giovedì 4 agosto 2016

Ivano BONETTI


Nato a Brescia il primo agosto del 1964, Ivano dà i suoi primi calci al pallone nelle formazioni giovanili della squadra della sua città. Dopo la tradizionale trafila nelle minori, esordisce in prima squadra a soli diciassette anni, l’11 ottobre del 1981. Nell’estate del 1984 si fa avanti il Genoa del vulcanico presidente Renzo Fossati e per Bonetti si aprono le porte della Serie B. Tra i cadetti Ivano si fa valere tanto che la Juventus lo fa seguire dal suo staff di osservatori e decide di portarlo a Torino: «Fossati mi ha fatto un enorme regalo cedendomi alla Juventus. In pratica sono arrivato nell’università del calcio». La famiglia Bonetti è sempre stata ben rappresentata anche dal fratello Dario: «Avevo sempre sperato di imitare mio fratello, ma mi sembrava che la Serie A fosse una meta difficilissima da raggiungere e invece eccomi qui». E invece, l’esordio in Serie A è coinciso proprio con una partita tra la Juventus e la Roma. La vittoria è andata alla Juventus, 3-1 il risultato finale e in campo, anche se con la maglia giallorossa, c’era il fratello Dario: «È stato magnifico esordire e vincere sotto gli occhi di Dario. Alla fine dell’incontro, Dario, non sapeva se essere triste per la sconfitta o felice per me. Io ero soltanto felice».
Ancora qualche presenza, un infortunio alla mano che non gli impedisce di essere al suo posto in panchina e, tutto sommato, una prima parte di stagione che si può definire, per un debuttante, positiva. Un suo esperto e navigato compagno di squadra dice di lui: «Ivano è un ragazzo simpatico, allegro, disponibile. È uno che nella vita farà strada e non soltanto perché è capace a giocare a calcio».
Anche la seconda stagione in bianconero è molto positiva: Bonetti parte spesso dalla panchina, ma alla fine può contare ventitré gettoni di presenza e una rete, all’ultima giornata, contro il suo Brescia. È una rete amara, perché condanna i lombardi alla Serie B. «Adesso per dieci giorni non potrò tornare a casa – commenta Ivano – perché non mi perdoneranno mai questo sgarbo. Ma, capitemi, dovevo fare qualcosa di grande prima di chiudere il campionato. Quando ho battuto Aliboni ho sentito dentro una grande gioia, ma anche una grande tristezza. Ora aspetto che la società decida qualcosa. Alla Juve ho imparato molto, ma dalla Juve vorrei avere la possibilità di dimostrare il mio valore. Senza garanzie non voglio restare. Leggo che l’Avellino si interessa a me. Ci andrei di corsa, per sfogare tutta la rabbia che ho accumulato dentro». Invece, la sua destinazione sarà Bologna, prima di approdare a Genova giusto in tempo per vincere lo scudetto con la Sampdoria.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Li confondo sempre o quasi! XD