Sarà forse il ritmo della vita moderna – scrive Alberto Refrigeri su “Hurrà Juventus” dell'ottobre 1973 – sempre incalzante, il più delle volte caotico e conseguentemente snervante, ma la puntualità e la precisione dei tempi della gioventù mi sembrano proprio, per restare in termini di attualità, fortemente inquinate. Per evitare di essere tagliato fuori o di essere considerato prematuramente un matusa, cosa che non permetterò mai, mi sono anch’io adeguato ai tempi, non prendendo mai per oro colato anche le affermazioni più categoriche; per cui, quando stamane allo stadio ho pregato Musiello di passare nel pomeriggio in sede per una breve intervista, avutane risposta categorica; «Sarò da lei alle diciotto», non mi passò nemmeno per l’anticamera del cervello che alle sei mi sarei seduto alla scrivania a chiacchierare con il nostro Pel di Carota. E invece proprio mentre il campanile della chiesa di San Carlo, quello che vedo dalla mia finestra a cento metri in linea d’aria, suonava sei rintocchi, un timido «Permesso!» alla porta dell’ufficio: era la testa rossa di Musiello: «Sono puntuale?» «Porca miseria, Giuliano, hai spaccato il minuto, complimenti!»