sabato 3 dicembre 2016

JUVENTUS - ATALANTA

2 febbraio 1969 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-ATALANTA 1-0
Juventus: Sarti; Pasetti e Leoncini; Salvadore, Castano e Del Sol; Favalli, Benetti, Anastasi, Haller e Zigoni. In panchina: Anzolin e Roveta. Allenatore: Heriberto Herrera
Atalanta: De Rossi; Poppi e Dordoni; Tiberi, Dotti e Bertuolo; Nastasio, Lazzotti, Clerici, Dell’Angelo e Incerti. In panchina: Cometti e Novellini. Allenatore: Angeleri, squalificato. In panchina Ceresoli
Arbitro: Di Tonno di Lecce.
Marcatore: Haller al 75’.

Finalmente il presidente Catella e il Consiglio allargano i cordoni della borsa, comprendono che le sole trentatré reti segnate l’anno precedente sono un campanello d’allarme che va ascoltato, per coltivare giuste ambizioni. Così, quando alla prima giornata i bianconeri pareggiano a Bergamo per 3-3, il punto conquistato a suon di goal viene accolto con grande giubilo, come un segno augurale di fine di una carestia. Si nutre grande fiducia nel trio d’attacco completamente nuovo, il centravanti siciliano Anastasi (che arriva dal Varese), la mezz’ala bolzanina Benetti (da Palermo), l’altra mezz’ala Haller (tedesco, dopo sei anni al Bologna). La stella di Anastasi è in fulgida crescita, in estate al fianco di Riva il ventenne centravanti è stato decisivo per far conquistare all’Italia il Campionato d’Europa per Nazioni.
Tante speranze, insomma. Ma già alla seconda giornata si torna alla realtà del passato recente con uno 0-0 casalingo; poi tre sconfitte consecutive, nei primi quindici giorni, di dicembre relegano al ruolo di comprimaria di lusso una formazione che sembrava attrezzata per puntare allo scudetto. A fine andata sedici punti soltanto, a otto lunghezze dal Cagliari del bomber Riva. L’accelerata nel ritorno (diciannove punti) non permette ai bianconeri che di agganciare una quinta posizione sempre nobile ma inferiore alle attese. E, soprattutto, la Juventus segna addirittura un goal in meno dell’anno precedente, malgrado i seicento milioni e rotti spesi per Anastasi e gli altri acquisti. La Fiorentina di De Sisti e Amarildo, guidata sapientemente da Pesaola, viene proprio al Comunale a conquistare, alla penultima giornata lo scudetto, dopo aver coronato un lungo inseguimento al Cagliari.
Forse l’idea futuristica del “movimiento” e del gioco corale, come diceva il paraguaiano Heriberto, non viene ben compresa; forse l’allenatore stesso ha una visione meno felice della situazione rispetto al passato. Forse da qualcuno ci si attendeva di più («Haller controllava il pallone meglio di quanto sapesse controllare se stesso», si legge in una definizione arguta per far capire che per il tedesco il vero nemico è la dieta). Sta di fatto che l’appuntamento con la gloria deve essere rimandato.


“HURRÀ JUVENTUS”
Contro l’Atalanta è stata riconfermata la medesima formazione opposta alla Sampdoria forse proprio nell’intento psicologico di offrire l’immediata occasione agli stessi giocatori di riabilitarsi dalla loro deludente ultima gara. Questa riabilitazione, in effetti, c’è stata più che nel gioco nel risultato, raggiunto grazie ad un più assennato ordine tattico e a una più volitiva e puntigliosa collaborazione collettiva. Per quanto riguarda il gioco abbiamo purtroppo dovuto notare un profluvio di passaggi e di tiri sbagliati specie nel primo tempo. Il goal è venuto in una delle pochissime azioni condotte fluidamente in profondità: merito preminente di Anastasi che ci è parso il più efficace e il più lucido di tutti i bianconeri. Un suo tiro acrobatico nel primo tempo era stato un piccolo gioiello che mandò in visibilio il pubblico, ma venne respinto casualmente da un difensore. Haller riservò per la ripresa i suoi venti minuti e si trovò ben piazzato per concludere in rete. In tono minore Zigoni che ha dimostrato un eccessivo nervosismo mentre Benetti, pur prodigandosi, ha sbagliato dei passaggi perché turbato da una gran paura di sbagliare. Auguriamogli di riuscire gradualmente a liberarsi da questo complesso. In difesa Salvadore e Pasetti sono stati fortissimi sia nell’interdizione sia in fase di impostazione di gioco.
L’Atalanta si è battuta con molto agonismo ed anche con abbondanti fallosità. Clerici, marcato da Salvadore, ha potuto scoccare uno solo dei suoi tiri pericolosi: è stata l’unica parata difficoltosa per Sarti.
Una giornata eccezionale per il campionato di calcio. Eccezionale in senso negativo in quanto è stato battuto il record del minor numero di reti segnate dalle squadre di Serie A: nove in tutto. Rocco, interrogato in proposito, ha voluto associare l’evento generale con quello particolare del Milan che lo scorso anno segnava reti in quantità e quest’anno è particolarmente sterile. «Le difese – ha detto il Paròn – «sono più agguerrite e abusano dei mezzi di ostruzionismo».
Quasi a confermare le dichiarazioni di Rocco facciamo notare che in due occasioni l’attaccante juventino Zigoni è entrato in area e in entrambe i difensori atalantini l’hanno trattenuto senza alcun ritegno, approfittando della sempre più accentuata tolleranza con cui gli arbitri, anche i più pignoli a centrocampo, sorvolano sui falli anche determinanti in area di rigore.


PAOLO BERTOLDI, “STAMPA SERA”
La Juventus ha giocato (e vinto) di fronte a 16.000 giudici. Più che disputare una partita sembrava sostenere un esame. Se le vicende della gara erano favorevoli si udivano pochi applausi; quando il gioco scadeva ecco le proteste, l’ironia e soprattutto il silenzio glaciale. I quattro mortaretti che ricordano la “follia benefica” dei napoletani verso i loro calciatori non sono bastati a cancellare un’impressione di freddezza spinta a un livello quasi deprimente. Anche il particolare conta a spiegare una gara non bella ma giocata con impegno, da parte dei juventini. Heriberto Herrera aveva scelto la strada meno semplice per puntare alla vittoria. Imperturbabile di fronte alla pioggia di polemiche piovutegli dopo l’incontro con la Samp, il trainer di ferro aveva confermato tout-court la squadra criticata. Voleva dar fiducia ai giocatori in cui credeva; tanto peggio se le cose fossero poi andate male. Ha vinto. Per una settimana almeno le osservazioni pungenti si affievoliscono. Se la sorte aiuterà ancora, chissà che intorno alla “grande ammalata” del football italiano non si risvegli l’entusiasmo spontaneo dei sostenitori. Non si poteva ieri pretendere che un colpo di bacchetta magica trasformasse atleti che pencolano tra la paura di sbagliare e lo scoraggiamento. Contro l’Atalanta se non altro i juventini hanno lottato con umiltà, a parte qualche inopportuno gesto di protesta di Haller, pronto ad allargare le braccia, sconsolato, se un suo suggerimento non veniva colto al volo dai compagni. Haller è un asso cui si concede l’opportunità di muoversi sul campo dove e come vuole. Ieri ha saputo misurare le proprie forze, terminando freschissimo. Ha anche segnato il goal decisivo. Il suo traguardo l’ha dunque raggiunto. Bravo. Tenga conto, però, che la sua stella di fuoriclasse brilla in quanto molti altri compiono per lui un lavoro oscuro. Il maratoneta Del Sol insegna.
Accanto ad Haller, Benetti ha avuto due buone possibilità: libertà di inserirsi nello schema generale secondo i mezzi atletici che gli sono consoni e nessuna preoccupazione di essere sostituito a un certo punto della gara. L’ombra di Sacco, ieri, non gravava sulle spalle del grezzo ma attivo ex-palermitano. Come tredicesimo giocatore era stato scelto Roveta, non il rivale di Benetti. (Heriberto Herrera sta diventando un buon psicologo?). Il terzo giocatore che ha avuto un ruolo determinante è Anastasi. Il centravanti non ha segnato (in due occasioni per pura sfortuna) ma un suo stop con rovesciata al volo, una deviazione finita per caso all’esterno della rete anziché dentro, le incursioni nel gruppo dei difensori atalantini sono conferme, si può dire superflue, delle doti di uno dei migliori attaccanti in assoluto del calcio italiano. Anastasi per vari motivi è un isolato nella prima linea; avesse un compagno di ugual forza il gioco della Juventus avrebbe ben altre possibilità.
Il settore ancora poco convincente della Juventus contro l’Atalanta è rimasto il complesso difensivo. Del centrocampo è inutile parlare, in questa zona manca il regista e questo non si può improvvisare. La retroguardia, ieri, non ha incassato goal ma non sempre è risultata sicura. Specialmente dopo la rete di Haller i juventini hanno avuto un momento di autentico panico. Temevano una nuova beffa del pareggio avversario, com’era accaduto in incontri recenti. Salvadore prima e Castano poi hanno allontanato palloni pericolosi e Sarti a pochi secondi dal termine, lasciandosi sfuggire dalle mani intirizzite la palla in una facile parata, ha regalato l’ultimo brivido alla folla. Il comportamento della Juventus, sulla quale sono puntati ancora gli occhi di tutti, occupa la maggior parte dell’attenzione.
Dell’Atalanta va detto che ha giocato il primo tempo con molta intelligenza. Ha tenuto la partita su un tono calmo. Forse avrebbe potuto puntare maggiormente all’attacco. Clerici e Nastasio, controllati da Salvadore e Leoncini, non erano in grado di impensierire la retroguardia juventina. Dell’Angelo è mancato di incisività in fase offensiva. I bergamaschi, che si trovano in zona retrocessione, hanno creato un forte sbarramento davanti alla loro area, con Tiberi su Haller, Lazzotti su Del Sol, Dell’Angelo su Benetti e con l’ala sinistra Incerti che spesso arretrava. Per tre quarti della gara hanno salvato il pareggio, poi l’estro di Haller li ha sconfitti. L’Atalanta non ne esce demoralizzata. La Juventus ne riceve un incoraggiamento.

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