venerdì 12 luglio 2013

BRESCIA - JUVENTUS


Campionato 1965/66. Il destino della Juventus sembra legato a filo doppio, in questi tempi, a quello della Fiorentina di Albertosi, Hamrin e De Sisti: le due squadre sono finite alla pari per due anni e, stavolta, i viola precederanno di un solo punto i bianconeri. I quali, dopo aver toccato quota 38 due stagioni fa, 41 l’anno prima, salgono ora a 42. Heriberto sta mettendo insieme mattone per mattone, con grande pazienza, la sua costruzione.

Purtroppo, è un campionato lastricato di pareggi e di reti con il contagocce: saranno appena 38 alla fine, ma 23 sole quelle subite, miglior difesa dopo la Fiorentina. Senza Sivori e Combin, avanti a metter ordine fra i volenterosi attaccanti, ci prova il brasiliano Cinesinho in arrivo da Catania, ma Menichelli, Stacchini, il lungo Traspedini fanno quel che possono. Molto meglio la difesa, con Bercellino detto Berceroccia, con i Leoncini, Salvadore, Castano, quintali di grinta.

A proposito di Sivori: già alla terza giornata arriva a Torino con il Napoli e minaccia sfracelli, ma non va oltre lo 0-0. Mentre torna verso gli spogliatoi Omar insulta Heriberto, che fa finta di non sentire. Né sente l’arbitro, ma qualcuno ha udito e Sivori viene deferito alla Lega. Se la cava con una leggera multa e rincara la dose: «Nel ritorno a Napoli non potrò aver la soddisfazione di battere Heriberto, perché non sarà più l’allenatore della Juve».

In effetti nel ritorno il Napoli riesce a vincere di stretta misura con quell’altro splendido giocatore approdato alla corte di Lauro, Josè Altafini, ma la Juventus è sempre saldamente nelle mani di Heriberto, che sa ottenere il massimo dalla sua armata un po’ spuntata all’attacco.

La compagine bianconera era stata addirittura ad un punto dalla vetta alla dodicesima (Inter e Napoli 18, Juventus 17) e chiudeva l’andata con 21 punti alle spalle di Inter (25, lanciata verso il secondo scudetto consecutivo, il terzo in quattro anni), Milan (24) e Napoli (23).

Altri 21 punti nel ritorno: precisa come un orologio la squadra di Heriberto, che lavorando duramente si prepara a riscuotere l’anno seguente la meritata gloria.


Il 26 dicembre 1965, la compagine bianconero è attesa dal Brescia per disputare la quattordicesima giornata del girone di ritorno. Sarà un Santo Stefano amaro per la Juventus, che subirà una clamorosa sconfitta per 0-4!


DA “HURRÀ JUVENTUS”:

«La Leonessa ha sbranato... i Leoncini!»: altrettanto sensazionale e quasi innaturale appare questa risultato, eppure è ineccepibile. Da epoca immemorabile la Juventus non subiva in campionato una sconfitta così pesante e proprio doveva incapparvi dopo che, nelle precedenti tredici partite di questa torneo, una sola volta aveva perso, ed ingiustamente, contro il Milan e la sua famosa impenetrabile difesa aveva subito solamente sei goal.

L’incontro è purtroppo facile da sintetizzare: «Tutto bene per il Brescia e tutto male per la Juventus», è la dichiarazione amara di Heriberto Herrera). A sua volta il bravo allenatore degli azzurri Gei poteva affermare con orgoglio che questa era stata indubbiamente la partita migliore disputata quest’anno dai suoi ragazzi.

Tutti molto bravi difatti i bresciani: dai giovanissimi Geotti, Bianchi e Salvi agli anziani campioni Robotti, Bruells e Manfredini. Una gagliarda squadra provinciale che si è comportata da squadrone, mettendo in mostra un gioco tecnicamente pregevole e sempre razionale, veloce ed efficiente.

Che dire di questa frastornata e imbambolata Juventus? Definirla irriconoscibile è forse usare il termine meno severo e soprattutto meno pessimistico, in quanto ammette implicitamente che una così dura sconfitta sia da considerare un fenomeno eccezionale. Certo, è assai più facile tessere a piene mani gli elogi dei vincitori, che spiegare il crollo imprevedibile dei vinti.

Tutti i bianconeri hanno giocato al disotto delle loro possibilità e del loro normale rendimento. Il meno responsabile della sconfitta resta se mai Anzolin, battuto per ben quattro volte, ma sempre da tiri implacabili e, com’egli stesso lamentava, lasciato troppe volte a vedersela a tu per tu (e proprio contro avversari così scatenati) da quella difesa che abitualmente gli si erige di fronte come baluardo insormontabile.

Né si possono invocare come plausibili attenuanti le assenze di Gori e di Cinesinho sostituiti rispettivamente dai due contitolari Mazzia e Da Costa.

Limitiamoci dunque ad una spiegazione piuttosto semplicistica e fatalistica e concludiamo: è stata una giornata balorda, in cui tutto andava storto. Basti dire che la Juventus non ha saputo segnare neppure il goal della bandiera, nonostante un rigore, che Menichelli si è visto parare da Geotti due volte: prima sul tiro dagli undici metri eppoi ancora su una respinta del medesimo.

Se vogliamo fare ricorso alle statistiche possiamo ricordare che la formidabile Juventus nel famoso quinquennio subì uno 0-4 a Bologna ed uno 0-5 dalla Roma e che, nella stagione 1950/51, i bianconeri vinsero lo scudetto dopo essere stati battuti dal Milan al Comunale per 1-7. Ma Bologna, Roma e Milan sono squadre di gran marca, mentre il Brescia è una neopromossa in Serie A.

Eppure va sottolineato che è nelle meno gradite tradizioni della Juventus soffrire terribilmente proprio le neopromosse, alle quali, da “Vecchia Signora”, essa elargisce generosamente punti d’incoraggiamento. Nel presente torneo finora già ne ha lasciati loro quattro: uno al Napoli, uno al Varese e due ora al Brescia. La cosa tanto più dispiace nei confronti degli innumerevoli tifosi juventini ,che entusiasti e fedelissimi pullulano in terra lombarda e che anche in questa occasione erano scesi a falangi sul campo del Brescia per applaudire i loro beniamini.

Questa volta, poi, nemmeno si può imprecare contro l’arbitro (ed era Sbardella) che è stato impeccabile, così come d’altronde encomiabilmente cavalleresca è stata la contesa.


Il tabellino della partita:

BRESCIA: Geotti; Robotti e Fumagalli; Rizzolini, Mangili e Bianchi; Salvi, Beretta, Depaoli, Bruells e Manfredini.
Allenatore: Gei.
JUVENTUS: Anzolin; Mazzia e Leoncini; Bercellino, Castano e Salvadore; Dell’Omodarme, Del Sol, Traspedini, Da Costa e Menichelli.
Allenatore: Heriberto Herrera.
ARBITRO: Sbardella di Roma.
MARCATORI: Bianchi al 17’, Manfredini al 31’, Bruells al 66’, Salvi al 74’.

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