venerdì 10 agosto 2012

Enrico ALBERTOSI

Quando scese in campo all’Ardenza di Livorno per disputare la sua prima partita di serie A, Ricky Albertosi aveva da poco compiuto i diciannove anni, era stato acquistato dallo Spezia e si era messo di buzzo buono per imparare tutto quello che era possibile imparare da un grande maestro come Giuliano Sarti, allora ventiseienne. Era il 18 maggio del 1959, era in programma Roma-Fiorentina ed i viola, in classifica, inseguivano ad un solo punto di distacco il Milan capolista, che giocava (tra gli altri) con Buffon, Liedholm, Maldini, Galli, Schiaffino e Grillo.

Per una squalifica del campo comminata dalla Lega, la partita si sarebbe giocata a Livorno ed Albertosi, tutto da un tratto, venne buttato dentro, per una lieve indisposizione di cui rimase vittima Sarti.
Ricky Albertosi stava per di sputare la sua prima partita in serie A. Fu 0-0, un risultato a quei tempi decisamente inconsueto. E Nicolò Carosio, telecronista già famosissimo ed anche apprezzato giornalista de “Il Calcio e il Ciclismo Illustrato”, commentò sulle pagine dello stupendo settimanale sportivo romano: «Niente scorpacciata viola con la Roma, ma un buon primo tempo, un secondo alquanto opaco, e zero al passivo soprattutto per merito del diciannovenne portiere Albertosi, debuttante, nato a Pontremoli e proveniente dalle file dello Spezia. A partita conclusa l’ottimo Albertosi, che in trasmissione ci aveva fatto provare emozioni, vertigini, stupore, tanto arditi, tanto plastici e  sicuri erano stati molti suoi interventi, appariva come uno qualunque al termine di una comune giornata lavorativa. Niente emozionato, per nulla commosso, guardava stupito tutta quella gente che si occupava di lui, che lo festeggiava, che gli faceva auguri a non finire per una brillante e proficua carriera».
Era la sedicesima giornata del campionato 1958/59 e la prima apparizione ufficiale di Albertosi in serie A. Il primo goal subito, per il ragazzo di Pontremoli, arrivò invece otto giorni più tardi, in Fiorentina-Napoli 4-1. L’ala sinistra Petris era già andato a rete per i viola dopo soli sette minuti di gioco, ma al quindicesimo, con una staffilata di destro scagliata da pochi metri entro l’area, Luis Vinicio (centravanti partenopeo) diede al portiere viola il primissimo dispiacere della sua carriera.
Un altro centravanti, il sampdoriano Milani, trafisse Albertosi per la seconda volta, su punizione, in occasione della terza partita giocata in A dal giovane portiere toscano. Ma anche in quell’occasione la Fiorentina si aggiudicò l’incontro per 4-1 ed, anzi, raggiunse in classifica il Milan al primo posto, anche se al termine del campionato, i rossoneri conquistarono lo scudetto con 3 punti di vantaggio sugli avversari.
Nel corso del campionato 1958/59, il suo primo torneo, Ricky sostituì Giuliano Sarti per ben cinque volte, subendo in tutto 5 goal. La sua prima sconfitta avvenne il 22 marzo, a Torino, nel corso della ventiquattresima domenica di campionato, per esclusiva colpa di Omar Sivori, il Cabezon. L’oriundo argentino (con un’impresa a dir poco memorabile) arrestò da solo la trionfale marcia della Fiorentina capolista, segnando ad Albertosi qualche cosa come 3 goal, e permettendo agli juventini di aggiudicarsi l’incontro per 3-2 (i goal dei viola portarono la firma dell’interno Gratton).
Ed il primo infortunio, sempre per Ricky, giunse a quattro domeniche dalla fine, ad interrompere il suo primo, promettentissimo campionato, nel corso di Genoa-Fiorentina, finita 0-0. Al 42’ del primo tempo, in uno scontro con Macaccaro, Albertosi riportava la frattura del setto nasale, ed era costretto a lasciare la sua maglia numero uno al compagno Lojacono. Il Milan, come detto, a fine stagione si aggiudicò lo scudetto e la Fiorentina fu solo seconda.
In maglia viola, Albertosi rimase dieci anni. Il suo primo campionato da titolare, Ricky lo disputò solo nel 1963/64, ma era talmente apprezzato che (nonostante la copertura di Sarti) venne chiamato ad indossare la maglia della Nazionale il 15 giugno 1961, proprio a Firenze, in Italia-Argentina 4-1. A quei tempi, il titolare della maglia azzurra era Buffon, dell’Inter. Ma l’allora Commissario Tecnico della squadra azzurra, Giovanni Ferrari, volle premiare il campioncino di Pontremoli che, pure, in campionato non giocava quasi mai; e lo chiamò a difendere la porta della squadra azzurra che, davanti a lui, schierava Robotti e Benito Sarti; Bolchi, Losi e Trapattoni; Mora, Lojacono, Brighenti, Sivori e Corso. L’Argentina venne sconfitta senza problemi, il solito Sivori mise a segno due goal e Ricky venne battuto per la prima volta in azzurro dal mediano Sacchi, che lo trafisse al 22’ della ripresa.
Albertosi andò in Cile, ma solo come terzo portiere. Ai Mondiali giocarono due partite Buffon ed una Mattrel. E Ricky, dopo due anni d’intermezzo tra scorsi sotto il segno di William Carburo Negri, fece ritorno in maglia azzurra il 13 marzo 1965, ad Amburgo, nel corso di Germania-Italia 1-1, giorno in cui sostituì lo stesso Negri.
Da due anni, Ricky si era finalmente conquistato la ma glia numero uno della Fiorentina ed ormai aveva prenotato anche quella della Nazionale, mentre, a grandi passi, ci si stava già avviando ai Campionati del Mondo d’Inghilterra. Mondiali infausti: l’Italia cominciò bene battendo il Cile, continuò male perdendo contro la Russia e finì miseramente, sconfitta (1-0) dalla Corea del Nord, nella partita che avrebbe invece dovuto spalancarci le porte dei quarti. Particolare curioso: la gara giocata all’Ayresome Park di Middlesbrough con la Corea, per Ricky Albertosi era la numero 13. Ed Albertosi (pur senza colpe specifiche) passò così alla storia come uno degli undici “coreani”, il portiere azzurro che dovette raccogliere in fondo al sacco il pallone scagliato dal sergente dentista Pak Doo Ik. Insomma: una vergogna!
Naturalmente, quando riprende l’attività azzurra la colossale purga post Corsa non ha risparmiato nessuno, o quasi. Degli undici colpevoli, rimangono in squadra i soli Facchetti, Guarneri e Mazzola. Albertosi viene sostituito nientemeno che da Giuliano Sarti, il suo maestro di un tempo ormai passato alla “Grande Inter”. L’avvicendamento ha breve durata. Per la maglia di titolare numero uno tornano infatti ben presto in lizza Dino Zoff ed Albertosi, ed a Roma (agli Europei del 1968) è proprio il portierone del Napoli a scendere in campo e a togliersi la soddisfazione di riscattare il calcio italiano, nella famosa doppia finale con la Jugoslavia, la prima pareggiata per 1-1, la seconda vinta per 2-0.
Subito dopo la conclusione degli Europei, Albertosi viene acquistato dal Cagliari, la squadra di Riva che, lentamente, sta modellandosi sulla falsariga dei più grossi club metropolitani. Per uno di quegli scherzi che, spesso, la sorte gioca nel calcio, non appena Albertosi abbandona la maglia viola, la Fiorentina si aggiudica lo scudetto. È la stagione 1968/69. Per Albertosi, però, l’occasione del grande riscatto arri va proprio l’anno dopo, nella stagione 1969/70.
Il Cagliari, nel campionato che prelude ai Mondiali di Città del Messico, non sbaglia quasi niente, andando a vincere uno scudetto memorabile, grazie all’apporto di giocatori di classe mondiale come Cera, Domenghini, Gigi Riva e, naturalmente, Albertosi, che oltre a conquistare il primo scudetto della propria carriera, stabilisce anche il record del minor numero di reti subite in un campionato a 16 squadre: solo 11. Un’autentica impresa, che serve al Cagliari per chiudere vittoriosamente a quota 45, con 4 punti di vantaggio sull’Inter e 7 sulla Juventus, le due grandi deluse del campionato.
La sensazionale performance di Albertosi non può passare inosservata a livello di maglia azzurra. Sono alle porte i Campionati del Mondo di Città del Messico ed Albertosi, sulle ali del successo conseguito a Cagliari, ha da poco riconquistato il posto in Nazionale, ai danni di Zoff. Il portiere di Pontremoli sta per compiere i trentun'anni, è nel pieno del la propria maturità tecnico atletica e si accinge a disputare il proprio terzo Campionato del Mondo, il secondo da titolare. Dopo i rovesci, più o meno clamorosi, dei Mondiali del Cile e d’Inghilterra, gli azzurri si apprestano ad intraprendere quest’avventura messicana con qualche apprensione.
Senza entusiasmare, tagliano il traguardo dei quarti chiudendo le prime tre partite imbattuti ed inviolati (Albertosi non subisce reti e Domenghini ci da la rete della vittoria contro la Svezia). Poi arrivano il 4-1 al Messico, lo storico 4-3 alla Germania di Beckenbauer ed, infine, la netta eppure discussa sconfitta con il Brasile, in una finale che vede l’Italia franare nella ripresa, e Carlos Alberto, Jairzinho e compagni presentarsi indisturbati di fronte ad un Albertosi completamente impotente. Contro il Brasile, allo stadio Azteca, Albertosi gioca la sua ventisettesima gara in azzurro.
La sua parentesi in Nazionale, ormai, è agli sgoccioli. Ricky gioca infatti ancora sette incontri, tra cui il doppio e deludente incontro con il Belgio, che segna l’eliminazione dell’Italia dagli Europei del 1972. La sua ultimissima apparizione è datata 21 giugno 1972 ed avviene allo stadio Levski di Sofia, per l’amichevole Bulgaria-Italia 1-1. Aveva iniziato a giocare in azzurro a fianco di Mora, Sivori e Corso e vi finisce giocando con Spinosi e Marchetti; Bedin, Rosato e Burgnich; Causio, Mazzola, Anastasi, Capello e Prati. Sono passati più di undici anni dal giorno del debutto ed ormai, si dice, Albertosi è vecchio, sicuramente avviato al viale del tramonto.
Ma Albertosi è giovanissimo. E nell’estate del 1974, alla bella età di trentacinque anni quasi compiuti, è acquistato dal Milan, che dopo i tempi di Cudicini non ha più avuto un successore all’altezza. Ad ogni inizio di stagione si dice che, per Albertosi, dovrebbe trattarsi dell’ultimo campionato di serie A, ma Ricky è inossidabile e sorprende tutti. Si permette il lusso di salvare il Milan dalla prima retrocessione della sua storia e, per finire, chiude in bellezza una carriera fantastica vincendo uno scudetto (che il Milan inseguiva da dodici anni) a quarant’anni d’età, un vero e proprio record.
Con il campionato 1979/80 ed in seguito al coinvolgimento nella discussa vicenda del calcio scommesse, dove fu squalificato per due anni, Albertosi si fa da parte ed esce di scena.
Nella graduatoria di ogni tempo per le presenze in serie A, Albertosi si ferma a quota 532. Un Grande.


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