sabato 7 febbraio 2026

Nicolò FAGIOLI

 

Il futuro è già qui – la firma è di Lorenzo Bettoni sul “Corriere Della Sera” del 24 febbraio 2021 –  il 22 febbraio sarà una data che Nicolò Fagioli segnerà in rosso sul calendario. La data del suo esordio in A con la maglia della Juventus, «la maglia più bella che c’è», scrive il talentino bianconero sui social dopo il triplice fischio della sfida col Crotone, aggiungendo: «l’esordio in Serie A è un’emozione unica».
Partito da Piacenza, città di Fabio Paratici, passa dalla Cremonese per poi approdare alla Juve nel 2015. C’era tanta curiosità attorno al centrocampista classe 2001. I tifosi lo aspettavano da molto più di qualche giorno. Si potrebbe dire almeno da un paio d’anni, nonostante la giovane età. Nel settembre del 2018 fu Max Allegri a tesserne le lodi: «Conosce il calcio e i tempi di gioco. È un piacere vederlo giocare», disse il tecnico livornese che lo aveva anche convocato contro la Lazio nel gennaio del 2019, senza però farlo scendere in campo. Nel frattempo, Fagioli è cresciuto. Negli anni ha arretrato la sua posizione. In Under-17 giocava più vicino alla porta tanto da aver segnato quattordici gol in trenta presenze. I passi indietro li ha fatti solo sul campo, un percorso tattico simile a quello dell’attuale allenatore bianconero Andrea Pirlo che l’ha fatto esordire coi grandi prima in Coppa Italia contro la Spal (dal primo minuto) e poi, finalmente, in campionato.
Adesso è aggregato alla prima squadra in pianta stabile e i campioni che una volta ammirava da lontano, ora si allenano assieme a lui. Uno tra tutti Paulo Dybala. «Finché giocava il mio idolo era Del Piero, adesso è lui», dichiarò in un’intervista nel 2018.
Fagioli è cresciuto e si è evoluto. In mezzo al suo percorso anche un’operazione per la correzione di una aritmia cardiaca benigna nell’aprile del 2019. Poi l’approdo nella seconda squadra bianconera, l’Under-23, che gli ha dato la possibilità di farsi le ossa in Serie C. Non un dettaglio, visto il carattere dimostrato già al primo pallone toccato contro il Crotone lunedì sera. Lo stesso di altri calciatori lanciati da Pirlo in questa stagione: da Gianluca Frabotta a Radu Dragusin che, a proposito, è vicino al rinnovo del contratto ed è uno dei candidati per giocare dal primo minuto sabato sera contro l’Hellas quando mancheranno sia Danilo che Juan Cuadrado.
Intanto Fagioli si gode la prima in Serie A in bianconero, sognando altre presenze anche per tamponare l’assenza di Arthur. «È entrato bene con una bella personalità», le parole di Pirlo post-Crotone. «Fagioli è un giocatore che ha il calcio nella testa e questa è una cosa molto importante. Può fare più ruoli ma secondo me potrà fare il regista perché si posiziona bene nella ricezione e guarda sempre davanti». E se lo dice lui c’è da fidarsi.

La stagione juventina di Nicolò termina praticamente qui, considerato che non scenderà più in campo. In ogni modo si fregia, anche se da comprimario, dei successi in Coppa Italia e Supercoppa italiana.
Nella sessione estiva del mercato, viene dato nuovamente in prestito alla Cremonese, dove disputa un’ottima stagione. Rientra alla Juventus nell’estate successiva, godendo della piena fiducia di Max Allegri.

TIMOTHY ORMEZZANO, DAL “CORRIERE DELLA SERA” DEL 11 FEBBRAIO 2023
La riserva della riserva è diventata un titolarissimo. Un po’ per scelta e un po’ per necessità, Allegri sembra orientato a confermare Fagioli anche nell’undici della Juventus che domani affronterà la Fiorentina allo Stadium. No, non sarebbe un regalo di compleanno, visto che proprio domani il piacentino compirà ventidue anni. Semmai un atto dovuto, viste le prestazioni assoluta mente convincenti del numero quarantaquattro.
Assenti Miretti e il lungodegente Pogba, il classe 2001 dovrebbe agire in mediana con Locatelli e il recuperato Paredes, in vantaggio su Rabiot. Sugli esterni largo a De Sciglio e Kostic, con staffetta tra Chiesa e Di Maria alle spalle di Vlahovic. E chissà che non sia ancora Fagioli a mandare in gol DV9 con un altro assist «visionario» come quello di martedì a Salerno.
La stagione di Nicolò ha avuto due svolte. A fine agosto ha la valigia pronta e un biglietto di ritorno per Cremona, dove aveva conquistato la Serie A. «L’auspicio era che la Juve potesse valorizzare i giovani, ma è più facile far partire un ragazzo che lasciare fuori chi guadagna cinque-sei milioni», l’uscita polemica del suo agente D’Amico. Il colpo di scena sul fotofinish del mercato: Fagioli resta.
La seconda svolta, roba da sliding doors, il 29 ottobre 2022, in occasione di Lecce-Juve: Nicolò sostituisce il deludente McKennie e decide il match con il suo primo centro in Serie A, un tiro a giro alla Del Piero. Il bis la domenica successiva, quando «Fagio» sigla il 2-0 contro l’Inter. Da quel momento Allegri non ha più rinunciato al suo talento, a eccezione del KO per 5-1 a Napoli.
Piedi educatissimi, visione di gioco, buono sparo al poligono, grande maturità e attaccamento alla maglia: Fagioli ha una serie di qualità che mancano ad alcuni compagni più stipendiati. Ha il gusto buono del pane fatto in casa. E oltre al pallone sa gestire il microfono: «Non ci aspettavamo la penalizzazione – ha recentemente detto – Ferrero e Scanavino combatteranno per toglierla. Noi dobbiamo cercare di arrivare in zona Champions mettendo ancora più passione per questa maglia».
I tifosi vedono il nuovo Marchisio, anche se Nicolò si ispira un po’ a Del Piero un po’ a Dybala. Sogna di diventare come loro, il capitano bianconero.

L’annata termina anzitempo il 18 maggio 2023 quando, durante la semifinale di ritorno di Europa League giocata sul campo del Siviglia, riporta la frattura della clavicola destra. Assurto comunque tra le maggiori rivelazioni della Serie A, nel giugno seguente viene premiato quale miglior Under-23 del campionato.
Tutto è apparecchiato affinché Nicolò possa diventare il perno del centrocampo bianconero per gli anni a venire, quando si abbatte su di lui la scure delle scommesse.

MASSIMILIANO NEROZZI, DAL “CORRIERE DELLA SERA” DEL 11 OTTOBRE 2023
Dal talento per il gioco (del calcio) alla febbre del gioco (le scommesse), il passo è stato fin troppo breve se, ad appena ventidue anni, Nicolò Fagioli s’è trovato in mezzo a un’indagine (molto) più grande di lui: «Ho fatto puntate su partite di calcio», ha ammesso, nella sostanza, quando è stato sentito dagli investigatori della Squadra mobile di Torino che, coordinati dal pubblico ministero Manuela Pedrotta, erano (e sono) sulle tracce di un giro di scommesse illegali, attraverso piattaforme on-line. Setacciando quel mondo, popolato da gente non sempre raccomandabile, sono saltati fuori decine di utenti e, tra questi, pure quelle tracce, digitali, che portavano al centrocampista della Juve.
È fine estate quando alla giovane promessa dei bianconeri, e della Nazionale, arriva un invito a comparire per essere interrogato come indagato, a proposito delle sue grosse puntate on-line e, va da sé, dell’ipotetica violazione delle norme previste dalla legge 401 del 1989: quelle che intervennero «nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini» a «tutela della correttezza nello svolgimento delle manifestazioni sportive». In questo caso, però, si parlerebbe di puntate su partite, ma non della propria squadra. È chiaro che gli investigatori hanno già in mano diversi elementi e che, mentire, non servirebbe a nulla. Così, Fagioli racconta come sono andate le cose, an che se è evidente che gli agenti hanno nel mirino soprattutto chi sta dietro all’organizzazione illegale. Insomma, presunti criminali.
Subito dopo, gli avvocati del giocatore – Luca Ferrari e Armando Simbari – si fanno vivi con la Procura della Federcalcio, a Roma: Fagioli si è nella sostanza «autodenunciato», almeno per quanto riguarda l’ambito sportivo. Ed ora è «sereno – spiegano ancora i legali – ed è massimamente concentrato sulla Juventus e sul campionato». Così come del fatto, fin da subito, era stato messo al corrente il club bianconero. Il gioco d’azzardo non è un reato, se non su piattaforme illegali, appunto: ma uno sportivo, qualunque sia il ruolo (atleta, allenatore o dirigente) non può scommettere sullo sport che pratica. Nel caso, il calcio. Su questo, è chiarissimo l’articolo 24 del Codice di giustizia sportiva: c’è il divieto per «i soggetti dell’ordinamento federale, dirigenti, soci e tesserati delle società appartenenti al settore professionistico di effettuare o accettare scommesse, direttamente o indirettamente, anche presso soggetti autorizzati a riceverle, che abbiano a oggetto risultati relativi a incontri ufficiali organizzati nell’ambito della FIGC, della FIFA e dell’UEFA».

MONICA SCOZZAFAVA, DAL “CORRIERE DELLA SERA” DEL 16 OTTOBRE 2023
Il “Guardian” ci ha aveva visto lungo: nel 2018 aveva inserito Nicolò Fagioli tra i sessanta talenti migliori del mondo, uno dei tre italiani, insieme a Salcedo e Pellegri. Aveva diciassette anni, il predestinato di Piacenza, da due era a Torino, abitava in un convitto, precursore di quella Next-Gen inaugurata dalla Juventus. Marco e Laura, i genitori, avevano assecondato il suo percorso (da quando ne aveva cinque di anni inseguiva il sogno Juventus) prima di dirsi tra di loro addio, separarsi.
Gli esperti di dipendenze che un po’ hanno studiato il suo caso, ritengono che anche questo possa essere stato un possibile fattore di rischio: Nicolò a ventidue anni si ritrova nel la rete delle scommesse sportive illegali, si autodenuncia alla Procura della FIGC, decide di affidarsi a un terapeuta per guarire dalla ludopatia, con la quale combatte da qualche anno. Ma come ci è arrivato a ridursi così? Bambino cresciuto in fretta, punta tutto sul pallone. Via di casa e catapultato da solo in un mondo dove esistono soltanto il calcio e i soldi. Senza una base culturale, con qualche valore e tanta solitudine. È timido, si imbarazza facilmente, diventa subito rosso. Si è perso così, Nicolò. Neanche immaginando a cosa poteva andare incontro. E non è certamente un alibi.
Nella sua famiglia ci sono storie di dipendenze: un parente a lui molto vicino ha combattuto con un altro tipo di assuefazione, di quelle con conseguenze più visibili, che alterano gli umori e i comportamenti. Nicolò ci ha dovuto fare i conti durante l’adolescenza a luci e ombre: da un lato il grande sogno del calcio che si realizza, dall’altro i rapporti difficili con il padre, le liti in famiglia, l’assenza di un punto di riferimento. Ed è questo il secondo fattore di rischio. Fagioli è un ragazzo solitario: pochi amici, una fidanzata storica, il cellulare come un’appendice del corpo. Da lì scommetteva, inizialmente per gioco, successivamente per necessità. Perché si era esposto finanziariamente e anche tanto. Deve restituire le somme che allibratori senza scrupoli gli hanno anticipato. Puntate su ogni cosa, ogni sport: calcio e non solo. Ammonizioni, tiri in porta, espulsioni. Mai sulla sua Juventus, pare. Così ha dichiarato agli investigatori che avranno riscontri dai suoi dispositivi mobili, il cellulare e i tablet sequestrati. Nicolò si è indebitato, la sua esposizione finanziaria è pari quasi a un milione di euro, il contratto (l’ultimo lo ha fatto lo scorso anno) non gli sarebbe bastato ad assecondare richieste così alte.
Ha sbagliato, lo ha ammesso, e pagherà per questo. Possibile che nessuno – anche gli affetti più stretti – non si sia reso conto di quanto gli stesse succedendo? Nicolò ha pochi amici, con qualcuno deve averne parlato: il peso era diventato insopportabile, qualche compagno lo ha aiutato. Richieste di soldi, minacce e ricatti. Vittima di un vizio e pure terrorizzato dalle relazioni pericolose. A settembre ne parla con la madre Laura, si autodenuncia e il mondo Juve prova a proteggerlo in qualche modo. La scelta di curarsi, di collaborare. Nicolò adesso fa terapia con uno psicologo esperto di dipendenze, serve tempo. E molto anche.

ARIANNA RAVELLI, DAL “CORRIERE DELLA SERA” DEL 18 OTTOBRE 2023
Il senso del patteggiamento che Nicolò Fagioli ha raggiunto ieri con la Procura della FIGC era già stato espresso dal presidente Gabriele Gravina, che ieri mattina in Inghilterra aveva dettato la linea: «I nostri ragazzi vanno sanzionati, non abbandonati. Per loro serve un’idea di recupero».
È così che, nelle stesse ore, è nata la squalifica di dodici mesi per Fagioli che rappresenta una pena innovativa per la giustizia sportiva dal momento che unisce alla parte afflittiva (il giocatore della Juventus dovrà stare lontano dal calcio per sette mesi, quindi questa stagione per lui è finita) anche quella rieducativa: i cinque successivi mesi di squalifica sono stati commutati in «prescrizioni alternative», ovvero un percorso di riabilitazione a cui Fagioli ha accettato di sottoporsi e che verrà controllato dalla Procura. Prevede due parti, una privata perché Fagioli ha deciso di curarsi (e lo psicologo che lo segue stilerà una relazione bimestrale alla FIGC) e per esempio ha accettato che i suoi conti bancari siano controllati, e una pubblica, perché diventerà testimonial per la Federazione in una serie di iniziative mirate a mettere in guardia i giovani calciatori dai rischi connessi al gioco.
«Fagioli – si legge nel comunicato – dovrà partecipare a un piano terapeutico della durata minima di sei mesi e a un ciclo di almeno dieci incontri pubblici, da svolgersi nell’arco di cinque mesi, presso Associazioni sportive dilettantistiche, Centri federali territoriali, Centri per il recupero dalla dipendenza dal gioco d’azzardo, e comunque secondo le indicazioni e il programma proposti dalla FIGC».
Ma come si è arrivati al conteggio della squalifica? È presto spiegato. Per la violazione dell’articolo 24 del Codice di giustizia sportiva «che vieta la possibilità di effettuare scommesse su eventi calcistici organizzati da FIGC, UEFA e FIFA, la pena è di tre anni di squalifica». Come si sa, Fagioli però, indagato dalla Procura di Torino che sta cercando di fare chiarezza sul giro di affari attorno alle piattaforme di scommesse illegali, si è auto denunciato di fronte alla Procura FIGC «e ha scelto la strada del patteggiamento prima del deferimento, scelta che comporta subito lo sconto della metà della pena – è la spiegazione dell’avvocato della FIGC Giancarlo Viglione –. Siamo quindi a diciotto mesi: la Procura poi ne ha scontati sei per la collaborazione», perché Fagioli è andato oltre la semplice ammissione di aver puntato. Ecco che si arriva ai dodici mesi divisi, come si è detto, in sette di effettivo stop più cinque dedicati alla riabilitazione. Una mano tesa verso un ragazzo che, a ventidue anni, può davvero pensare di ricominciare, di mettere un punto e far ripartire la propria vita e la propria carriera da una pagina bianca. Volendo, nulla è compromesso per il talentino bianconero. Ammesso che tenga fede al piano previsto: perché se Fagioli non dovesse rispettarlo ecco che la Procura farebbe appello all’articolo 126 per revocare il patteggiamento e far scattare il procedimento disciplinare con i trentasei mesi come pena di riferimento. Ma sono tutti speranzosi che saprà cogliere l’occasione che gli viene data. 
«La ludopatia è una piaga sociale, non del calcio. Riguarda cinque milioni e 100.000 soggetti, un milione e mezzo è proprio malato – ricordava ieri Gravina – chi tra i nostri ragazzi chiederà aiuto sarà aiutato».

TIMOTHY ORMEZZANO, DAL “CORRIERE DELLA SERA” DEL 15 NOVEMBRE 2023
Tempo di rinnovi, alla Juventus. La via è stata aperta dalle firme di Gatti e Locatelli fino al 2028. Ieri è arrivato l’atteso prolungamento con identica scadenza di Fagioli (con aumento dell’ingaggio a circa 1,5 milioni a stagione). Un attestato di stima importante, visto che il centrocampista è squalificato per sette mesi per il noto caso delle scommesse: «Supportiamo Nicolò nel suo percorso, terapeutico e formativo, e vogliamo fornirgli tutto il sostegno di cui avrà bisogno – afferma Giuntoli –. Il suo ritorno in campo sarà per noi un valore aggiunto. Sa che contiamo su di lui e lo aspettiamo».
Così invece Fagioli, uscito allo scoperto sui social dopo un lungo silenzio: «Qui sono cresciuto come uomo e giocatore e questo legame continua a crescere. Sarò sempre grato e riconoscente alla Juve per il supporto».

MASSIMILIANO NEROZZI, DAL “CORRIERE DELLA SERA” DEL 24 FEBBRAIO 2024
Va subito al punto, dritto come i suoi passaggi: «Avevo tempo libero, e la noia mi ha portato a giocare, era un riempitivo. Poi è diventata una malattia». Dentro al piccolo cinema di Condove, in Val di Susa, una trentina di chilometri da Torino, Nicolò Fagioli si racconta per la prima volta in pubblico, dopo la squalifica per gioco d’azzardo, davanti a decine di ragazzini delle società sportive della zona, di calcio, basket, pallavolo. Fa parte del percorso riabilitativo che ha tagliato la squalifica del centrocampista della Juve, da dodici a sette mesi lontano dai campi: «Spero di tornare il 25 maggio, con il Monza», dirà verso la fine.
La strada è ancora lunga, però: «Non dico che ne sono già uscito, sennò Paolo si arrabbia. Il percorso non dura solo cinque mesi, ma pian piano sto guarendo». Paolo, di cognome Jarre, gli sta a fianco e abita a due passi da qui: già direttore del dipartimento di patologia delle dipendenze dell’ASL Torino 3, è il medico che lo segue. Del resto, la dipendenza pare essere in agguato: «Con il tennis e lo sport mi diverto, anche se è difficile ritrovare quell’adrenalina».
La confessione si alterna ai consigli: «All’inizio non pensavo di andare incontro a conseguenze penali e alle squalifiche – racconta Fagioli – poi me ne sono reso conto. Ma quando giocavo quella paura spariva, l’adrenalina dell’azzardo si portava via tutto».
Ad ascoltare ci sono adolescenti di medie e superiori, che sono com’era lui, tra sogni e speranze: «È partito tutto con una semplice schedina, a sedici anni con gli amici: lo facevamo una volta a settimana. Poi perdi soldi e lo nascondi ai genitori. E diventa una malattia».
Va da sé, c’era anche il gioco, quello buono: «Ho sempre fatto sport, oltre il calcio, il tennis». La racchetta l’ha ripresa in mano: «Sto giocando spesso, oppure il padel». Insomma: «Faccio sport, sto con gli amici e la famiglia, molto più di prima. E questo mi aiuta».
Potrebbe capitare a tutti, fa capire, alla domanda di un ragazzino che gli chiedeva quanto avesse influito la busta paga milionaria, sul vizio diventato droga: «Lo stipendio non c’entra niente, non è quello che ti porta al gioco d’azzardo: con me è stata la noia».
È un demone trasversale: «Il problema c’è dappertutto, che tu sia un calciatore professionista, che magari si gioca 100.000 euro, o un operaio che lo fa con mille. E la competenza (di calcio, NDR) non c’entra, sennò non sarei qui», sorride amaro.
Mica parole a caso: secondo una stima regionale, i 4.500 abitanti di Condove spendono circa tre milioni di euro l’anno tra giochi online e gratta e vinci. E non è che questo piccolo paese con le bandiere NO-TAV sui tetti sia Las Vegas: «Qui la media per abitante è di 670 euro, in Piemonte è di 1.080», ragiona il sindaco, Jacopo Suppo. Che è capofila di un bel progetto contro il gioco d’azzardo, insieme ad altri quattordici comuni della valle, all’ASL e alla cooperativa Terra Mia: «Per una comunità realmente giocosa», si chiama. E da qui è nato l’incontro con il giocatore della Juve.
«Il periodo più difficile – continua Fagioli – è stato un anno fa: ero ancora dentro al gioco, e finché non è successo tutto questo casino il problema c’era, con amici e famiglia». Pausa: «Poi ho chiesto aiuto. Bisogna chiedere aiuto». Visto adesso, pareva un metaverso: «Ero arrivato a giocare dodici ore al giorno, sempre con il telefonino in mano, non consideravo i famigliari e la mia ragazza. Ero diverso».
Uno con i suoi piedi, chiude con un assist: «Forse ho capito troppo tardi che era una malattia, ma voi non iniziate nemmeno a giocare e coltivate i vostri sogni».

TIMOTHY ORMEZZANO, DAL “CORRIERE DELLA SERA” DEL 9 MAGGIO 2024
La bestia non è domata per sempre, la ludopatia è una nemica infima. Ma il centrocampista bianconero Nicolò Fagioli vede finalmente la luce in fondo al periodo più buio della sua vita. L’incubo delle scommesse e la vergogna hanno lasciato spazio alla voglia di tornare in campo. Il 19 maggio termina la sua squalifica. Fagioli può tornare tra i convocati della Juventus per l’ultimo match del campionato, il 26 maggio all’Allianz Stadium contro il Monza. Oppure prima, se la penultima giornata, Bologna Juve, verrà posticipata a lunedì 20 (scenario improbabile).
Ieri Nicolò ha incontrato 300 allievi di diverse scuole di Torino e cintura all’Istituto tecnico «Majorana» di Grugliasco. Si è raccontato per quattro lunghe ore, rispondendo con grande disponibilità a quasi tutte le domande dei ragazzi (autografi e selfie compresi). «Mi sono pentito di quello che ho fatto – ha detto Fagioli –. La Juve mi è stata molto vicina. Tutti: società, mister e compagni di squadra. Come l’hanno presa? Beh, ovviamente non erano felici. Ma mi hanno aiutato nel mio percorso. Il club sa che ho capito il mio errore. Tutti sbagliamo, bisogna imparare e ripartire».
Fagioli non ha voluto dire quanti soldi ha bruciato, ma ha rivelato di aver puntato anche 5.000 euro in un colpo solo. «Guadagno bene e ho scommesso molto. Ma chi prende 1.200 euro al mese e ne gioca 1.000 ha la mia stessa dipendenza».
All’incontro ha preso parte la dottoressa Luciana Monte del Dipartimento Patologia delle Dipendenze: «Nicolò si è ammalato di una malattia, ha affrontato un programma sanitario e ora è in remissione. Questi incontri sono molto utili per i ragazzi. Fagioli ha trasmesso vicinanza, umanità e umiltà».
Lo stop forzato ha permesso al ventitreenne piacentino di riscoprire il piacere di stare in famiglia e con gli amici, oltre alla passione per il tennis. Allegri domenica scorsa ha esternato i suoi rimpianti per non aver avuto Fagioli e Pogba per tutta la stagione. A differenza del Polpo (squalificato per doping), Nicolò ha continuato ad allenarsi alla Continassa, dove si prepara la sfida di domenica contro la Salernitana, il match che dovrà mettere il sigillo sulla qualificazione in Champions.

SIMONE GOLIA, DAL “CORRIERE DELLA SERA” DEL 25 MAGGIO 2024
Nicolò Fagioli fa il suo esordio con la Juventus a diciannove anni. A ventidue gioca a San Siro davanti a 75.000 persone, sfida Messi e Mbappé in Champions. Paura? Poca. È la sua vita, gli viene facile. Mica come parlare a una ventina di psicologi nella sede dell’Ordine di Torino, o agli studenti e ai ragazzi che hanno riempito il cinema comunale di Condove, in Val di Susa. Lì il discorso cambia, deve esternare le sue debolezze, raccontare la ludopatia che gli ha causato debiti, minacce, disperazione e una squalifica di sette mesi.
Ha paura, è molto agitato. Dagli interlocutori però percepisce affetto. Inizia a parla re di sé, capisce che ne ha bisogno, si sente meglio. Con lui c’è il dottor Paolo Jarre, il terapeuta che lo ha in cura: «Ora è molto più sereno e rilassato, lo vedo da come si pone, da come sorride – racconta –. Risollevarsi da ciò che ha vissuto comporta un enorme cambiamento. Ha avuto la possibilità di esercitarsi in un aspetto fondamentale per i ragazzi della sua età, cioè differire la gratificazione, saper aspettare. Una persona che gioca d’azzardo in pochi secondi passa dal pensiero fugace alla sua concretizzazione. Stare a lungo senza partite e raccontare la propria storia ha rappresentato invece un grande esercizio di pazienza». 
È una parte fondamentale della rinascita di Nicolò, che viene descritto come «carico, profondamente cambiato, entusiasta» dagli avvocati che lo hanno seguito in questi mesi, Luca Ferrari e Armando Simbari. A Bologna, penultima giornata di campionato, la Juventus è in ginocchio, sotto 3-0. Entra Fagioli, segnano Chiesa, Milik e Yildiz. Montero esulta, gli agenti Marco Giordano e Cristiano Pompili che lo assistono per la Caa Stellar si commuovono, Luciano Spalletti sorride in tribuna. Capisce che Nicolò, malgrado la lunga assenza, sta bene. La Juve gli ha rinnovato il contratto nei giorni più bui e ha continuato a farlo allenare con la squadra. Per l’Europeo il Commissario Tecnico azzurro ha bisogno di un regista alternativo a Jorginho e lo chiama.
Ha sorpreso tutti, tranne il dottor Paolo Jarre: «Da subito ho pensato al precedente di Paolo Rossi al Mondiale del 1982. Abbiamo cominciato a parlarne come una possibilità, non come un’ossessione. Spesso gli chiedevano quale fosse il suo obiettivo per il rientro e lui indicava il finale di campionato. “Ma chissà, magari si apre una finestrina anche per la Nazionale”, scherzavo io. Spalletti mi è sempre sembrato un educatore, oltre che un allenatore. Sa che con ragazzi molto giovani c’è anche una morale da perseguire».
Le sedute di Fagioli col suo terapeuta durano un’ora. Una volta a settimana, i primi tempi anche due, di persona o via webcam. Con tanto di prescrizioni a casa, proseguendo su quel filone cognitivo-comportamentale necessario nella prevenzione delle ricadute. Dalla riduzione dei fattori di rischio al rafforzamento degli elementi di difesa. Tolto il gioco, Nicolò ha dovuto riempire uno spazio vuoto: «Trovare un equivalente altrettanto emozionale è difficile, ma è importante riscoprire passioni sopite».
Fra queste il tennis, il padel, il tornare più spesso dalla famiglia a Piacenza: «Non è stato facile, lì abitano anche persone con cui ha messo in atto la propria dipendenza. Però ha imparato a riassaporare la dolcezza degli affetti. Rivedere una madre non sarà emozionante come segnare un gol, ma sicuramente è più ras sicurante».
Il percorso di Fagioli non è finito: «Sa bene che la FIGC ha stabilito la durata della sua pena, non della cura. Il ritorno alle partite ci costringerà a qualche slalom in più, ma il fatto che ci siano è soltanto un bene».

Torna a disposizione il 19 maggio 2024, in tempo per gli ultimi impegni di campionato. Rientra in campo il giorno seguente, subentrando nel corso del pareggio 3-3 sul campo del Bologna. Il successivo 25 maggio gioca la sua prima partita da titolare dopo sette mesi, contribuendo al successo interno per 2-0 sul Monza.

PAOLO TOMASELLI, DAL “CORRIERE DELLA SERA” DEL 29 GIUGNO 2024
«Siediti qui, che dobbiamo parlare…». L’Europeo di Nicolò Fagioli inizia così, quasi dal nulla, la notte del 14 maggio scorso, vigilia della finale di Coppa Italia fra la sua Juve e l’Atalanta, in un hotel di Roma. Il regista bianconero è ancora squalificato per la vicenda delle scommesse. Luciano Spalletti è nello stesso albergo e mentre il giocatore sta per andare a letto, lo invita a una chiacchierata, di calcio e di vita, che un mese e mezzo dopo può essere considerata come il primo allenamento azzurro di Nicolò. Che oggi, in una partita senza paracadute, sarà titolare per la prima volta in una partita ufficiale, dopo il debutto dal primo minuto in amichevole con la Bosnia, il giorno prima di decollare per la Germania.
Adesso però non è il momento di guardare indietro. E non è solo una metafora, perché la squalifica è alle spalle e la ludopatia una bestia da tenere a bada ogni giorno. È un richiamo concreto, perché in regia c’è da giocare il pallone più in verticale. C’è da alzare il ritmo. Certo, «Fagiolino» da ottobre a oggi ha giocato titolare appena due volte, 79’ col Monza e 65’ con la Bosnia. E una partita intera non la completa dal 14 maggio 2023, Juve-Cremonese. Questo non vuol dire che non possa incidere, non solo «perché i dati dicono che si è sempre allenato» come ha spiegato il CT, ma soprattutto per quello che i dati non raccontano: Nicolò sa che questa per lui è La partita, quella che può segnare un prima e un dopo nella sua carriera, frenata dal vizio del gioco e dai sette mesi di squalifica. Una linea d’ombra da oltrepassare, nella giungla del centrocampo assieme ai compagni con più esperienza, ovviamente. Ma in fin dei conti da solo con sé stesso, lasciano perdere i riferimenti Pablito eroe Mundial dopo due anni di squalifica e pure i paragoni ingombranti con Pirlo di cui Fagioli porta sulle spalle lo stesso numero di maglia (il ventuno) del Mondiale tedesco. Tutto questo e tutto il resto – la patologia, i debiti, le minacce, la squalifica-liberazione, la rieducazione nelle scuole – oggi non contano. C’è solo il campo. E c’è il pallone: da lui, Nicolò sa come farsi amare.

Terminato il deludente europeo, Fagioli paga il mancato feeling con il nuovo allenatore Thiago Motta, finendo ai margini delle rotazioni del centrocampo bianconero. Così, nella sessione invernale del calcio-mercato, viene prestato alla Fiorentina con obbligo di riscatto.
Finisce in questo modo l’avventura juventina di Nicolò Fagioli. Sessantotto presenze, tre reti e tantissimi rimpianti per quello che avrebbe potuto essere.

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