giovedì 22 settembre 2022

Zoran MIRKOVIC


Atalanta e Juve sono state protagoniste di diverse operazioni di mercato nel corso degli anni – si legge su “Hurrà Juventus” del giugno 1998 –. Tanti giovani di talento cresciuti a Bergamo sono poi diventati campioni affermati in maglia bianconera. Due nomi su tutti: Gaetano Scirea e Antonio Cabrini, che a metà degli anni ‘70 lasciarono la maglia nerazzurra per venire a Torino dove conquistarono tutto in Italia, in Europa e nel mondo. Due stagioni fa, lo stesso percorso è stato fatto da Paolo Montero, l’uruguayano divenuto subito un pilastro della difesa bianconera. E se la storia si ripetesse anche con Zoran Mirkovic?
Il difensore serbo, nato a Belgrado nel settembre del 1971, è cresciuto nelle fila del Rad per poi passare al Partizan, con cui ha conquistato tre scudetti. Nel 1996 è sbarcato in Italia, alla corte di Emiliano Mondonico e dell’Atalanta, dove ha avuto modo di mettere in luce tutte le sue qualità. Difensore dotato di ottime qualità tecniche, Mirkovic sa cavarsela bene sia quando la retroguardia è disposta a uomo sia quando il reparto arretrato gioca la zona. Nell’Atalanta (in una annata travagliata per gli orobici) è stato, insieme al fantasista Sgrò, il migliore dei suoi, mantenendo una invidiabile continuità di rendimento per tutto il campionato.
E dopo due ottime stagioni a Bergamo, ecco l’approdo a Torino. «Fin da quando sono giunto in Italia il mio sogno è sempre stato quello di giocare in una grande squadra – dice Mirkovic durante la presentazione ufficiale – Nell’Atalanta mi sono trovato a meraviglia, ma la Juve è proprio un’altra cosa...».
Zoran è un difensore moderno ed eclettico, capace di giocare sia nel ruolo di centrale che in quello di esterno. «Mi ritengo un buon jolly. Essere in grado di ricoprire più ruoli è fondamentale nel calcio di oggi», dice ancora il neo bianconero. I giocatori della ex Jugoslavia, però, hanno la fama di essere tipi difficili, con un carattere spesso bizzoso. Mirkovic sgombra il campo da ogni genere di insinuazioni e ricorda: «In Italia giocano e hanno successo giocatori come Jugovic, Boksic e Boban, non è affatto vero che noi slavi siamo dei clienti difficili. Pensate un po’ che nazionale potremmo avere se fossimo ancora tutti uniti. Secondo me, non saremmo inferiori neppure al Brasile...».
Sicuro di sé, desideroso di far bene, Mirkovic non teme il grande salto nella Juve e dà appuntamento a Lippi e a tutti i tifosi bianconeri ai Mondiali, dove sarà protagonista con la sua Jugoslavia. Con l’obiettivo di dimostrare di esser degno della squadra campione d’Italia. «In Francia spero di andare bene anche per dimostrare che sono degno di giocare in una squadra come la Juve. So che troverò una concorrenza forte, perché qui giocano tantissimi campioni. Ma io farò di tutto per convincere Lippi», conclude il difensore serbo.
Per lui e per gli altri nuovi appuntamento a luglio, quando scatterà il ritiro precampionato della Juve edizione ‘98/99. Una Juve nella quale Mirkovic vuole ritagliarsi uno spazio importante. In bocca al lupo, Zoran!

La sua prima stagione in bianconero è contraddistinta da buone prove, come quella all’Old Trafford contro il Manchester United, in Coppa dei Campioni, terminata 1-1. In totale, le partite disputate saranno 29; segna anche una rete, in collaborazione con il piacentino Manighetti, nella vittoriosa trasferta nel capoluogo emiliano che saluta anche l’esordio sulla panchina juventina di Carletto Ancelotti, subentrato al dimissionario Marcello Lippi.
Pochi giorni prima della trasferta di Manchester, Mirkovic, fu protagonista di un incredibile viaggio di ritorno a Belgrado. Erano giorni terribili per il popolo jugoslavo; la crisi del Kosovo costrinse la Nato a bombardare Belgrado per punire il dittatore Milosevic. I giocatori della Nazionale jugoslava, in ritiro per la sfida contro la Croazia, poi rinviata dall’Uefa, ripararono in gran fretta all’estero prima che si scatenassero i raid aerei sulla capitale serba. Mirkovic, invece, rimase in patria e si decise a partire solo quando gli fu possibile portare con sé la madre e i nipotini.
Ottenuti i documenti necessari per l’espatrio dei propri famigliari, il 27 marzo Mirkovic lasciò, con loro, una Belgrado avvolta dalle fiamme e affrontò un avventuroso viaggio verso l’Italia. Una vera e propria odissea durata 16 ore: in macchina fino a Budapest, dalla capitale magiara in aereo fino a Francoforte e da qui finalmente a Torino. «Quello che ho visto non lo potrò mai dimenticare», continua a ripetere Zoran, ripensando ai quei giorni terribili.
La stagione successiva, chiuso da una fortissima concorrenza, non riesce a trovare molto spazio, disputando solamente 22 partite. È il canto del cigno per il difensore serbo. Nell’estate del 2000 è ceduto al Fenerbahçe, in Turchia, terminando così la sua avventura juventina.

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