mercoledì 23 marzo 2016

Ezio SCLAVI

Sono pochi coloro che ricordano Ezio Sclavi, portiere laziale degli anni Trenta e per una stagione, quella del 1925-26, alla Juventus, quale riserva di Giampiero Combi. Sclavi era dotato di una classe eccezionale per cui era considerato un portiere formidabile, specialmente nelle palle alte e, spesso, anche in quelle a terra era da considerarsi imbattibile. Nonostante, però, fornisse in continuazione prove degne dei migliori guardiani dell’epoca, alla Nazionale ci arrivò solamente tre volte e sempre in sostituzione di Combi, che allora nel suo ruolo non aveva rivali.
Nella stagione 1925-26 avvenne un fatto che fece rumore nell’ambiente calcistico nazionale. Si era nel periodo pieno della campagna acquisti e vendite: le grandi società del Nord, avuto sentore che in seno alla Lazio le cose non andavano tanto bene, si misero all’opera per cercare di accaparrarsi i giocatori migliori. Senza fare tanto chiasso e strombazzamenti, il presidente della Juventus Edoardo Agnelli, acquistò dalla Lazio il portiere Sclavi e la mezzala Antonio Vojak. Durante le trattative, però, ci furono parecchi problemi, perché alcuni dirigenti romani non erano d’accordo sulla cessione. La corrente del presidente laziale fu costretta a capitolare e così, nonostante che i due migliori pezzi della squadra fossero dispostissimi a restare a Roma, non ci fu possibilità alcuna di trovare un accordo fra le due parti.
Lo stesso Sclavi, che si era talmente innamorato della sua società da non volerla assolutamente abbandonare, spesso andava ripetendo ai suoi dirigenti: «Datemi solo da mangiare e resto con voi». Non ci fu niente da fare e così i due giocatori passarono a rinforzare i ranghi bianconeri. La cosa strana, fatto sensazionale nella storia del calcio italiano, fu che, a causa delle beghe scoppiate in consiglio, furono lasciati liberi gratuitamente.
Vojak partì da Roma senza rimpianti ma Sclavi se ne andò in lacrime. Troppo forte era stato il distacco, oramai la Lazio e Roma erano diventate la sua seconda patria. Gli inizi, per il nostro portiere, non furono confortanti; la nostalgia di Roma e dei suoi colli fioriti gli rodeva il cuore, le nebbie e le nevicate del Piemonte non gli andavano a genio. Fu con il passare del tempo che le cose andarono sensibilmente migliorando e piano piano riuscì ad ambientarsi nel nuovo ambiente e anche le nebbie e le nevicate non gli facevano più paura.
Anche la forma subì un tangibile miglioramento tanto da competere da pari a pari con Combi, senza però mai riuscire a scalzarlo, anche solo una volta, dal suo posto di titolare, Poiché Combi, oltre alla sua altissima classe, era una vera istituzione per i bianconeri, solamente un suo infortunio avrebbe potuto permettere a Slavi di scendere in campo. Lo stesso Sclavi, a un giornalista che lo interrogò sulle qualità e le possibilità del grande portiere juventino, dichiarò apertamente: «Portare via il posto a quello – indicando Combi che stava allenandosi in disparte – è una cosa tremenda e inverosimile».
Comunque sia, Sclavi non era un tipo che si abbatteva tanto facilmente. Si impegnava tantissimo negli allenamenti, non dandosi mai per vinto anche perché era un giocatore eclettico, essendo in grado di ricoprire ottimamente il ruolo di attaccante e di mediano. Attese sempre con pazienza, anche questa era una dote che faceva parte del suo bagaglio tecnico e di classe, e l’occasione di dimostrare quello che valeva si presentò verso la fine del campionato 1925-26. A quei tempi il campionato di Serie A si articolava in due leghe; Nord e Sud. Quello del Nord era costituito da due gironi, A e B. La Juventus fu assegnata nel girone B. Alla penultima giornata del girone di ritorno, la squadra bianconera era in testa con punti trentacinque contro i ventotto del Genoa. Doveva recarsi a Reggio Emilia che era una gara, sulla carta, di ordinaria amministrazione; invece, non si rivelò in questo modo, poiché la Juventus aveva trascurato assai l’esito di questa partita e ben quattro titolari furono sostituiti.
Sclavi fu incluso in formazione nel ruolo di centromediano, in sostituzione dell’ungherese Viola, altro grande giocatore bianconero; nelle cronache di allora si dice che Sclavi se la cavò così bene che nessuno si accorse che, questo poderoso centro mediano, non era altro che il portiere di riserva a Combi. E non c’è che dire, egli era in buona compagnia; basta scorrere la formazione di quella famosa partita: Combi; Rosetta e Gianfardoni; Barale, Sclavi e Rasetto; Gariglio, Vojak, Pastore, Caudera e Torriani. Vinse la Reggiana per 2-0, ma la grande impresa del nostro Sciavi restò sempre fulgida e lampante. Un altro fatto simile gli successe quando ritornò in seno alla Lazio, questa volta a Napoli ma nel ruolo di interno sinistro. Vinse la Lazio per 2-1 e una rete per i laziali la segnò proprio lui, con un tiro dal limite dell’area di rigore.
Con la sconfitta di Reggio Emilia, la Juventus non compromise per niente la sua posizione di leader, si rifece subito la domenica dopo andando a vincere a Genova contro lo squadrone rossoblu per 3-1. Dopo di che ebbero inizio le finali contro il Bologna, vincitore del Girone A e la conseguente vittoria assoluta per il titolo italiano, il secondo per la luminosa storia della Juventus.


2 commenti:

Giuliano ha detto...

Un portiere con la maglia bianconera mi ha fatto pensare a un tuo errore: il che è impossibile!
Poi ho letto fino in fondo...quasi quasi dispiace che queste cose non succedano più, era sicuramente un calcio più simpatico di quello di oggi, più vicino a quello che si giocava per strada (bei tempi, quando si poteva giocare per strada!) (e neanche troppi anni fa, a guardar bene)

Stefano Bedeschi ha detto...

già ... ti ricordi quando giocavamo a "portieri volanti" ??? ... oppure a "porte piccole" ??? ... e ti fermavi ogni ora, circa, perché passava una macchina ??? ... bei tempi ...