che termina la sua corsa nell’angolino alto alla sinistra di Giuliani. Un goal straordinario che sblocca risultato e gioco dei Campioni del Mondo. Il Verona, che pure tiene Tricella in grande spolvero e sfrutta a metà campo l’immane lavoro di Briegel e le intuizioni di Vignola, non riesce a riprendere il bandolo del gioco. Per la Juve, spietata, arriva presto l’occasione di chiudere il conto. Al 24’, Platini cresciuto a dismisura dopo l’intervallo si libera di un avversario e inventa un lancio da trenta metri per Serena, bravo a superare Briegel e a trafiggere Giuliani. 2-0. Verona colpito ma ancora in partita, avanti tutta, e Juve sempre micidiale di rimessa. Al 26’, Bonini sradica palla a Briegel e lancia Laudrup, dribbling in velocità del danese ai danni di Ferroni e poi botta ravvicinata ad aggirare Giuliani. 3-0, è proprio fatta.
Ma il Verona non demorde, vorrebbe almeno il golletto dell’onore. Al 32’, Turchetta riprende da due passi una respinta di Tacconi e cerca la conclusione vincente con il portiere fuori causa. Non ha fortuna perché trova Mauro pronto alla ribattuta. Al 33’, punizione di Elkjær, Tacconi è sorpreso ma ci mette un piede. Undici minuti più tardi il Verona fa fuoco e fiamme, ma il finale è ancora bianconero: Laudrup vola in contropiede e si mangia il 4-0 sbagliando la conclusione. Peccato. Ma il 3-0 è comunque premio sostanzioso, per il morale e la classifica. La Roma resta a cinque punti, il duello scudetto sarà una lunga volata fino alla fine.


“STAMPA SERA”
Corrusco e severo, Bagnoli ha fulminato il suo collega della Juventus con uno sguardo di gelo, Trapattoni invece l’ha guardato con sovrana benevolenza. Il primo sembra un genio calcistico deluso, il secondo semplicemente un solerte impiegato del pallone che ha chiuso con successo la sua giornata domenicale. E che comunque non perde la calma: il plotone degli intervistatori è nutrito, in qualche esemplare umano addirittura frenetico, ma Trapattoni risponde a tutti con parole ferme e pacate: «Abbiamo mantenuto le distanze», afferma pudibondo, come se difendesse l’onore della Vecchia Signora, attaccata da maligno corteggiatore. Ma questi maligni inseguitori restano sempre alle spalle, senza avere spazio per recuperare. Trapattoni continua, neppure concitato: «Abbiamo sofferto un po’ nel primo tempo, come sempre succede quando non si riesce a sbloccare il risultato: si giocava in venti metri ed era difficile trovare gli spazi. Abbiamo avuto qualche difficoltà, ma nella ripresa abbiamo messo in opera positive manovre aggiranti e abbiamo saputo sfruttare molto bene gli spazi». Queste e altre sono esclusivamente considerazioni tecniche, quindi piuttosto aride, ma Trapattoni continua: «La Juventus ha dimostrato una freschezza atletica incredibile e non posso che essere soddisfatto. Francamente, speravo di guadagnare un punto sulla Roma ma questo conta relativamente. Ciò che conta è che la Juventus abbia vinto bene e abbia messo a tacere le facili Illusioni degli inseguitori». Dall’alto della sua classifica, la Juventus può controllare tutto con calma e il suo allenatore commenta senza scomporsi: «Ci sta benissimo restare a più cinque: è passata un’altra giornata e abbiamo dimostrato che non siamo in fase calante. Ecco tutto, non chiediamo altro». Ma non sarà un pochino troppo esigente, questo Trapattoni? Ha vinto bene e sembra che continui a tenere l’espressione di chi si contenta. Ma niente di più. E continua: «Quando Platini segna reti come questa determina davvero la differenza con gli avversari. Il goal è strepitoso: l’ha cercato, non è casuale, anche se ha tirato da trenta metri. Io l’ho sempre detto che bisogna tirare, anche da grande distanza». In questo campo, il genio francese non sembra aver bisogno di consigli e infatti Trapattoni non intende elargirgliene: se ne va soddisfatto ma sempre molto controllato, stringe la mano agli amici e si ritira. Lo stile, bisogna dirlo, non gli manca.
Via radio, dopo il sofferto primo tempo In tribuna d’onore con il brivido della traversa scossa da Galbagini al 27’ con Tacconi oramai battuto, Giampiero Boniperti ha salutato la prima vittoria della Juventus nel 1986. A casa, in televisione, ha poi visto la prodezza di Michel Platini, seguita dalle reti di Serena e Laudrup che hanno reso più corposo il successo. «Goal del genere Platini li ha sempre fatti e non ha perso il… vizio, così come non l’hanno perso gli altri attaccanti, che si sono finalmente sbloccati», ha commentato il presidente al telefono, evitando di parlare del contratto di Platini: «Lasciatelo tranquillo. Quando lo riterrà opportuno comunicherà la sua decisione». Poi ha sottolineato l’impegno di tutta la squadra contro un Verona rimaneggiato ma gagliardo: «I Campioni d’Italia si sono battuti bene, specie nel primo tempo. Alla distanza, hanno ceduto sotto il peso della superiorità tecnica dei bianconeri. La Roma di Boniek? È un’ottima squadra». I tre pareggi consecutivi, la difficoltà ad andare a rete dimostrata anche ieri sino al capolavoro di Platini, inducono Boniperti a lanciare un ammonimento ai bianconeri che, dopo l’Intermezzo di Como in Coppa Italia in programma mercoledì sera e la sosta al campionato per Italia-Germania Ovest, dovranno giocare a febbraio a Bergamo con l’Atalanta, affrontare Il derby e la trasferta di Bari: «Bisogna andare avanti senza pensare al Barcellona». È importante, per la Juventus euro mondiale, mantenere la concentrazione per scoraggiare la Roma e le altre inseguitrici. Marzo e la sfida al Nou Camp sono ancora lontani.
Dieci e lode per il missile a lunga gittata con cui Michel Platini ha frantumato la resistenza del Verona al 49’, passando momentaneamente in testa alla classifica cannonieri con il decimo goal. Poi ha generosamente propiziato il raddoppio di Serena e il conseguente aggancio del compagno, quindi ha dato il “la” all’azione che, proseguita dall’assist di Mauro, ha consentito a Laudrup di fissare il risultato sul 3-0 mentre Rummenigge a San Siro si allineava a Platini e Serena, realizzando il “match-ball” con l’Udinese. Alla fine, i tifosi volevano portare Platini in trionfo. «Resta con noi», gli hanno gridato. Michel ha fatto un sorriso carico di promesse, in settimana dovrebbe avallarle con l’atteso annuncio del rinnovo del contratto con la Juventus almeno per un altro anno, con opzione per il secondo, rinunciando alle grosse offerte di Milan, Napoli, Inter, Sampdoria e Barcellona. Negli spogliatoi, Platini era stato al centro dell’attenzione. Durante l’intervallo, la notizia che la Roma stava rosicchiando un punto alla capolista (e la traversa colpita da Galbagini), l’hanno indotto a tirarsi su le maniche e a dire basta alla serie di pareggi? «No. Bisognava però rimettere tutto sui binari di prima per dimostrare chi è la Juventus e cosa si pretende da questa squadra dopo tutto quello che aveva fatto vedere nel 1985», aveva risposto Platini. E a chi gli chiedeva come avesse fatto a centrare la porta da trenta metri, ribatteva: «Ci ho provato». Le “spie” del Barcellona hanno detto che nel primo tempo era stato marcato bene e che, nel secondo, la presa si è allentata, facilitando la sua crescita. «Dicono sempre così quando segno: piuttosto, dopo il goal, il Verona si è sbilanciato e, in contropiede, siamo andati altre due volte a bersaglio». Platini, Serena e Rummenigge: chi sarà il re del bomber? Michel, sul “derby In famiglia” con Serena, ci scherza su: «Dipenderà dall’ultimo rigore, se lo tirerò io o lo lascerò ad Aldo, Rummenigge permettendo».
Serena indica in Platini il favorito e lo ringrazia per l’astuta palla-goal che gli ha consentito di rompere un digiuno che durava dal 22 dicembre. «Ho fatto una finta – racconta Serena – lui è stato bravissimo a capirla e, nonostante la trattenuta di Briegel per la maglia, ho potuto segnare. Contava soprattutto vincere. Platini è la grande forza della Juventus alla quale dà e riceve. Stupenda la sua rete. Poi si è giocato sul velluto, anche se ho rischiato grosso con Verza. Certi falli, tra professionisti, non dovrebbero accadere. Briegel, invece, è stato correttissimo. Il diverbio con Galderisi? Cose che capitano. I veronesi si trovano in difficoltà e sono nervosi». Si è sbloccato anche Laudrup, con un tocco di fino, dopo due mesi e mezzo. Il danese, che avrebbe potuto firmare una doppietta, non si lamenta: «Il Verona ha colpito la traversa ma noi abbiamo giocato meglio, dimostrando che quelli che debbono far goal sono ancora capaci di segnare». I tre goleador bianconeri, per la cronaca, sono stati scelti per il controllo antidoping, a cui hanno regolarmente ottemperato.

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