domenica 20 settembre 2015

GENOA - JUVENTUS

Il campionato successivo al Mondiale americano, sfumato ai calci di rigore, parte il 4 settembre 1994. Le due protagoniste d’inizio stagione sono il Parma di Nevio Scala e la Roma di Mazzone; le due squadre conquistano la vetta della classifica alla quinta giornata e si alternano fino al 30 ottobre, quando un goal di Zola permette agli emiliani di vincere lo scontro diretto e di tentare la fuga. La Juventus è profondamente rinnovata, sin dalle fondamenta; nella stanza dei bottoni comandano Moggi, Giraudo e Bettega, la famosa triade. In panchina siede un allenatore emergente, quel Marcello Lippi capace di fare bene sia a Bergamo che a Napoli.
Proprio dalla città partenopea arriva uno dei volti nuovi di “Madama”, Ciro Ferrara. Il forte difensore napoletano, si aggiunge al portoghese Paulo Sousa, al francese Deschamps, al croato Jarni ed al giovanissimo Alessio Tacchinardi. Ma la rivelazione del campionato sarà un giovanotto venuto dal Padova l’anno precedente; il suo nome è Alessandro Del Piero e farà la storia della squadra bianconera. È proprio il futuro Pinturicchio che, l’11 dicembre 1994, con uno splendido tiro al volo su lancio di Orlando, firma la vittoria in rimonta sulla Fiorentina e lancia la sfida al Parma. E l’8 gennaio 1995, nella sfida diretta del Tardini, la Juventus batte 3-1 i “Ducali”, mette la freccia e vince il titolo di Campione d’inverno.
Il girone di ritorno comincia con una tragedia; il 29 gennaio, gli scontri tra i tifosi genoani e milanisti portano all’uccisione di Vincenzo Spagnolo. L’episodio porta alla sospensione della partita e ad una settimana di stop ai campionati. La squadra di Marcello Lippi, sfruttando al meglio la nuova regola dei tre punti per la vittoria, continua il suo passo spedito verso il tricolore, che manca da nove anni. Due sconfitte casalinghe (contro Padova e Lazio) non intaccano il morale dei bianconeri che, con due vittorie esterne a Firenze (per 4-1) ed a Genova (sponda “Grifone”, per 4-0), si presentano allo scontro diretto con il Parma con sette punti di vantaggio, a sole tre domeniche dalla fine dei giochi.
Il match non ha storia; il Parma è pago della vittoria in Coppa Uefa (ottenuta proprio ai danni dei bianconeri) e la Juventus con un secco 4-0 può dare inizio ai festeggiamenti.

Il 14 maggio 1995, la Juventus è di scena a Marassi contro il Genoa, mentre il Parma è atteso dal turno casalingo con il Bari. Si gioca di sabato, in quanto le due squadre devono affrontarsi, il mercoledì seguente, per la partita di ritorno della finale di Coppa Uefa. La squadra bianconera ha 7 punti di vantaggio sulla compagine emiliana e mancano solamente 4 giornate alla fine. La partita di Genova, quindi, può già essere decisiva per l’assegnazione dello scudetto.

Agli ordini dell’arbitro Collina, scendono in campo i seguenti schieramenti:
GENOA: Micillo (Spagnulo dal 78’); Torrente e Delli Carri; Ruotolo, Galante e Caricola; Van’t Schip (Miura dal 65’), Bortolazzi, Onorati, Skuhravy e Marcolin.
Allenatore: Maselli.
JUVENTUS: Rampulla; Ferrara e Jarni; Tacchinardi, Torricelli e Paulo Sousa (Marocchi dal 64’); Di Livio (Del Piero dall’81’), Deschamps, Vialli, Baggio e Ravanelli.
Allenatore: Lippi.

Piove forte a Genova, ma non è niente in confronto all’uragano che si sta per abbattere sui giocatori in maglia rossoblu. Il primo tuono è di Ciro Ferrara che, dopo nemmeno un minuto, colpisce la traversa di Micillo. La squadra rossoblu non riesce a prendere le contromisure al tridente bianconero che, con il continuo movimento di Vialli, Ravanelli e Baggio, porta scompiglio e pericolo ad ogni azione. Il portiere Micillo (ex juventino) compie alcuni interventi prodigiosi che mantengono la propria porta inviolata. Il Genoa è frastornato ma, al 22’, riesce ad impensierire Rampulla con una punizione di Bortolazzi; sarà l’unico tiro in porta dei “Grifoni” di tutta la partita. Il primo tempo finisce 0-0 e l’impressione è che la Juventus possa dilagare da un momento all’altro. Fra i tifosi bianconeri non c’è nessun timore, nonostante le due recenti beffe casalinghe contro Lazio e Padova, nelle quali, pur giocando bene, la Juventus era uscita sconfitta.
E la ripresa si apre com’era finito il primo tempo; undici giocatori in maglia bianconera che attaccano ed undici in maglia rossoblu che cercano di difendersi. Passano solamente sette minuti e la Juventus è in vantaggio. Tiro di Ravanelli e parata di Galante; rigore e cartellino rosso per il difensore genoano. Roby Baggio trasforma dagli undici metri. Dopo due occasioni per Vialli, è Ravanelli che raddoppia, al 17’, con un preciso colpo di testa, su delizioso cross di Baggio. E lo stesso Divin Codino, poco dopo la mezzora, mette in condizione Jarni di segnare la sua unica rete con la maglia bianconera.
Il “Grifone rimane in nove, per l’espulsione di Torrente e Vialli ne approfitta per scrivere il proprio nome nel tabellino dei marcatori. Finisce 4-0, il Parma batte il Bari con un goal di Fiore e tutto è rimandato alla domenica successiva. Per Maselli ed i suoi ragazzi è una sconfitta rovinosa che li costringerà allo spareggio con il Padova, per rimanere in serie A. Per la cronaca, vinceranno i patavini ai calci di rigore.
Lippi commenta l’invasione di campo dei tifosi bianconeri a fine partita: «Non vedo che cosa ci sia da festeggiare. Si celebrano gli scudetti vinti, non quelli avvicinati. Abbiamo giocato il primo match point e ci è stato annullato. Vedremo domenica, quando avremo la possibilità di chiudere o di riaprire tutto. Però, sono contento, perché abbiamo sempre avuto in mano la partita e perché venivamo da due splendide partite, finite male, al punto che, dopo la traversa di Ferrara, al primo minuto, temevo un’altra beffa. E dopo due sconfitte, ci voleva un bel successo. Prima di domenica, però, c’è un altro appuntamento al quale teniamo moltissimo e, visto lo stato di forma della squadra, puntiamo a vincere la Coppa Uefa».
Ravanelli (che prima della partita ha ricordato Fortunato con un mazzo di fiori ed una maglia rossoblu e che, al suo goal, è corso verso la panchina bianconera gridando «è fatta, Mister, è fatta!») non ha paura ad ammettere che: «In certi momenti è anche giusto lasciarsi andare. Si dovrebbe sgelare anche il nostro allenatore, che pure deve essere il più prudente. Lo scudetto è imbastito sulla maglia, dobbiamo solo trovare il filo per cucirlo bene. Se verrà, come credo, sarà uno scudetto meritato; se dovessimo perderlo, nella posizione in cui siamo, mi dovrò dare per latitante».
È un sabato speciale persino per Baggio, invocato dal popolo bianconero, con interminabili cori resta con noi: «La questione del contratto non mi turba e non mi turberà fino a giugno; ora sono felice. Felice e basta. Ho sentito i tifosi: mi ha fatto piacere e così sono andato a salutarli».
E lo scudetto? «Ci siamo abbastanza vicini, vedremo domenica. L’espulsione di Galante ha semplificato tutto».

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