venerdì 2 novembre 2018

Giovanni GOCCIONE


La storia della Juventus è in gran parte legata alle vicissitudini tecniche e atletiche dei suoi grandi centromediani, il primo dei quali, in ordine cronologico, fu quello stupendo giocatore che risponde al nome di Goccione, centr’half titolare della squadra che conquistò il titolo italiano nel 1905. Si trattava di un giocatore robusto e pugnace, che ricavava il meglio delle sue prestazioni dalla coordinata presenza dell’impeto e dello stile nel suo gioco a un tempo distruttivo e costruttivo. Avendo avuto qualche esperienza come mediano laterale e come mezzala, Goccione era tutt’altro che sprovveduto nel gioco di manovra. Non appena la partita si sottraeva ai vincoli della difesa organizzata, a Goccione piaceva mettere il naso nella metà campo avversaria, così che, spesso, gli attaccanti juventini se lo trovavano immediatamente alle spalle in posizione di attivo rincalzo.
In retroguardia Goccione era un muro elastico contro il quale le onde dell’attacco avversario si infrangevano e facevano confuso risucchio. In ogni azione di contropiede, all’azione di drastica rottura, subentrava una manovra intelligente e logica.
Era, insomma, un tipico e avveduto centromediano di posizione, di rottura, di scatto, di battaglia, di coraggio e di resistenza: un’autentica forza di quella Juventus. E quando la squadra si appoggiava alla difesa, era come se entrasse in una corazza.
«Goccione – scrive Caminiti – il centro half-back, capitano della squadra, giocatore poco brillante ma efficacissimo, impareggiabile nei colpi testa, mobilissimo nel campo e sfacciatamente fortunato nel sorteggio».
In una rara intervista, raccontava di una trasferta a Roma per il torneo I.N.E.F. del 4 giugno 1908: «Era una bella domenica romana: il pubblico affollava le scalee dello stadio. Si giocava a Piazza di Siena e c’era il Re. Giocavamo noi della Juventus contro l’Unione Sportiva Milanese. L’ incontro terminò 1-1, c’era un pubblico da seconda divisione».
Poi proseguiva nell’elogio di un grande calciatore della Pro Vercelli: «V’era in quella squadra un uomo che oggi invano nelle mie peregrinazioni sui campi che mi videro giuocatore io tento di avvicinare alla figura atletica di Guido Ara, la cui eleganza corretta, l’inconfondibile stile, sono ancora il segno più alto a cui possa pervenire l’arte di un mediano laterale».
Nelle file bianconere, gioca fino a tutto il campionato 1911-12, totalizzando trentasei presenze.

RENATO TAVELLA, DA “IL ROMANZO DELLA GRANDE JUVENTUS”
Si spoglia di giacca e colletto inamidato della camicia Giovanni Goccione, mentre accenna a un giovincello di nome Vittorio Pozzo, che ancora studia, col quale gli capita di dividere lunghe sgroppate in allenamento nella corsa: «Se mai se ne convince che l’atletica non è la sola – commenta con una punta di rammarico – questo è un altro adatto per il football».
Dio solo sa quanto vedeva giusto. E, ricordando quest’amicizia, il futuro commissario tecnico della Nazionale due volte Campione del Mondo, avrà a dire: «Fu nella Piazza d’Armi, lato Crocetta, che incontrai Goccione, il primo centromediano che ebbe la Juventus, che proprio in quella zona curava la sua preparazione. Fu Goccione che mi diede la spinta decisiva, portandomi al calcio definitivamente. Ricordo che, per decidermi, mi diceva: “Quando corri senza niente davanti a te, fai la figura di quelle carrozze che circolano ora senza cavalli”. Quelle carrozze senza cavalli erano le prime automobili marca Diatto, Spa, Itala, Fiat, che si cominciavano a vedere in giro. Dedicandomi al giuoco, la figura da stupido, secondo lui, non la si faceva, perché si correva dietro a un pallone…».
Come molti in quegli anni, Giovanni Goccione non vede di buon occhio i cavalli meccanici trotterellare nel bel mezzo delle strade. Il fenomeno non lo affascina, anzi, fieramente lo contesta; non è detto che tutto ciò che è nuovo debba andare bene. Se i nuovi verbi è giusto sposare, questi debbono comunque richiamarsi alla purezza dell’impegno e… per intanto seguita a correre a testa alta, lui footballer, al margine della Piazza d’Armi, senza dar conto, neanche di sottecchi, alle carrozze prive di cavalli che gli passano accanto, sul bordo del viale.
È un torinese il buon Goccione. Sempre in bilico, dentro di lui, lo spirito di conservazione e lo slancio verso il nuovo: esce dall’ufficio e fa presto, pur di unirsi al gruppo della sua Juventus.


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