martedì 9 febbraio 2021

Raul CONTI


SALVATORE LO PRESTI, DAL SUO LIBRO “TANGO BIANCONERO”
Un funambolo dalle grandi aspettative ma protagonista di una carriera tormentata fin dall’inizio. Nato a Pergamino, trecento km a nord di Buenos Aires, figlio di un garagista di origine italiana, appena trasferitosi a Buenos Aires con la famiglia, Raul Conti si dedicò con tutta la sua passione al calcio. Messosi in evidenza in un torneo giovanile grazie ai suoi dribbling spumeggianti fu notato da Guillermo Stabile che lo convinse a passare al Rating di Avallaneda. Dopo i primi entusiasmi, scivolò fra le riserve e ai margini della prima squadra. Fu quasi dimenticato per ben tre stagioni senza riuscire a venirne fuori.
Finché non lo scovò Renato Cesarini e se lo portò al River Plate. E quando dal Torino gli chiesero un suggerimento, lui fece subito il nome dell’estroso Conti. Il Torino lo chiama, gli fa sostenere, a Biella, un provino in cui segna due gol e lo tessera. Ma anche qui i suoi insistiti personalismi fanno si che l’allenatore Sperone non lo prenda mai in considerazione per la prima squadra. A quel punto viene prestato al Monaco, nella B francese. Nel Principato – ormai ventitreenne – il giovane italo-argentino trova l’ambiente ideale per esprimersi, segna 13 gol in 16 partite, incanta i tifosi monegaschi e i dirigenti ne decidono la conferma e chiedono al Torino di cederlo definitivamente. Il Torino nicchia ma il giocatore si impunta, vuole restare nel Principato. E alla fine la società granata cede. Nel campionato successivo si migliora ulteriormente e con 22 gol contribuisce in misura determinante alla conquista del secondo posto che vale la promozione in 1ª divisione francese. 
La Juventus lo nota e comincia a seguirlo con sempre maggiore continuità. Giampiero Combi lo segnala a Rosetta e infine, nel 1956, dopo tre campionati di 1ª divisione francese (nell’ultimo dei quali Conti segna altri 16 gol), la società bianconera porta l’affondo. E con 16 milioni di franchi Raul diventa bianconero. Al momento del tesseramento un intoppo fa perdere tre settimane: fatto è che nel transfert il cognome era stato scritto con una “t” in più e ci vogliono i necessari accertamenti perché possa essere cartellinato. Puppo lo fa esordire contro la Sampdoria, ma si infortuna a un gomito e resta stoicamente in campo. Per segnare il suo primo gol, Conti aspetta proprio il derby contro il Torino e firma una rete importante perché evita una dolorosa sconfitta della Juve.
“Quasi inaspettatamente – scrive Vittorio Pozzo su La Stampa – a tre minuti dal termine e quasi di prepotenza, la Juventus sfonda e pareggia: all’altezza del montante alla sinistra di Rigamonti, Hamrin coglie in titubanza due avversari e serve di precisione Conti. Questi sgattaiola avanti e rabbiosamente e dal basso in alto, spara diritto davanti a sé. Nulla da fare per il portiere, così a bruciapelo: uno a uno”.
Così Raul Conti s’è preso una sorta di rivincita contro quel Torino che dopo averlo sedotto, lo aveva precocemente abbandonato, costringendolo a emigrare nel Principato. Disputa un buon campionato Conti, si merita una chiamata dalla Nazionale argentina (ma non gioca, contro l’Austria) ma a fine stagione deve fare le valigie. Innanzitutto perché la sua indolenza e la mancanza di continuità e disponibilità al sacrificio non appaiono sufficientemente compensate dalle indubitabili qualità tecniche e di fantasia. E poi, è in arrivo un certo Sivori e “ubi maior…”.
Conti finisce così all’Atalanta per 22 milioni. E a Bergamo disputa una stagione difficile. Con 6 gol in 30 partite risulta il miglior realizzatore di una squadra priva di punte valide e che non riesce a evitare la retrocessione con appena 29 gol segnati complessivamente. Da Bergamo finisce a Bari dove vive invece una seconda giovinezza e si prende le soddisfazioni che non conosceva dai tempi di Montecarlo.
In quattro stagioni (tre in A e una in B) gioca 87 partite e segna 10 gol, ma riceve grandi consensi al punto da meritarsi dallo storico del Bari Gianni Antonucci, la definizione di “fantasista più geniale che abbia mai indossato la maglia del Bari”. Come tutti i fantasisti, Raul Conti era anche un burlone, uno di quelli che tengono alto il morale della truppa. Una sera, durante il ritiro della squadra, fece una singolare scommessa con il compagno Gianni Seghedoni. Una sfida sui 100 metri, che Seghedoni avrebbe dovuto correre normalmente mentre Conti sarebbe partito dai 50 metri, correndo però all’indietro. Sorprendendo un po’ tutti e fra l’ilarità generale, Conti arrivò per primo e vinse la stramba scommessa, costringendo Seghedoni a pagare, con comprensibile disappunto, la cena per tutti.
La permanenza di Raul Conti al Bari è stata segnata anche da un episodio molto meno divertente passato alla storia perché balzato sulle prime pagine dei giornali e, soprattutto, entrato nella giurisprudenza dello sport. Nel corso della partita fra Bari e Milan del 25 dicembre 1960, Conti subì un fallo piuttosto violento da parte del milanista Sandro Salvadore. Gli fu riscontrata la rottura del menisco, fu costretto all’intervento chirurgico e poté rientrare solo dopo 40 giorni. Riflettendo sull’episodio e sul danno che la scorrettezza di Salvadore aveva provocato a Conti e di conseguenza anche al Bari, in lotta per la salvezza, l’avvocato barese Aurelio Gironda, denunciò alla magistratura ordinaria il difensore del Milan, invocando la volontarietà del fallo. In prima istanza il pretore di Bari Giacinto Di Marco, visionati i filmati dell’episodio, dopo aver interrogato l’arbitro, i due giocatori protagonisti (Conti, per la clausola compromissoria, non si costituì parte civile) e altri testimoni, giunse alla conclusione che il fallo era stato involontario e quindi non ravvisò dolo nel comportamento di Salvadore. “Tuttavia – sottolineava la sentenza – il reato sportivo poteva essere perseguito dalla legge ordinaria. Se la legge è uguale per tutti, questo vale anche su un campo di calcio”.
Sandro Salvadore venne condannato quindi a un’ammenda di 50 mila lire più le spese processuali. Contro la sentenza il milanista si appellò. Ma la lentezza della giustizia e alcuni cavilli procedurali fecero sì che non si arrivasse mai alla sentenza d’appello: Raul Conti nel frattempo era tornato in Argentina e Sandro Salvadore era passato alla Juventus ed era diventato un pilastro della Nazionale. Nessuno si presentò al dibattimento e il procedimento venne archiviato.
Raul Conti è morto nella sua Argentina nel 2008. Puerto Madryn, nella Patagonia argentina, gli ha dedicato il suo stadio polisportivo.  

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