giovedì 22 gennaio 2026

Pietro CARMIGNANI


«Le circostanze del ruolo - scrive Caminiti - in tempi altamente strategici non che la grazia dicendi del Barone Rosso al secolo Nils Liedholm ex componente del GRE-NO-LI, favorivano nel 1968 l’affermazione di questo lucchese candido ma non fesso, molto rispettoso coi cronisti panciuti e dimessi del posto chiamato Comerio traversato dalla grandeur della famiglia Borghi. I palloni gli rovinavano addosso, si catapultava nel fango quasi immenso e gradasso a ribattere, Italo Allodi di Suzzara dichiarò che per lo stile della parata, il fatto di rifiutare il volo, somigliava parecchio al sovietico Yashin. Il mondo della pedata italica ne fu conquiso. Arrivarono i cronisti metropolitani e andando Italo alla corte bonipertiana della Juve assieme a Spinosi, Landini e Capello, fece ingaggiare il lucchese di Altopascio.

mercoledì 21 gennaio 2026

Pietro RAVA


I ragazzi torinesi abitanti nel rione della Crucetta e in quelli della periferia occidentale della città, avevano un numero relativamente alto di campi sui quali giocare a calcio; il più frequentato, tuttavia, era il campo del Dopolavoro Ferroviario, in Corso Parigi, l’attuale Corso Rosselli. Proprio sul terreno dei Ferrovieri, la squadra che non aveva nelle proprie file un ragazzone che si chiamava Piero Rava, aveva diritto a giocare con un uomo in più, per il semplice fatto che Rava valeva il doppio. Il ragazzone abitava a cento metri dal campo del Dopolavoro Ferroviario (il papà di Piero era capostazione a Porta Susa), mentre a poco più di duecento metri in linea d’aria c’era il campo in Corso Marsiglia, dove giocava la Juventus, squadra per la quale, inutile dirlo, il ragazzone faceva il tifo.

martedì 20 gennaio 2026

Alfredo FONI


Foni approdò alla Juve – si legge su “La storia della Juventus” di Perucca, Romeo e Colombero – giusto in tempo per essere tra i protagonisti di uno scudetto: l’ultimo del mitico quinquennio e il primo, anzi l’unico, nella sua carriera di campione, olimpionico e mondiale. Era stato acquistato dal Padova come rincalzo di Rosetta e Caligaris, ma destino volle che in quella prima stagione in bianconero giocasse molto più lui di quei due fenomeni ormai al tramonto: così fece coppia ora con l’uno, ora con l’altro, quasi a ricevere il testimone di una ideale staffetta. Due anni dopo, infatti, erano Foni e Rava i nuovi dioscuri delle aree di rigore, da affidare alla leggenda. Insieme avrebbero vinto Olimpiadi e Mondiali ma, per la Juventus, solo due Coppe Italia.

lunedì 19 gennaio 2026

Claudio MARCHISIO


«Mille pensieri e mille immagini mi hanno accompagnato per tutta la notte. Non riesco a smettere di guardare questa fotografia e queste strisce su cui ho scritto la mia vita di uomo e di calciatore. Amo questa maglia al punto che, nonostante tutto, sono convinto che il bene della squadra venga prima. Sempre. In una giornata dura come questa, mi aggrappo forte a questo principio. Siete la parte più bella di questa meravigliosa storia, per questo motivo tra qualche giorno ci saluteremo in modo speciale. D’altronde l’8 non è altro che un infinito che ha alzato lo sguardo».

domenica 18 gennaio 2026

ATHIRSON


Rio de Janeiro, quartiere della Gàvea – scrive Alessandro Penna sul “Guerin Sportivo” del 22-28 novembre 2000 – la serata è dolce, il clima tesissimo. Il Flamengo celebra i suoi centocinque anni di gloria, ma più che una festa sembra una veglia funebre: a inizio stagione la società aveva investito faccia e miliardi (una sessantina: noccioline da noi, un record in Brasile), in pochi mesi la squadra ha perso la prima e scialacquato i secondi, bucando tutti i traguardi a disposizione. Nel salotto del Mengão, musi lunghi, sorrisi falsi. Fuori, rabbia vera, contestazione che monta.

sabato 17 gennaio 2026

CAGLIARI - JUVENTUS


9 gennaio 1972 – Stadio Sant’Elia di Cagliari
CAGLIARI-JUVENTUS 2-1
Cagliari: Albertosi; Martiradonna, Poletti; Cera, Niccolai, Tomasini; Domenghini, Nenè, Gori, Brugnera, Riva. In panchina: Reginato e Roffi. Allenatore: Scopigno
Juventus: Carmignani; Spinosi, Marchetti; Furino, Morini, Salvadore; Haller, Causio, Anastasi, Capello, Bettega. In panchina: Piloni e Roveta. Allenatore: Vycpalek
Arbitro: Angonese di Mestre.
Marcatori: Domenghini al 25’, Bettega all’83’, Gori al 91’.

venerdì 16 gennaio 2026

Stephan LICHTSTEINER


C’è un corridoio nella zona centrale del campo – scrive Giancarlo Liviano D’Arcangelo su Juventibus.com del 1° giugno 2018 – venti, trenta metri liberi, e Andrea Pirlo – ma non era lento, finito, bollito, logoro? – avanza a testa alta non è Achille piè veloce ma ha buon ritmo, e sulle brevi distanze correre con la palla tra i piedi o senza per lui è uguale. È uno strappo il suo, improvviso, e il primo avversario in maglia gialla fa opposizione poco prima della lunetta d’area di rigore, tagliando verso il centro dalla trequarti destra. Pirlo ha la palla sul destro magico, finge di portarla sul sinistro per tirare, poi sterza, una finta surplace, improvvisa e di repertorio. Non è semplice agilità, è tutta testa, immaginazione. Prima che qualsiasi altro osservatore, in campo, a casa, o sugli spalti possa lontanamente intuirlo, il gelido visionario del prato verde ha già la sua rivelazione. Sa che alle sue spalle, dalla linea laterale destra, c’è un uomo che corre, perché quell’uomo non fa molto altro: corre sempre, soprattutto corre; prima dubbioso, attendista, poi a un tratto più forte, a una frequenza sempre maggiore, con le cosce dure e glabre che mulinano come un tornado.

mercoledì 14 gennaio 2026

Giuliano MUSIELLO


Sarà forse il ritmo della vita moderna – scrive Alberto Refrigeri su “Hurrà Juventus” dell'ottobre 1973 – sempre incalzante, il più delle volte caotico e conseguentemente snervante, ma la puntualità e la precisione dei tempi della gioventù mi sembrano proprio, per restare in termini di attualità, fortemente inquinate. Per evitare di essere tagliato fuori o di essere considerato prematuramente un matusa, cosa che non permetterò mai, mi sono anch’io adeguato ai tempi, non prendendo mai per oro colato anche le affermazioni più categoriche; per cui, quando stamane allo stadio ho pregato Musiello di passare nel pomeriggio in sede per una breve intervista, avutane risposta categorica; «Sarò da lei alle diciotto», non mi passò nemmeno per l’anticamera del cervello che alle sei mi sarei seduto alla scrivania a chiacchierare con il nostro Pel di Carota. E invece proprio mentre il campanile della chiesa di San Carlo, quello che vedo dalla mia finestra a cento metri in linea d’aria, suonava sei rintocchi, un timido «Permesso!» alla porta dell’ufficio: era la testa rossa di Musiello: «Sono puntuale?» «Porca miseria, Giuliano, hai spaccato il minuto, complimenti!»

Alberto BERTUCCELLI


Nasce a Viareggio (Lucca) il 14 gennaio 1924. Cresciuto nella Lucchese, nell’estate del 1949 sembra debba finire al Torino, che sta faticosamente ricostruendo la squadra scomparsa a Superga: un infortunio determina però un raffreddamento nelle trattative fra rossoneri e granata, e il forte difensore approda così alla squadra bianconera. Bertuccelli è un terzino molto grintoso; la sua velocità e il suo scatto, uniti a un tocco di palla raffinato e a un impeccabile anticipo, lo fanno diventare un ottimo terzino “sistemista”, abile non solo nell’interdizione ma anche nella costruzione del gioco. Alberto è uno dei primi terzini fluidificanti del nostro calcio e le due reti segnate nella massima divisione, (una nel derby contro il Torino), in un’epoca dove i terzini difficilmente superavano la metà campo, ne sono la riprova.

martedì 13 gennaio 2026

Tomas RINCON


«Per capire il motivo per cui Tomás Rincón è soprannominato El General – si legge sul sito ufficiale bianconero il 3 gennaio 2017 – basta osservarlo in campo. Combattivo, risoluto, fondamentale per qualsiasi centrocampo in cui giochi, Rincón unisce alla sua grinta e alla sua caparbietà un piede capace sempre di mettere la palla al posto giusto. Ventottenne, alto 175 centimetri, Rincón nasce a San Cristóbal, in Venezuela, e muove i suoi primi passi nel mondo nel calcio nella sua nazione, prima allo Zamora FC e poi al Deportivo Táchira.

lunedì 12 gennaio 2026

JUVENTUS – CREMONESE


16 marzo 1930 – Campo di Corso Marsiglia
JUVENTUS-CREMONESE 4-1
Juventus: Combi; Rosetta, Caligaris; Mosca, Varglien I, Della Valle; Vojak II, Zanni, Munerati, Cesarini, Orsi. Allenatore: Aitken.
Cremonese: Desti; Pollastri, Bodini; Perotti, Mondini, Sbanzarini; Foglia, Camisaschi, Dossena II, Trovati, Defendi. Allenatore: Talmazzini.
Arbitro: Sassi di Roma.
Marcatori: Cesarini al 7’ e al 13’, Camisaschi al 30’, Cesarini al 64’, Zanni all’84’.

domenica 11 gennaio 2026

Lelio ANTONIOTTI


Formatosi nello Sparta di Novara – ricorda Caminiti – aveva esordito in A nella Pro Patria di Busto Arsizio (1946-47), segnando e facendo segnare. Con leggiadre cadenze, quasi resuscitava il proverbiale Sindelar. Con un colpo di tosse e uno sbotto di sangue Lelio interrompeva una partita ed entrava in ospedale. Aveva sofferto la fame ragazzino e non erano bastati entusiasmi e bistecche della pace a rassodarne il fisico. Tornato a giocare si trasformava lentamente in un rifinitore (Lazio 1951-52), con cadenze eleganti, molto riflessive, un adattamento alle svolte tattiche suggerite nel Torino da Annibale Frossi (1953-54), spesso di strenua intelligenza pratica.

sabato 10 gennaio 2026

Giacomo NERI


Il brutto quando arrivi a novantadue anni con i ricordi illibati – scrive Andrea De Benedetti sul “Guerin Sportivo” del 18-24 novembre 2008 –, è che non hai più con chi condividerli. Il bello è che le cose che hai da raccontare non le potrebbe raccontare nessun altro. Sei rimasto solo tu a conservare le chiavi del passato, a fare da tramite fra il presente e la storia, che nel caso del calcio è quasi la «preistoria»›. Giacomo Neri è l’ultimo testimone di un’epoca (nonché il più anziano azzurro vivente) in cui per giocare a pallone si guadagnavano duemila lire al mese e ci si sentiva già dei privilegiati, in cui partire, anche solo per spostarsi da Faenza a Livorno, era davvero «un po’ morire», in cui nessuno ti riconosceva per strada ma il tuo lavoro era davvero riconosciuto, nel senso di «rispettato», da tutti.

venerdì 9 gennaio 2026

Adrian MUTU


Rumeno di Calinesti, classe 1979, cresciuto nell’Arges Pitesti, poi alla Dinamo Bucarest, arriva in Italia a vent’anni, nel 1999, acquistato dall’Inter, in cerca di talenti da far sbocciare. Dopo quattordici partite e qualche goal, inizia un lungo viaggio che lo porta a prima a Verona e poi a Parma. «L’Inter era una squadra con tanti campioni. Il primo giorno che sono arrivato nello spogliatoio ero seduto vicino a Vieri. Poi c’erano Baggio, Ronaldo, Zamorano, Blanc, Zanetti, Panucci. Pensavo che non avrei mai giocato. Non avevo pazienza, volevo mettermi subito alla prova. Una volta, in allenamento, Lippi mi prese per l’orecchio e mi disse: “Ragazzino, sei giovane, non bruciare le tappe, perché avrai il tuo spazio!” Mancavano quattordici partite alla fine del campionato e ne giocai sei da titolare, ma c’era tanta pressione. Ho fatto fatica, perché per me l’Inter, a quell’età, era un po’ troppo. Lippi preferiva giocatori con maggiore esperienza e capii che dovevo fare la gavetta prima di costruirmi un nome. Ero giovane, ma quando dissi a Lippi che volevo andare a Verona per giocare con continuità, lui rispose che potevo restare e far parte dei quattro attaccanti della rosa per vedere come andava. Mi sono guardato intorno, ho visto chi avevo davanti e gli dissi che sarei andato a Verona. Anche lì fu difficile. Il primo anno segnai quattro goal, di cui due nelle prime tre partite. Ho avuto una crisi e sono tornato in Romania, a casa. Credevo di non farcela, di non essere abbastanza forte mentalmente. Poi, arrivò Malesani e ci fu la svolta. Non avevo un bel rapporto con l’allenatore che c’era prima di lui: mi faceva giocare in un modo che non era adatto a me, mi sentivo ingabbiato. Lo dissi a Malesani e lui mi rispose di giocare come volevo. Con lui avevo un rapporto speciale. Dopo Prandelli, è quello che mi ha capito come persona. Con lui feci dodici goal e giocai bene, anche se poi siamo retrocessi. Ad agosto, poi, passai al Parma e lì si è instaurato subito il feeling con Prandelli. Fu un anno molto bello, non solo calcisticamente. A Parma sentivo l’affetto dei tifosi. Realizzai ventiquattro goal stagionali, tra Campionato e Coppa Uefa».

giovedì 8 gennaio 2026

Daniele FORTUNATO


Con quel nome – scrive Adalberto Scemma sul “Guerin Sportivo” del 26 luglio 1989 – Fortunato deve essere piaciuto un sacco a Giampiero Boniperti. Potenza della scaramanzia. Costretto dall’educazione piemontese a evitare amuleti e chincaglierie napoletane, il presidente della Juventus rincorre da sempre, concedendo parecchio all’ironia, la formula di qualche infallibile rito propiziatorio. Ecco dunque che se il destino gli spiattella davanti un giocatore con fama di portbonnheur, Boniperti non chiede di meglio che ricorrere al più antica dei rituali beneauguranti: gli spalanca le braccia.

mercoledì 7 gennaio 2026

Marco STORARI


Marco Storari entra nel gruppo dei portieri bianconeri – scrive “Hurrà Juventus” del luglio 2010 – «Primo, secondo o terzo? Decida Del Neri un allenatore capace, che capisce di calcio, con il quale nella Sampdoria abbiamo fatto cose straordinarie». E sì, perché Storari, di proprietà del Milan, ha vissuto la seconda fase della scorsa stagione in blucerchiato. Ora il portiere pisano, classe 1977, è arrivato alla Juventus: «Sono orgoglioso di essere qui. Arrivo in un grande club in cui ci sono stati cambiamenti importanti e sono sicuro che saranno di buon auspicio per una stagione in cui la squadra avrà voglia di riscattarsi».

martedì 6 gennaio 2026

SASSUOLO - JUVENTUS


28 aprile 2014 - Mapei Stadium di Reggio Emilia
SASSUOLO-JUVENTUS 1-3
Sassuolo: Pegolo; Gazzola, Antei, Cannavaro, Longhi; Chibsah (Brighi dal 78’), Magnanelli, Ziegler (Floccari dal 65’); Floro Flores, Zaza, Sansone (Masucci dall’83’). Allenatore Di Francesco
Juventus: Buffon; Barzagli, Ogbonna (Bonucci dal 74’), Chiellini; Isla (Lichtsteiner dal 63’), Pogba, Pirlo (Vidal dall’80’), Marchisio, Asamoah; Tevez, Llorente. Allenatore: Conte
Arbitro: Damato di Barletta
Marcatori: Zaza al 9’, Tevez al 35’, Marchisio al 58’, Llorente al 76’