martedì 20 aprile 2021

Darko KOVACEVIC


FEDERICO FERRUA, “HURRÀ JUVENTUS” DEL LUGLIO 1999
«Darko Kovacevic? L’ho voluto io. A tutti i costi. Perché sono certo che diventerà un grande. L’ho visto 4 volte in azione dal vivo e mi sono ripassato tantissime cassette che lo riguardano. Bene: se buttano una palla in area, la becca lui di sicuro. Vedrete che campione...».
Chi parla è il nostro allenatore, Carlo Ancelotti, un tipo prudente, un tipo che si sbilancia di rado. Ma Ancelotti non e di certo il primo a stravedere per l’attaccante che arriva dalla Real Sociedad. I tecnici dell’Atletico Madrid, infatti, lo volevano a tutti i costi, ma anche quelli del Real Madrid lo avevano raccomandato al presidente Sanz che verso marzo si decise a incominciare la trattativa. Al punto che l’autorevole giornale sportivo AS uscì in prima pagina con un fotomontaggio di Darko già vestito dei prestigiosi colori della squadra madrilena. A San Sebastian, dove il nostro giocava appunto nella Real Sociedad, ci fu una mezza rivoluzione e qualcuno pensò che il giocatore avesse sollecitato quel servizio fotografico e meritasse una multa. Tre giorni dopo Kovacevic segnò due gol e la polemica si chiuse pressoché d’incanto.
Darko Kovacevic dunque, detto anche il “Drago del gol”, che si porta dietro da sempre giudizi a dir poco straordinari. Sentite Zarko Soldo, il suo antico scopritore: «Quello è sempre in movimento, cambia di continuo posizione e dribbla in velocità. Per bloccarlo ci vorrebbero 23 poliziotti». Chissà poi perché ventitré, ma non tanto diverso fu qualche anno fa il giudizio del presidente della Federazione Jugoslava, Miljan Miljanic: «Darko ha un istinto fenomenale ed è un gran dribblatore. Penso sia il giocatore in grado di impersonificare meglio di ogni altro la figura dell’attaccante moderno».
Kovacevic arriva così a Torino preceduto da tanti elogi e dimostra di essere un campione veramente con la testa sul collo. Poche ciance, insomma, e l’esternazione di una semplice grandissima soddisfazione per essere approdato alla Juventus: «Ho l’occasione di giocare nel Club più popolare al mondo e farò tutto il possibile per non sprecarla».
– L’Italia ha un campionato difficile. Molti campioni hanno fatto fatica ad ambientarsi.
«Lo so benissimo, perché me ne hanno parlato Mihajlovic e Mirkovic. Ma anche la Liga, credete a me, non è leggera. Io in Spagna mi sono ambientato bene, mi auguro di fare altrettanto in Italia. Semmai è l’Inghilterra che mi andava un po’ di traverso. Giocavo nello Sheffield Wednesday, segnavo pure parecchi gol, ma quel calcio e quel modo di vivere non mi piaceva. Non dico che scappai, ma quasi...».
– L’importante è che non lo faccia con la Juventus.
«Certo che no. So che avrò compagni formidabili, so che lavoreremo molto seriamente, so che punteremo a tutti i traguardi. Sono qui, insomma, per realizzarmi ai massimi livelli e per rimanere a lungo in questa fantastica squadra».
– Ma lei che tipo di giocatore è? Quando era agli inizi la chiamavano il Van Basten slavo...
«In effetti da ragazzo avevo fatto del grande centravanti olandese il mio modello. Non mi illudo, sia chiaro, di arrivare ai suoi livelli, ma spero di potergli assomigliare in qualcosa e di aggiungervi le mie qualità».
– Che sono?
«In campo sarete voi a scoprirle. Fuori campo posso dire che cerco sempre di impegnarmi al massimo negli allenamenti e che non ho idee strane per la testa. Sono sposato, ho due bambini, Stella di tre anni e Darko junior di uno e mezzo. Il mio tempo libero lo dedico a loro».
Darko Kovacevic lascia così una buonissima impressione ai suoi interlocutori che ripercorrono intanto la storia di un campione nato a Kovin il 18 novembre 1873, un fisico ancora più sontuoso del suo coetaneo Vieri, visto che misura l metro e 88 per 80 chili di peso, un’avventura calcistica nata nella provincia di Banat in Vojvodina e nel Radnicki che poi lo cede al Proleter. Ed è qui che Kovacevic incomincia a sbalordire tutti. Segna subito 12 gol e nella stagione ‘93/94 sale addirittura a 22 trascinando la sua squadra alla promozione in serie A. Alla Vojvodina di Novi Sad (la squadra che fu di Boskov) se lo ricordano ancora adesso come un incubo, visto che in Coppa di Jugoslavia le rifila addirittura 6 gol: tre all’andata e tre al ritorno. Diventa così il giovane campione più ricercato e la Stella Rossa, pur di assicurarselo, versa 1 miliardo e mezzo di dollari che costituiscono il prezzo più alto mai pagato in Jugoslavia. Ormai Darko è lanciatissimo e quando la federazione organizza nello stadio del Partizan una sfida tra Nazionale A, di cui fanno parte Savicevic, Mijatovic, Jugovic, Mihajlovic e una selezione B, e proprio questa a stravincere per 4 a l con due fantastici gol di Kovacevic il quale, anche nella sua nuova squadra di club, segna a raffica: 24 gol la prima stagione, 13 nel campionato 1995/96 che interrompe dopo poche partite per andare in Inghilterra. Qui Darko ha un attimo di crisi esistenziale che tuttavia passa subito quando riesce a trasferirsi alla Real Sociedad. E a San Sebastian, tra i baschi, sul golfo di Biscaglia, diventa un idolo. L’idolo del gol.
Adesso è pronto a dare il tutto per tutto per la Juventus. Con queste ultime annotazioni per incominciare a conoscerlo meglio: è appassionato di computer, non fuma, beve soltanto Coca Cola ed è golosissimo di polpette. Farà anche polpette delle difese avversarie? Chi lo conosce bene è sicuro di sì. Darko dice: «Aspettiamo...». E noi aspettiamo molto fiduciosi con lui.
〰.〰.〰
Darko si fa apprezzare quasi subito per le sue doti: implacabile di testa, si fa valere anche con la palla al piede, un duro, coraggioso, potente, fortissimo fisicamente, anche se non ha un senso tattico particolarmente sviluppato.
Il primo anno scende in campo 44 volte (27 in campionato, 3 in Coppa Italia e 11 in Coppa Uefa) realizzando 19 gol (rispettivamente 3, 2 e 11). Notevole la sua prestazione a Milano contro l’Inter, vinta grazie a una sua doppietta.
Il campionato successivo è piuttosto avaro di soddisfazioni: arriva David Trézéguet, sul quale la società punta molto e per Darko gli spazi si riducono. Sono solo 27 le presenze, molte delle quali partendo dalla panchina con 6 realizzazioni. Gestito malissimo proprio dal suo grande estimatore Ancelotti, sacrificato troppe volte sull’altare di Pippo Inzaghi.
La mancanza di continuità è il suo maggior difetto; stimatissimo da Boskov – che non ha mai perso occasione di lodarne le qualità fisiche e caratteriali – non sfonda neppure in Nazionale, non essendo convocato per gli Europei in Belgio-Olanda. L’impressione generale è che non sia un giocatore da squadra ai vertici europei, dove potrebbe riciclarsi come punta di rincalzo. Professionista ineccepibile, comunque, e coraggio da vendere.
Nell’estate del 2001 viene ceduto alla Lazio, in cambio di Marcelo Salas, nella quale disputa solamente 7 partite, prima di ritornare alla Real Sociedad.

1 commento:

...ciao... alf..... ha detto...

A me piaceva molto......e non sono juventino